La scienza non è democratica. Semmai teocratica

Un Occidente in decadenza non poteva che sostituire la religione antropomorfica tradizionale con un surrogato. Non ci è andata poi così male, in fondo, perché è un surrogato che ha avuti molti risvolti utili, come l’invenzione della padella antiaderente, la pillola anticoncezionale e le terapie antidolore. Però gira che ti rigira sempre di una religione si tratta. Cioè di ‘quella cosa’ verso la quale la filosofia ha spesso alzato la sua voce tonante di dissenso.

Beninteso, quando la filosofia fece capolino in occidente oramai più di 2500 anni or sono, non era distinta dalla scienza, perché, appunto, non si può distinguere qualcosa che esisteva, la filosofia, con qualcosa che ancora non esisteva, la scienza. Però è agli atti che successivamente filosofia e scienza abbiano fatto tanta strada assieme, come novelli sposini in un lungo e felice viaggio di nozze.

Ma la filosofia e la scienza, ancorché sposi, non sono affatto la stessa persona (non lo sono mai stati) e, tanto per rimanere nella metafora matrimoniale, bene sarebbe che oggi divorziassero definitivamente. La scienza, inoltre, negli anni è cambiata e si è fatta religione assoluta, oggetto di culto. Insomma, non è più quella fresca e avvenente giovinetta che sedusse Democrito e Aristotele, Pitagora e Cartesio, Bacone e Kant, ma ha finito per somigliare alla sua vecchia madre, la Religione. Una madre che però sta diventando suocera invadente, ingrigita, baffuta e soprattutto trinariciuta, e proprio nel senso che alla parola ‘trinariciuta’ diede il compianto Guareschi, quando dopo l’ultima guerra rimproverava la sinistra comunista di ottusità, credulità e sudditanza al partito.

Mettiamo allora le cose in chiaro e sveliamo subito con chi abbiamo a che fare, in modo tale che ognuno possa esprimere la propria preferenza (posto che Filosofia e Scienza rimangono comunque due milfone, alla fin fine, e che uno possa anche giocarsela astutamente per andare a letto con entrambe).

In primo luogo va detto chiaro che la Filosofia è autonoma rispetto alla scienza (e non viceversa). Purtroppo, il fatto che molti le confondano è dato dalla manualistica e da certi professori di Liceo, che insegnano la filosofia ai ragazzi come se essa fosse una scienza ancora “poco precisa”, una proto scienza, o, se preferite, il primo vagito della scienza appena nata.

La cosa più grave è che spiegano questo come un fatto (filosofia ancilla scientiae) come un dato, mentre non hanno alcuna prova credibile di ciò. Al tempo, infatti, gli occidentali non sapevano nulla della Natura, e qualsiasi disvelamento di questo inquietante mistero che è l’ambiente, veniva visto con ammirazione dai più. Ecco allora che fu facile, ex post, sostenere che il problema del principio (l’archè), della materia, del vuoto, della posizione della terra nell’universo fossero i principali problemi di filosofi come Talete, Anassimandro, Eraclito o Parmenide, i quali, invece, erano in primo luogo legislatori i cui studi sulla natura servivano soprattutto per accreditarsi verso gli altri membri della comunità come leader.

Un po’ quello che succede spesso oggi, quando il politico accredita se stesso più facilmente se è un imprenditore, un uomo ricco e di successo. Vantaggio competitivo ben esemplificato da figure come l’italiano Silvio Berlusconi o l’americano Donald Trump, tanto per citare i più noti.

Questo, naturalmente, non significa affatto che i primi filosofi non fossero interessanti alla Natura, ma che erano interessati ANCHE alla Natura, e che, comunque, questo interesse non era primario, come si evince dai frammenti e dalle loro biografie.

L’uomo e filosofo greco era comunitario e problematizzava lo status quo. Non accettava mai come dato di fatto il ‘reale’ nudo e crudo, anche se ai più sembrava scontato.

Il filosofo antico non era interessato alla luna o al moto di Giove tanto quanto l’universalità, l’insieme delle cose,  la totalità, l’indeterminatezza ed il mondo finito, che erano appunto le cifre più significative della ricerca filosofica antica.

Per dirla diversamente, i primi filosofi si interessarono prioritariamente alla realtà come problema, a non dare affatto per scontato ciò che era invece considerato banale per l’opinione comune: l’esistenza degli enti, la morte, il nulla, la convivenza sociale, i rapporti di potere, l’azione. Solo secondariamente i filosofi erano interessati a cose come le eclissi solari. L’aneddoto di Talete che subaffitta i frantoi di olive in occasione dell’eclissi è sintomatico di quanto vado affermando qui.

Dunque, la scienza fu attenzionata perché dava credibilità al filosofo di essere un sapiente, ma Essere, Nulla, Divenire e la socialità gli importavano molto di più delle proprietà del silicio, dei numeri primi o della cura per il mal di schiena.

Oggi, la ricerca filosofica non è molto cambiata da allora. La filosofia ha un oggetto di studio: la totalità, l’unità tra soggetto e oggetto. La filosofia ha un metodo di studio: la dialettica storica.

La scienza ha un suo oggetto: le realtà parziali, colte in sostanziale scissione tra soggetto e oggetto, sulla base di un rispecchiamento con la cosa esterna. La scienza ha un metodo: la verifica sperimentale e la misurazione di queste porzioni di realtà, con particolare riferimento agli aspetti quantitativi della materia.

La scienza vuole la certezza e/o l’esattezza. La Filosofia vuole la verità, che come tale è frutto di una dinamica umana e storica. La scienza vuole l’oggettività. La filosofia, quando e qualora raggiunga l’oggettività, la contesta immediatamente. Per Nietzsche, ad esempio, e siamo già all’alba del XX secolo, non esistono fatti, ma solo interpretazioni, ed almeno in questo anche il filosofo del martello si staglia sulla lunga tradizione della filosofia classica.

La scienza attesta il reale, lo certifica, ma non lo modifica nè lo crea e quindi si può sostenere che la scienza sia certa, ma non vera. La filosofia, dal canto suo, non si limita ad attestare la realtà, ma la interpreta, in quanto consapevole che essa è filtrata sempre dal soggetto conoscente.

La scienza è “solo” conoscenza.

La filosofia invece è conoscenza, trasformazione e valutazione.

La filosofia è ben lungi dalla sua dipartita. Morirà quando la scienza avrà trasformato l’essere umano in oggetto, cioè in un ente inconsapevole.

Le ipotesi empirico-previsionali vanno bene (ma neanche sempre) per gli oggetti o, al limite, per gli animali, ma non sono certo sufficienti per quel soggetto, l’uomo, che tra l’altro la scienza l’ha inventata.

La filosofia nasce dalla prassi, come modificazione sociale che la verità la costituisce e non la fotografa. Essa è dunque concreta, e non astratta come le scienze particolari. E’ esattamente il contrario di quanto afferma il luogo comune.

Quindi non è vero che la filosofia non raggiunge lo status della scienza, perché non lo vuole manco per niente, quello status: si tratta di altra cosa, e guai se non fosse così.

2 Commenti

  1. Mmmm, qualcosa non mi convince ma non saprei cosa.
    A mio avviso la scienza è una branca della filosofia, quella branca che va alla ricerca di certezze sulle quali poi costruire la propria ricerca della natura umana. Le certezze sono ovviamente tali fino a dimostrazione contraria, anche se poi la dimostrazione contraria finisce per confermare la prima certezza. Disegnare un cosmo con la Terra al centro era una maniera facile per dire agli antichi che bisogna essere centrati su noi stessi. Poi abbiamo scoperto che il sistema solare è un puntolino alla periferia della Via Lattea. Ma al tempo stesdo sappiamo che ogni punto dell’universo è il centro dell’universo da lì osservabil, e quindi si torna daccapo.
    E abbiamo scoperto che il rapporto tra le dimensioni di una cellula del nostro cervello e la lunghezza di Planck, ossia la più piccola che si possa immaginare in natura, è uguale al rapporto tra le dimensioni dell’universo osservabile e quella della suddetta cellula. Siamo di nuovo a trovare che siamo al centro.
    La scienza non è democratica perché nessuna ipotesi alternativa può essere presa in considerazione fino a quando non possa essere sottoposta a verifica sperimentale

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