Zibordi: «Non è la morte eccessiva che giustifica il lockdown»

L’eclettismo del trader ed economista Giovanni Zibordi non si smentisce mai. Da qualche tempo, il direttore di cobraf.com su twitter ha gestito una serie di informazioni sul coronavirus che non si trovano molto facilmente, nemmeno spulciando sui motori di ricerca. Per fortuna, visto il riscontro conseguito sui social, Zibordi ha sintetizzato tutte le recenti informazioni raccolte sull’epidemia regalando ai suoi lettori un articolo informativo ricco di riferimenti che ognuno può ora approfondire autonomamente. Lo riprendo interamente perchè merita la maggior divulgazione possibile.

di Giovanni Zibordi

Da due mesi gli italiani sono agli arresti domiciliari dalla Val d’Aosta alla Sicilia e l’economia sta affondando con una perdita di PIL che è stimata a 300 miliardi a causa del “lockdown”, chiudere tutti in casa

Questo è un sistema medievale perchè non lo si è mai sperimentato dai tempi della peste bubbonica nel medioevo. Con la differenza che la peste uccideva un 20% della popolazione e il Coronavirus in media, nel mondo, ha una mortalità inferiore allo 0,002% della popolazione (circa 300mila morti su circa 2 miliardi di persone nei paesi in cui il contagio è diffuso)

Per chi si perda con le percentuali inferiori allo zero: su ogni milione di persone la peste uccideva anche 200 mila persone, mentre il Coronavirus nel mondo finora ha causato la morte di 31 persone su ogni milione di abitanti. Cosi è più chiaro ? 200mila la peste, 31 il Coronavirus, Ovvio che essendo fenomeno simili si adotta la stessa soluzione, tenere tutti in casa no ?

Perchè allora si è “chiuso tutto” ?

Anche in Lombardia e a Piacenza, dopo un picco di decessi in alcune province centrati su ospedali e case di riposo, in un mese le cose sono cambiate.  Le autorità sanitarie e i medici delle unità ospedaliere che si occupano di Covid hanno ora aggiustato il tiro rispetto a marzo, evitando di mescolare pazienti con Covid agli altri pazientii e agli anziani delle case di riposo. Hanno anche sperimentato con successo diverse terapie nuove dalla clorochina, alle trasfusioni di plasma e anche individuato la causa di molti decessi nelle trombosi, evitando quindi di usare i ventilatori, la cui mancanza  in marzo sembrava essere l’emergenza nazionale

 Il risultato è che la mortalità attribuita al Covid è crollata rapidamente anche in Italia da oltre 1,000 morti al giorno a circa 150 morti al giorno in Italia. Senza contare che sembra che ora questi decessi “da Covid” spesso risultino essere persone di 80 o 90 anni che sono risultati positive al test del Covid, ma non sono morte per una patologia specifica riconducibile al virus. Per cui la mortalità effettiva di questo virus è scesa oggi in Italia in linea con gran parte del mondo, cioè non più di 100 persone su ogni milione di abitanti, per semplificare. Perchè chiudi l’economia visto che di solito ogni milione di abitante ne muoiono circa 10,000 all’anno in media ? (in Italia 650mila morti su 60 milioni)

Perchè non si riapre l’Italia ?

I giornali e telegiornali martedì hanno riportato in prima pagina titoli sul “+49% dei morti nel 2020 in marzo” in base ad un nuovo report dell’Istat appena uscito che reinforza il clima di emergenza e la necessità del “lockdown” che si stava allentando.  I dati dei contagi infatti ormai sono azzerati in Italia come crescita e i decessi giornalieri attribuiti al Covid sono scesi a 150 al giorno, da un mese ormai non si parla più di unità di terapie intensiva e di respiratori e gli ospedali allestiti per il Covid come quello della Fiera a Milano sono  vuoti. Se però il pubblico legge che i morti erano aumentati del 50% in un mese in Italia la necessità della strategia di chiusura di quasi tutto (“lockdown”) viene giustificata. 

Assieme al prof. Becchi avevo contestato questa tesi con un articolo sul Sole24ore un mese fa

Il CdR del Sole ha chiesto al direttore di rimuoverlo e ha pubblicato un comunicato per condannare l’articolo, perchè trovava scandaloso argomentare che a livello nazionale la mortalità non è in realtà tale da giustificare il blocco di quasi tutta l’Italia.

L’Istat ha ora fatto uscire un report che parla di “25mila morti in eccesso” dal 20 febbraio al 31 marzo e tutti i media lo hanno citato in prima pagina, per cui sembra che il dato che ci sia stata una mortalità eccezionale fuori dalla norma in Italia quest’anno sia confermato.

In realtà, ogni inverno si verificano in Italia da 15mila a 48mila morti in più (o in meno) e il totale dal 2014 al 2019 oscilla tra e 596 mila e 647 mila decessi l’anno. Finora non vi si è mai fatto caso, nè si è mai pensato di chiudere gli italiani in casa nella stagione invernale e chiudere l’economia. Il report dell’Istat di cui parlano i giornali va quindi messo nel contesto di quella che è la variazione statistica dei decessi e si è già verificato negli ultimi anni che i decessi aumentassero ad es dai 598 mila del 2014 ai 647 mila del 2015 e dai 615

La ragione principale di questa variazione è ovviamente l’influenza e le polmoniti connesse tra Dicembre e Marzo (uno studio di Walter Ricciardi a altri del 2019 ne stima l’impatto in 18mila morti in media tra il 2013 e 2017).

La popolazione italiana è ferma a 60 milioni e data anche l’immigrazione. non invecchia significativamente più per cui le variazioni di decine di migliaia di morti da un anno all’altro sono dovute all’incidenza stagionale di virus che portano polmoniti. E  fattori stagionali che non vengono particolarmente discussi perchè si accetta come un fatto normale che ci siano 20 mila o anche 30 mila morti in più in un anno su una popolazione di 60 milioni, in cui almeno 12-15 milioni possono essere classificati come anziani o soggetti a patologie. Lo stesso accade ovunque nel mondo e non ci si preoccupa di calcolare in modo esatto l’attribuzione di questi morti alle polmoniti stagionali, tanto è vero che il governo americano ne indica l’impatto come “da 40 a 90 mila” nei documenti ufficiali del CDC (Centro per il Controllo delle Malattie).

Quest’anno il problema dei morti in eccesso dovuto al Coronavirus era concentrato in alcune province che hanno avuto negli ospedali e case di riposo da inizio marzo a inizio aprile una mortalità assolutamente anomala rispetto al resto del mondo intero, dell’ordine di oltre 1,000 decessi per milione di abitanti a Cremona, Piacenza, Bergamo, quando la media mondiale di decessi attribuiti al Covid-19 è di 31 decessi per milione. Questo è il dato essenziale da tenere a mente, pariamo di una presunta epidemia, perchè finora non ha causa morti in maniera rilevante nel mondo.

Per chi non ci avessi mai pensato, ogni milione di persone ogni anno ne muoiono in media circa 10mila. Il Coronavirus ha causato finora 31 morti ogni milione di persone. Bisogna ripetere questo dato perchè leggendo i giornali non te ne rendi conto e pensi che si tratti di un epidemia senza precedenti, quando invece nel 2008, 1968-9 e 1957 come si può facilmente controllare ci sono state altre epidemie “asiatiche” che si stima abbiano causato almeno un milione di morti senza che nessuno smettesse di lavorare o viaggiare. 

Se non ci fossero i virologhi e gli epidemiologi a predire miliioni di morti e i giornali e le TV a ripeterlo, il Coronavirus non dovrebbe in realtà fare notizia, al di fuori del Wuhan e della Lombardia, perchè in media, nel mondo finora non è qualcosa di letale.

A questo punto abbiamo ora alcuni dati per discutere i “25mila morti in eccesso in marzo” di cui titolavano i giornali e se questa variazione sia qualcosa senza precedenti e quindi tale da giustificare distruggere 300 miliardi di PIL

Questi 25mila morti di cui parla Istat non sono però un dato confrontabile per due ragioni. L’Istat, se si legge il suo report, ha escluso più di 1,000 comuni, su oltre 7,800 mila dal calcolo, perchè indicavano una mortalità inferiore alla media, molti in Friuli, Campania e Sicilia. Non si comprende perchè. Come noto in queste regioni l’incidenza del Covid sembrava molto bassa, ma perchè presumere che i loro dati non siano attendibili solo per quello ? 

La cosa ancora più importante dal punto di vista statistico è che andrebbe confrontata la stagione invernale da Dicembre a Marzo, perchè quest’anno nei primi tre mesi la mortalità era anomala nel senso di più bassa della media in modo significativo. Se quindi l’Istat includesse tutti i Comuni, anche quelli con mortalità molto più bassa del solito (che ha escluso invece) e includesse l’intero periodo invernale ovviamente il confronto con gli altri anni risulterebbe diverso. La stagione invernale, Dicembre-Marzo, in Italia in media ha circa 232 mila decessi (ultimi 4 anni) e si dovrebbe vedere se quest’anno li abbiamo ecceduti e di quanto.

Anche se può sembrare strano leggendo le prime pagine dei giornali, in Europa in realtà i morti di questo inverno sono nella media, cioè leggermente inferiori al 2018 e leggermente maggiori del 2019. Il calcolo è stato fornito da Michael Levitt, che oltre che Premio Nobel per la Chimica è un biofisico alla Scuola di Medicina di Stanford e nessuno lo ha messo in discussione. 

Per la Francia lo stesso calcolo è stato presentato da Didier Raoult che ha confrontato i decessi di Dicembre-Marzo di quest’anno con quelli di Dicembre-Marzo dei quattro anni precedenti e risulta che, in Francia, sono inferiori al numero di morti degli altri anni nonostante il Covid (a cui in Francia sono attribuiti circa 25mila morti).

Didier Rault, che è contrario al Lockdown che giudica un “sistema medievale”, in base all’indice Hirsch delle citazioni delle pubblicazioni sarebbe l’epidemiologo numero uno al mondo. In Italia abbiamo Roberto Burioni a sostenere il Lockdown, il quale però se lo si considera da un punto di vista accademico non è nemmeno confrontabile con Raoult, 

Levitt o altri scienziati in questo settore contrari al Lockdown come ad es John Ioannides di Stanford che ha condotto una studio a Santa Clara, California dimostrando come la mortalità reale del Coronavirus è nello stesso ordine di grandezza dell’influenza

Abbiamo quindi che in Francia e in Europa la tesi che abbiamo esposto che la mortalità questo inverno non è eccessiva rispetto alla media risulta corretta. E questi scienziati dicono che la mortalità del Coronavisu non è molto diversa dall’influenza con le polmoniti stagionali

E’ possibile allora che anche in Italia se confrontiamo tutti i decessi tra Dicembre a Marzo di quest’anno con quelli medi degli ultimi anni la differenza sia minima o addirittura nulla ?

In parole semplici, senza niente togliere alla tragedia occorsa in molti ospedali della Lombardia e di Piacenza, se guardiamo a livello nazionale e all’intera stagione invernale, dobbiamo allora chiederci se anche in Italia il confronto risulti molto meno drammatico. Rispetto ai 232 mila morti di media del periodo Dicembre-Marzo tra il 2014 e il 2019 si può cioè supporre che quest’anno non li abbiamo ecceduti di molto.

Come anche l’Istat riconosce, prima di marzo la mortalità era più bassa della media e in molte province del centro sud (ma anche qualcuna del nord) è rimasta nella media o anche sotto la media. Il picco di mortalità quindi occorso in Lombardia e altre province del Nord, se si guarda all’intero stagione invernale come si fa di solito, viene quindi compensato a livello italiano dalla bassa mortalità prima di marzo e dal fatto che la maggioranza delle province italiane tra dicembre e marzo sono rimaste nella media. Questo fenomeno è stato indicato anche in un articolo sul Sole24ore di due statistiche del servizio epidemiologico del Lazio

L’obiezione che senza il lockdown però i morti sarebbero stati il triplo è più difficile da sostenere ora che sono passati tre mesi da primi casi fuori dalla Cina e nel mondo paesi come il Giappone e la Svezia che non hanno obbligato nessuno a stare in casa e lasciato persino le scuole aperte hanno avuto mortalità molto più bassa di noi. Secondo scienziati del livello di Raoult (il primo epidemiologo al mondo in termini di pubblicazioni, indice H di 187 ) e Levitt (un Premio Nobel) l’evidenza a livello globale è che il Coronavirus ha un picco iniziale in circa 2 o 3 settimane e poi sostanzialmente si smorza e svanisce (come Raoult ripete per la zona di Marsiglia in cui opera), indipendentemente dalla politiche restrittive della circolazione adottate. Ad esempio nel report tecnico che il governo italiano utilizza per giustificare il lockdown si parla solo del numero “R” o tasso di riproduzione del contagio. Dalla Svezia che non ha vero lockdown, alla Germania (come si vede qui), che ha lasciato circolare i cittadini e tenuto fabbriche e cantieri aperti, il temuto “R” dopo un mese scende sempre sotto il livello di guardia di 1

. La mortalità stessa in Svezia è declinata esattamente come in Asia dopo un mese circa. I modelli citati dai governi come quello famoso dell’Imperial College avevano invece previsto per la Svezia un totale di morti da 10 a 20 volte maggiore

Se si guarda quindi a paesi come la Svezia o il Giappone che non hanno applicato nessun lockdown, sembra logico pensare che altri fattori come il tracciare e isolare i casi di infezione attiva, isolare bene i malati e gli anziani nelle case di riposo e concentrarsi sulle cure sembrano quelli invece veramente rilevanti

La mortalità molto alta in Lombardia rispetto al resto del mondo e quindi l’elevata mortalità italiana dipende probabilmente dal fatto che in marzo le autorità sanitarie italiane hanno commesso errori che in altri paesi hanno evitato.

Non va poi dimenticato che nel Centro-Sud non c’è stato nessun fenomeno di mortalità eccessiva neanche in marzo

In conclusione, ogni anno ci sono variazioni nel numero di decessi in Italia anche di 15 o 40 mila in più (o in meno) durante la stagione invernale su un totale di circa 620 o 650 mila decessi.

La variazione nel numero dei decessi dovuti al Coronavirus, se si considerano tutte le province italiane e tutto il periodo invernale, rientra in questo range di variazione. Questo è un dato che è stato verificato nel resto d’Europa da scienziati di livello mondialer come Didier Raoult e Michael Levitt senza che nessuno abbia potuto contestarlo. In parole povere, in Europa questo inverno la mortalità è nella media.

In Italia occorre che Istat fornisca i dati completi per poter fare questo confronto esatto allo stesso modo. Abbiamo ricevuto una reazione un poco isterica da parte del comitato di redazione del Sole24ore quando ne abbiamo parlato, ma i dati indicano che, se si considera la stagione invernale (e non solo il mese di marzo) e tutte le province, il risultato sarà simile a quello calcolato per il resto d’Europa.  (fonte originale: QUI)

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