Quella volta che l’Italia soccorse l’Olanda

Causa cose che tutti sappiamo, c’è stato un sacco di tempo da dedicare ad un po ‘di letteratura edificante. L’ho trovata ad esempio nel libro di Giuseppe Mascherpa, ex – ora in pensione – comandante dei vigili del fuoco di Milano, che fece uno studio su un battaglione di vigili del fuoco italiani che vennero in aiuto dopo l’alluvione del 1953 in Olanda (regioni Zelanda e Biesbosch).

Il suo manoscritto – dal titolo provvisorio La tragica notte di S. Ignazio nell’inverno del 1953 – è commovente ed eccitante allo stesso tempo. E in un certo senso è anche molto attuale.

Il disastro delle inondazioni olandesi, con quasi 2.000 morti, decine di migliaia di senzatetto e immensi danni all’agricoltura e all’industria, era all’epoca una notizia di portata mondiale e aveva ricevuto un’attenzione ancora maggiore in Italia, che era stata essa stessa colpita 2 anni prima dalle grandi inondazioni nel Polesine, la parte meridionale del Po- delta.

“Italiani! Aiuto per gli olandesi!: Italiani! Aiutate gli olandesi!” Intonò un cinegiornale di quei giorni, con riferimento al recente disastro in Polesine:

“A questi bambini, a queste donne, l’Italia può offrire una nota di sostegno dalla propria esperienza”, titolavano i giornali dell’epoca.

L’empatia non si limitò alla stampa e si espresse anche attraverso supporti materiali. Il parlamento italiano commemorò le vittime in sedute appositamente dedicate e stanziò 200 milioni di Lire, o 2 milioni di fiorini di allora, seguita dalla Regione della Sicilia, che in autonomia aggiunse altri altri 10 milioni di Lire (cifre molto sostenute, per l’epoca).

Il denaro venne trasferito alla Croce Rossa per l’acquisto di coperte, vestiti, marmellata e frutta, ed un giornale olandese rispose con il titolo “Generous Italians”.

Artikel Gulle Italianen, afgedrukt in Il Fatto Quotidiano

Inoltre, l’Italia, come altri paesi, all’epoca fornì manodopera e conoscenze tecniche necessarie. Ad esempio, un battaglione di vigili del fuoco, che aveva già avuto esperienza nel Polesine nel 1951, arrivò a Zevenbergen il 9 febbraio per lavorare per un mese nelle aree allagate.

Utilizzando fonti come il rapporto finale del comandante, articoli e fotografie dall’archivio centrale dei vigili del fuoco e i ringraziamenti della regina Juliana, Mascherpa è stata in grado di ricostruire come si svolsero i fatti.

È diventata una storia avvincente: dal viaggio in treno di 42 ore da Milano a Roosendaal e dalla sistemazione piuttosto temporanea a Zevenbergen alla desolazione delle aree allagate, il duro lavoro degli uomini e la gratitudine della popolazione locale.

Per un mese, 150 italiani hanno aiutato a riparare dighe rotte, trasportando civili fuori dalle aree colpite, salvando scorte di cibo e scavando con i trattori per portare beni e persone fuori dal fango. Tutto questo a temperature che erano certamente straordinarie per loro, a volte anche fino a 20 gradi sotto lo zero, secondo il rapporto.

Oltre agli episodi drammatici, è presente anche qualche curiosità più spensierata: il salvataggio di 5 giovani gatti, i problemi linguistici degli italiani il cui unico comandante, l’ing. Carlo Malagamba, parlava un po ‘di francese, il passaggio dal vino alla birra e l’introduzione. con piatti esotici come stufato e pancake, tutti coperti con lunghe citazioni in solenne italiano di 70 anni fa.

Il sostegno italiano fu anche una risposta dei contributi finanziari forniti dai Paesi Bassi dopo le inondazioni nel Polesine nel 1951, che all’epoca erano citate anche dai media internazionali. Questo la rende una storia ancora più bella, un esempio di solidarietà spontanea di 2 paesi del dopoguerra che erano entrambi poveri e che si assistevano altruisticamente nelle ore del bisogno. Possiamo imparare qualcosa?

Il rapporto del comandante, Ing. Malagamba, può essere trovato qui, in pdf, con una serie di foto.

2 Commenti

  1. Certo che possiamo.
    Ad esempio che quando ognuno ha una Patria propria e sovrana, nella quale poter curare i propi interessi e godere della propria cultura, è più facile essere solidali con quelli altrui.

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