Cambio di Valore ed esaurimento delle monete fiat

Verso la fine del 2000, in pieno sviluppo della bolla sulle dot com e poco prima dell’introduzione dell’euro come moneta circolante nel Vecchio Continente, stavo cercando di acquistare la mia prima casa. All’epoca lavoravo a Belluno, un paese della montagna veneta a ridosso delle Alpi Orientali italiane. La cittadina ora come allora non sfiorava nemmeno i quarantamila abitanti e non godeva di particolare fama turistica o industriale, i prezzi erano dunque in media con il resto del sud Europa. Avevo però scelto di fare la mia ricerca nella via più prestigiosa della città, a ridosso della piazza principale, vicina alle scuole principali e a due passi da ospedale e stazione ferroviaria. Come valore aggiunto, gli edifici della via godevano anche di una splendida vista sulla valle del Piave. L’appartamento su cui avevo focalizzato la mia attenzione era a mala pena alla mia portata, con una valutazione delle agenzie di 250 milioni di lire senza box auto, ma data la sua posizione avrebbe a mio avviso meritato uno sforzo. Prima di accendere un mutuo e trattare con l’intermediario, però, la situazione familiare si venne modificando, ed optai per una locazione in affitto poco lontano dalla medesima via, a settecentomila lire al mese per un appartamento di due camere matrimoniali, cucina abitabile ed una sala molto grande. Ricordatevi la cifra pattuita per l’affitto, perché ci tornerà utile per ulteriori valutazioni.

Come accennato, pochi mesi dopo avvenne un fatto macroeconomico epocale con l’introduzione dell’euro. Nel caso italiano il cambio prevedeva 1936,27 lire per un euro, cosa che all’epoca scatenò diverse polemiche perché secondo alcuni economisti ciò avrebbe appesantito l’export italiano a tutto vantaggio di quello tedesco. La cosa di verificò poi puntualmente, anche se a condizionare le esportazioni italiane rispetto ai competitor del nord Europa non fu tanto l’importo di 1936,27, quanto la fissità del cambio stesso che non consentiva né ieri né oggi di fluttuare a mercato in linea con la produzione e la politica fiscale locale. Di fatto, per i cittadini italiani l’introduzione dell’euro ebbe un effetto immediato da tutti percepito. Anche se non mancano gli statistici che si arrampicano sugli specchi nel tentativo di spiegare che all’epoca l’inflazione non andò affatto fuori controllo, la realtà per chi visse personalmente quella stagione fu che molti beni e servizi raddoppiarono nel senso letterale del termine. Senza dubbio, considerato un paniere di beni e servizi molto vario, la percezione dei consumatori fu erroneamente più negativa del tasso di inflazione ufficiale raggiunto, ma questo non si può appunto affermare per tutti i beni, e data la grande importanza di quelli più inflazionati non si trattò di sfumature. I servizi di telefonia non subirono scossoni, e nemmeno pane e latte, ma gli immobili invece si, e per il risparmiatore che attendeva di comprare casa fu una disfatta senza precedenti. L’appartamento in centro a Belluno di cui ho appena parlato poco sopra mi venne nuovamente offerto nel 2002 a duecentocinquantamila euro, quindi con un rincaro del cento per cento. Sapete quanto mi poteva importare della stabilità del prezzo della brioche al bar o della deflazione sui computer portatili? Ecco… avete indovinato.

Una rondine non fa primavera? Gli studi statistici non sono così drastici e l’aneddotica non è scienza? I dati sono la base dell’analisi, ma il giudizio che diamo sulla loro bontà varia coi punti di vista. Ecco perché aspetto ancora di conoscere una persona al mondo che non si lamenti del rincaro immobiliare subìto dal 2000 al 2007 in praticamente tutto l’Occidente. Prima dell’euro, nessuno sano di mente avrebbe mai sospettato che appartamenti in cittadine di modeste dimensioni e limitata fama come Treviso, Vercelli, Modena o Savona di cento metri quadrati calpestabili potessero venire offerti al cambio di un miliardo delle vecchie lire. Invece, poco dopo l’introduzione dell’euro ciò avvenne e nessuno se ne scandalizzò più di tanto.

Cos’era successo di tanto misterioso? Possiamo chiamare questo fenomeno “inflazione”. Tecnicamente è il termine corretto, però è un lessico che non rende ragione della situazione nel suo complesso ed io preferisco parlare di

“cambio di valore”

A cadenza ciclica, ma difficile da prevedere, il cambio di valore di determinati beni si realizza con percentuali inflattive a doppia e anche tripla cifra ed in un lasso di tempo breve. Non si tratta di un aumento della domanda, come avviene nell’inflazione normale, ma di una situazione storica che si viene a creare quando chi vende capisce che chi compra ha raggiunto un determinato standard di accumulo di valuta fiat a sua disposizione, o per capacità di risparmio o per accesso al credito. Le valute Fiat nascono e muoiono con incredibile facilità, 27 anni pare essere la loro media, solo che in Eurozona, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ce ne accorgiamo di meno, dato che la sterlina, il dollaro e l’euro sono valute piuttosto longeve. L’inflazione che erode il potere d’acquisto di una valuta fiat nel lungo periodo è salutare, perché tramite l’ammortizzazione del debito, consente al settore pubblico di offrire infrastrutture, servizi e persino posti di lavoro a molti cittadini. Diversa la situazione di un cambio di valore repentino, che resetta il sistema e che scarica proprio sui cittadini i costi dell’operazione, privandoli del risparmio accumulato e limitando il potere dei loro salari. L’aspetto drammatico della faccenda sta nella rapidità del cambio di valore, proprio come avvenne al settore immobiliare nei primi anni duemila. E’ vero che poi nel tempo gli stipendi sono aumentati, ma c’è voluto qualche lustro, e comunque non sono ancora raddoppiati. Gli immobili si, e ciò avvenne in pochi anni. Nel mio caso, in pochi mesi.

I debiti nazionali elevati prima e la fase pandemica poi hanno costretto le banche centrali di tutto il mondo ad inondare di liquidità il settore finanziario, che infatti si è inflazionato portando le borse internazionali ai massimi storici. Ora siamo vicini ad un nuovo mutamento di valore, anche se non è chiaro quali saranno gli asset che raddoppieranno di valore da qui a qualche anno: la cena al ristorante passerà dai 30 euro ai 300? I terreni diventeranno accessibili solo ai nobili di alto lignaggio come durante il Medioevo? Non lo sappiamo, ma è probabile che ci troviamo di fronte ad un nuovo, repentino, cambio di valore degli asset, con annessa svalutazione della moneta fiat di riferimento.

Il rischio che stiamo correndo è grosso, e potrebbe non riguardare solo gli immobili, ma tutta una serie di asset cui siamo abituati. Nell’attesa di capire se ci troviamo di fronte ad una delle situazioni succitate, i beni di riserva del valore come l’oro ed il bitcoin sono in piena bull run. A breve potrebbero partire anche le materie prime (soia,mais, caffè). E non è affatto un caso.

3 Commenti

  1. Probabilmente l’attenzione ai terreni non è fantascientifica.
    Infatti sono i terreni, quelli che consentono una certa indipendenza e autonomia.
    Grazie per l’interessante spunto.

    • Come diceva il vecchio padre del mio amico che non voleva vendere la terra che costa fatica e rende poco (in collina): “di terra non ne fanno più”

  2. I veri tesori sono intangibili: chi si accontenta gode.

    I miei tesori sono “ultra”terreni: non deperiscono e non possono essere depredati.

    😀
    😀
    😀

    PS: Misurare la ricchezza di una società con il denaro è come per il muratore misurare con un metro di ghiaccio in pieno sole estivo.

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