La ricchezza degli Italiani

PREMESSA DOVEROSA: questo pezzo è stato scritto nel lontano 2015. Si tratta di un articolo quasi esordiente di questo sito. Lo ripropongo integralmente perchè anticipa di ben 5 anni la recente polemica sviluppatasi tra il Corriere ed il Foglio sulla ricchezza degli italiani. Protagonista, suo malgrado, il famosissimo e pluripremiato fisico italiano Carlo Rovelli, che propone le stesse tesi che sostenevano noi di micidial qui. Perchè ne proponiamo la lettura? Bè, per vantarcene, che diamine! Alla faccia degli economisti falliti che ammorbano la nazione, queste righe dimostrano che per capire le cose non occorre nemmeno avere il fisico…

E’ appena uscito, fresco fresco di stampa, ehm di pdf, il nuovo report della Banca d’Italia sulla Ricchezza delle famiglie italiane. Da questo report pubblicato online il 16 dicembre si possono ricavare molte informazioni importanti. Intanto, cominciamo col dire che la Banca d’Italia si basa prevalentemente sui seguenti segmenti per fare la propria analisi:

1.abitazioni

2.oggetti di valore

3.fabbricati non residenziali

4.impianti, macchinari, attrezzature e scorte

5.terreni.

Questo, almeno, quello che si legge nella videata principale della ricerca. Scavando nel documento, però, emergono anche altri dati significativi, in particolare quelli riguardanti le tanto temute obbligazioni bancarie che proprio in questi giorni sono sotto la lente d’ingrandimento dei giornali dopo il piano di salvataggio governativo di 4 banche che ha lasciato a bocca asciutta proprio gli obbligazionisti.

Perché, inutile nascondersi dietro un dito, la gggènte non si è accontentata in questi anni di inflazione zero dei rendimenti dei conti di deposito e dei buoni postali, ma si è lasciata convincere con molta facilità dai bancari di fiducia sull’acquisto di obbligazioni. Il risultato è  stato questo:

famiglie

Anche se questo formato non è di agevole lettura, sottolineamo il fatto che dal 1995 al 2014 compreso gli investimenti degli italiani in obbligazioni bancarie è cresciuto del 580%.

Concordiamo dunque con Guido Gennaccari di Tadingroomroma quando dice che sono “troppe obbligazioni bancarie nei portafogli delle famiglie, dove erano Consob e Banca d’Italia dal 1995 ad oggi? L’unica arma di difesa è la cultura: rischio-rendimento-tempo-diversificazione sono concetti che devono essere ben compresi nella scuola dell’obbligo, anche se il potere politico preferisce il cittadino ignorante”.

Per visionari grafici più approfonditi sul tema ricchezza delle famiglie italiane vi invitiano a visitare la pagina di Gennaccari al link tradingroomroma.it 

Ma la cosa stupefacente che emerge da questi dati è un’altra: gli italiani sono più ricchi degli americani (mediamente). La loro disoccupazione è bassissima, vero, ma non hanno la cultura del risparmio.

E vediamoli questi americani – impiegati al 96 per cento – che razza di esistenza conducono.

I dati Ocse sulla disuguaglianza ci dicono che il paese dove è in condizioni più radicali è l’America (USA) e quelli dove è minore sono il Giappone e poi l’Italia.  Ciò puo anche destare sorpresa, ma è nei numeri e accade per il semplice fatto che Giappone e Italia hanno molto debito pubblico, ma poco debito privato. A rendere povere le persone è il debito PRIVATO e non il debito pubblico. A meno che, come sta accadendo in Italia, non si decida a tavolino che anche il debito pubblico diventi un problema cedendone la gestione a speculatori, banchieri privati ed economisti rimasti fermi alle ricette ottocentesche.

Nello studio dell’ocse, si vede chiaramente come la concentrazione della ricchezza non sia in mano alla classe media, che ne detiene appena il 30 per cento. Il grosso degli americani è povero, nel senso che ha un lavoro magari, ma non ha beni nella propria disponibilità, al netto dei debiti contratti.

Un altro studio del 2015 della Google Consumer Survey ha infine rivelato che 6 americani su 10 hanno meno di mille dollari sul conto corrente e che 1 su 5 il conto proprio non ce l’ha. A possedere un immobile (quasi sempre preso a debito con mutuo) sono solo il 63,5 per cento degli statunitensi, contro il 74  per cento degli italiani. Insomma, se per le multinazionali americane la pacchia continua ed anzi aumenta, per l’americano medio le scelte economiche degli ultimi decenni, da Ronald Reagan in poi,  sono state un autentico disastro che rivela, attraverso i dati sul debito privato, la reale possibilità per Rocky di comprare villa con piscina ad Adriana. In questo modello, pur caratterizzato oggi da alta occupazione, non è possibile affrontare con serenità nessun tipo di spesa imprevista nè, in particolare, pensare di accumulare fortuna attraverso risparmi e investimenti.

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