I VECCHI

Bruce: I criminali non sono complicati, Alfred. Bisogna solo scoprire cosa vuole.
Alfred: Con tutto il rispetto, signor Wayne, questo è un uomo che nemmeno lei capisce appieno. Molto tempo fa ero in Birmania con degli amici e lavoravamo per il governo locale. Volevano che comprassimo la fedeltà dei capitribù corrompendoli con delle pietre preziose; ma i carri del governo vennero assaliti da un bandito in una foresta a nord di Rangoon. E così iniziammo a cercare le pietre, ma in sei mesi non incontrammo nessuno che avesse fatto affari con lui. Un giorno vidi un bambino che giocava con un rubino che era grande come un’arancia. Il bandito le aveva buttate via tutte.
Bruce: E perché le ha rubate?
Alfred: Beh, perché lo trovava un gran divertimento; perché certi uomini non cercano qualcosa di logico come i soldi: non si possono comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo. 
Bruce: quel bandito lo avete più preso? Come avete fatto?
Alfred: Si. Abbiamo bruciato l’intera foresta.

Che l’Italia sia un paese in mano agli anziani lo dicono le statistiche, gli orientamenti elettorali, l’accesso alle professioni ed ai baronati universitari. Anche se la politica da tempo non si presenta più con volti attempati e teste canute, sono ancora gli anziani a dettare l’agenda, con tutto quel che ne consegue in termini di immobilismo, paura e conservazione nel senso più deleterio del termine. Lo vediamo da decenni con l’europeismo, con la deriva di una sinistra che ha rinunciato a qualsiasi idea di progresso e non ultimo con la politica sanitaria.

E’ sbagliato ragionare per categorie? Si, molto spesso si, ma stavolta la partita in gioco è troppo importante e credo ne valga la pena. Ed a convincermene non sono stati i paternalismi dei nonni italiani (che vorrebbero i figli sessantenni abitare al piano di sopra), nè il voto politico perennemente centrista, nè la speculazione del 2008, bensì la pandemia.

Eh già; se almeno un merito il virus lo ha avuto, è stato quello di sgombrare un po’ il campo e mostrarci chi ha una mentalità ottimistica e chi pessimistica, chi è pratico e chi solo grammatico; chi è sovranista antisistema e chi sovranista di sistema. Chi è pavido e chi coraggioso.

Sia chiaro, e va detto per non ingenerare equivoci: gli anziani hanno tutto il diritto di essere preoccupati per la loro salute ed il nostro sistema sanitario ha strutturalmente a cuore la loro salute perchè razionalmente non può che essere così. Ma c’è un ma, e siccome, come sosteneva mio nonno, tutto quello che viene prima del «ma» non conta tanto quanto quello che viene dopo, allora è bene andare subito al sodo.

Gli anziani vissuti nelle varie epoche non sono tutti uguali e la loro sorte dipende molto dalla generazione, ovvero dal periodo storico nel quale sono stati protagonisti. Gli anziani di oggi, cioè coloro che hanno più di settant’anni sono i famosi boomers ed appartengono alla generazione di gran lunga più fortunata della storia dell’umanità. Gli anziani di oggi (in Italia) NON sono quelli che hanno fatto la guerra, non sono quelli che hanno patito la fame, non sono quelli che sono andati a lavorare in America, non sono quelli che hanno preso il colera, nè quelli che hanno combattuto per l’indipendenza o la Costituzione.

Gli anziani di oggi – lo ripeto ancora – sono gli esseri umani più fortunati dell’intera storia della civiltà perchè sono mediamente più ricchi dei loro figli e vivono più a lungo dei loro genitori (quelli che, effettivamente, vissero le guerre mondiali).

Vediamo un po’ di dati:

la vita media in italia è oggi tra le più alte al mondo, secondo alcune stime seconda solo al Giappone, con 83,24 anni. Nel 1950, la generazione che precedette i nostri anziani poteva attendersi una longevità media di 63 anni (20 anni di MENO…). (fonte: qui)

Secondo l’enciclopedia Treccani, la vita media raggiunse i 35 anni nel Cinquecento e i 45 anni nel Seicento, con gli ultimi 5 anni di vita considerati come il periodo della vecchiaia. Tuttavia, coloro che raggiungevano i 30-40 anni, avevano un’aspettativa di vita di altri 30 anni in media, essendo sopravvissuti alle maggiori cause di mortalità infantile e giovanile. Nel lungo periodo che chiamiamo medioevo, e con numerosi distinguo, la vita in media durava 30 anni.

Ma non è solo la longevità, l’elemento discriminante tra boomers attuali e tutte le altre generazioni della storia. Ed è anche nel confronto con queste ultime che scorgiamo persino un vantaggio per i boomers a dispetto della mia generazione, quella nata dal 1970 in poi (per non parlare dei millenials).

Chi è nato in Italia negli anni ’40 e ’50 con il diploma di scuola media poteva ambire a fare l’impiegato di concetto. Chi si diplomava e laureava, diventava minimo dirigente. La mia generazione, anche con conoscenza di lingua straniera, master e e specilizzazioni varie non può pretendere di avere uno straccio di lavoro e le carriere sono in gran parte affidate alle conoscenze personali, al nepotismo o alla fortuna. Chi è nato nei primi anni 60, tra l’altro, non aveva test d’ingresso per accedere ai corsi universitari ed ha goduto di una tolleranza scolastica senza precedenti (il famoso 6 politico non fu legge dello Stato, ma abitudine diffusa). Chi si trovava disoccupato era solo perchè non voleva lavorare. In campo sanitario gli anziani di oggi hanno potuto accedere – e per decenni – a servizi completamente gratuiti, e non come ora, che lo sono solo per finta. Nel frattempo, sono arrivate terapie antidolore, vaccini ed altre misure che hanno eliminato completamente diverse malattie invalidanti. Ad esempio, una mia zia, morta a 63 anni e nata negli anni ’30, lottò e convisse tutta la vita con la poliomelite, mentre chi nacque appena poco dopo vide attenuarsi il problema fino a scomparire. Ma è solo un esempio su migliaia di questo tipo che si possono fare perchè l’evoluzione scientifica quando diventa esponenziale progredisce nel giro di pochissimi anni. Gli anni dei boomers, appunto.

Ancora oggi, se andiamo in un qualsiasi ospedale, troviamo nelle astanterie decine di anziani che aspettano visite e analisi, anche solo per controlli di routine, mentre chi li ha preceduti andava dal medico solo ed esclusivamente a seguito di dolori lancinanti. E, visto l’aumento dei costi, tutto lascia presagire che sarà così anche per le future generazioni.

Chiunque acceda ad un servizio pubblico in Italia (mi vengono in mente le Poste), trova costantemente decine di anziani in attesa dell’erogazione del servizio. Ci vanno anche se non ne hanno una stretta necessità. Alcuni di loro sono in pensione dall’età di 35 anni. Altri sono andati tra le braccia dell’INPS da cinquantenni e nessuno dopo i 60. Altri non hanno mai lavorato, perchè un solo stipendio, fino agli anni Ottanta, era sufficiente per mantenere una famiglia media. Nei secoli scorsi, invece, tutti in famiglia dovevano lavorare. Spesso i genitori più indigenti vendevano i figli e non esisteva il sistema pensionistico, messo a punto dalla generazione precedente a quella di cui stiamo parlando. Molti anziani “contemporanei” hanno guadagnato fior di quattrini con le obbligazioni senza rischiare un centesimo del capitale, perchè a fronte di una inflazione al 12%, si vedevano assegnare cedole del 21 per cento. Ecco perchè molti di costoro non possiedono solo la prima casa, ma anche una seconda e sovente una terza. Il comportamento di quella generazione, quando era “giovane”, è anche piuttosto discutibile che sia stata esemplare sotto il profilo etico e l’etica non è affatto relativa perchè si basa su consuetudini comunitarie.

Sentite cosa dice lo scrittore Piero San Giorgio nel suo bestseller Sopravvivere al collasso economico:

“Gli occidentali nati dopo il 1945, i baby boomers, figli del boom economico, sono probabilmente la generazione più irresponsabile di tutti i tempi. Nati in un periodo di forte crescita, hanno beneficiato di uno stato sociale potente e ricco, che ha apportato loro educazione, svaghi e infrastrutture oltre ogni limite nella storia dell’umanità. Tutto questo era il frutto del lavoro della generazione precedente, che ha vissuto la grande depressione, la seconda guerra mondiale e che inoltre ha ricostruito tutto nel corso del «Trentennio Glorioso». I figli del boom economico non hanno mai dovuto penare granchè: troppo giovani per le ultime guerre coloniali (con l’eccezione della guerra del Vietnam per gli americani), senza mai avere problemi per trovare un lavoro, hanno beneficiato i tutte le prodezze tecnologiche e mediche, passando la gioventù a divertirsi tra droghe, amore libero e musica rock”.

A sto punto, urge però fare una precisazione: 

Spero ardentemente che chi mi legge non stia pensando ai propri cari!

Io, ad esempio, sono figlio di operai, gente che è migrata in Svizzera e che si è fatta davvero il mazzo tutta la vita. Inoltre, devo ai miei genitori tutto ciò che sono, e non nel male (per quello mi sono arrangiato da solo…), quanto nel bene. Dunque, ognuno farà le proprie valutazioni e giudicherà i propri cari come meglio ritiene giusto, ma un lavoro scientifico è un lavoro scientifico e, come dato aggregato  appare evidente che la generazione attuale sia stata la più fortunata del pianeta da quando l’evoluzione ha individuato il genere homo sapiens.

Ma veniamo alla nostra pandemia.

Il virus com’è a tutti noto, ha colpito finora soprattutto gli anziani. Ci sta, perchè spesso i virus si trovano a proprio agio con i soggetti più deboli, le cui difese immunitarie sono più basse, oppure perchè le difese immunitarie reagiscono eccessivamente nei soggetti anziani, come si è letto abbondantemente in questi mesi.

Ebbene, come hanno reagito i boomers a questo dato di fatto? Al di là della naturale predisposizione umana all’autoconservazione, come hanno reagito in quanto opinione pubblica che orienta voto e potere? Come hanno reagito in quanto utenti pressochè unici di carta stampata e televisione? Come hanno reagito ora che per la prima volta da quando sono nati, la storia ha bussato anche alla loro porta?

Ad inizio anno sono andato ad un funerale di un parente che purtroppo ho conosciuto poco, ma che mi stava molto simpatico. Con sorpresa, poco tempo dopo, la famiglia ha organizzato un evento musicale in teatro per ricordarne la figura, dato che si trattava di persona particolarmente conosciuta e apprezzata dalla sua comunità. A metà della kermesse un mio esimio collega filosofo da anni in pensione è stato chiamato a parlare del defunto e con particolare riferimento al tema della morte. Una lettura appassionata e profonda che ha preso in esame il pensiero occidentale nel corso dei secoli, con tutte le mutazioni che ha avuto sulla questione, da Socrate a giorni nostri. Le sue personali conclusioni tuttavia non mi sono piaciute per niente, nonostante la precisione analitica. Per farla breve, il professore chiosava affermando che l’idea della morte è incomprensibile e inaccettabile. Una vera e propria assurdità.

Ecco, nelle amare parole di un pensatore di generazione boomer ho trovato, post covid, una chiave per interpretare la diversa reazione che molti di noi hanno di fronte alla pandemia. Da un lato, ci sono quelli che la temono e la combattono riconoscendone però un senso, un significato. Per questi, esiste la vita solo perchè esiste la morte. Se non accadessero queste cose, non ci sarebbe vita, nell’universo. La morte fisica rigenera e consente “altra” vita fisica. Combattiamo la morte, ok. Allontaniamola da noi il più possibile, ma cerchiamo di capirne la logica.

Dall’altro, ci sono quelli che pensano di essere immortali solo perchè finora gli è andato tutto bene, che dunque non colgono alcun senso nella morte e che, pur di sconfiggerla, sarebbero disposti a bruciare l’intera foresta.

4 Commenti

  1. La generazione in oggetto ha vissuto una infanzia disagiata e ha prodotto una società a loro misura e intelletto: danno unicamente valore economico a tutto.

    Ci vorranno almeno 7 generazioni per mettere a posto i danni che hanno generato.

    😀
    😀
    😀

  2. Guardi, trovo la sua analisi assolutamente perfetta e la condivido in pieno.
    Ho spesso riflettuto su come la generazione che ci ha preceduti, sia stata la più egoista dell’intera storia umana. Essa ha divorato tutte le risorse lasciate dai loro genitori, ha sperperato quelle, immense, che il momento storico favorevolissimo gli ha concesso e non bastasse, hanno prosciugato quelle di figli e nipoti. E non basta. Per la paura di ammalarsi o peggio, morire, non disdegnano l’idea di privare i giovani del loro diritto alla socialità, all’istruzione e agli amori giovanili.
    Ma non è cattiveria. Come ha perfettamente spiegato, è la totale estraneità alle rinunce e alla “fatica di vivere” (che però regalano generosamente agli altri) che impedisce a quella generazione qualunque atto di generosità, se essa comporta per loro, privazioni. Anche io ho avuto genitori amorevoli, ma questa è la realtà. le cose stanno esattamente così.

    • la vera guerra e’ quella dell’ 1%, forse dello 0,1%, contro il resto dell’umanita’.
      Guerra economica, e soprattutto di potere.
      Le guerre tra generazioni, come quelle tra interisti e milanisti,e tante altre, servono
      essenzialmente ad impedire la percezione della vera guerra da parte della mandria umana.

      • Lei ha ragione, ma l’argomento era diverso.
        Stavamo analizzando una generazione che ha avuto tutto e che non riesce a concepire rinunce, anche a costo di imporne pesanti ad altri. Il fatto che una minuscola porzione di umanità si sia impossessata di una ricchezza smisurata e che ormai gli sia facilissimo imporre i propri i propri interessi a una moltitudine disorganizzata e inerme, è altra materia, anche se rientra benissimo in tema “pandemia”.

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