Il Mercato è meno pimpante di quello che sembra?

Quando finisce la trappola del toro? Questa è la domanda che si aggira tra gli investitori in questi giorni, quasi a dare per scontato che la corsa delle Borse sia destinata a rovesciarsi nel suo opposto. Si chiama “trappola del toro”, infatti, perchè cattura tutti quegli investitori incantati dall’aumento dei prezzi e dunque disposti ad entrare a mercato con capitali propri, per poi essere spazzati via da un successivo crollo. Molti credono a questa ipotesi (la bull trap) perchè in passato – dopo un evento grave – i mercati hanno sempre fatto seguire ad un primo crollo un rimbalzo ingannatore.

Tuttavia la pressione in acquisto registrata anche venerdì sembra smentire categoricamente questa ipotesi.

Le Borse internazionali non sono lontane dai loro massimi. Ovunque il lockdown sta terminando o è già terminato. Governi e banche stanno fornendo liquidità. Perchè mai il mercato dovrebbe cadere sotto i piedi? Solo per “tradizione”?

Uno spunto lo offre il trader Gaetano Evangelista, che in un recente approfondimento riprende a sua volta alcune considerazioni rilasciate dal fondatore di Pimco Bill Gross.

L’ampio e comprensivo Russell 3000 dista l’11% dai massimi; eppure la metà delle società componenti dista più del 20% dal rispettivo picco, e più di 1/3 lamenta un ritardo superiore al 30%. Non proprio una dimostrazione di vitalità estesa.

Per la verità dopo queste parole, scritte il 3 giugno, gli ordini d’acquisto hanno continuato a fluire incessantemente.

I timori di Gross e di molti altri trader, in virtù della loro pluriennale esperienza sui mercati, devono però essere presi sul serio. Sembra la classica fase di accumulazione, ma se non lo fosse?  E se fosse, ahinoi, una fase di distribuzione? Il comune investitore può permettersi di incappare in una trappola del toro in questa delicata fase politica ed occupazionale?

Per chi ha deciso di impegnare denaro in questo mondo proprio ora, meglio sarebbe valutare il trading di breve-medio periodo (una, due settimane con stop o intraday), rimandando l’investimento di lungo periodo a tempi in cui i dati macroeconomici saranno più chiari e rassicuranti.

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