Inflazione sul binario Uno. E pare che sia in orario. Che facciamo?

Da qualche settimana, gli occhi della gggente sono puntati su Oro, Argento e Criptovalute. Tutti si aspettano una loro bull run (adesso…). In realtà, la crescita di questi tre sorprende solo chi non li segue, visto che hanno preso la staffetta dalle obbligazioni ormai da molto tempo. Mi sono talvolta autoincensato per aver visto giusto anni fa, specialmente sull’oro, ma chi mi legge sa benissimo che per metodo non faccio previsioni, preferendo tracciare scenari possibili, e tra questi c’era anche l’oro per un peso non inferiore al 10 per cento del portafoglio.

Rame, alluminio, bauxite, soia,mais, caffè e tutte le materie prime in generale, invece, non hanno per nulla brillato in questi anni di splendido mercato azionario,ma date un’occhiata a queste infografiche (diverse solo per l’orizzonte temporale prescelto):

Il grafico mostra il rapporto che sussiste tra azioni e materie prime. Misura cioè l’andamento dell’indice azionario più considerato e famoso del mondo – l’ S&P 500 – in rapporto all’indice del mercato delle materie prime (Indice dei prezzi alla produzione). Quando il rapporto aumenta, le azioni battono i rendimenti delle materie prime e quando invece diminuisce, le materie prime battono i rendimenti delle azioni.

L’asse y del grafico è logaritmico e nel lungo periodo le azioni hanno chiaramente sovraperformato le materie prime.

Secondo diversi studiosi, le azioni e le materie prime sono correlate negativamente. Il motivo principale è il fatto che le azioni e le materie prime si comportano in modo diverso durante il ciclo del credito a breve termine. Le azioni registrano risultati migliori nelle ultime recessioni e nelle prime espansioni, mentre le materie prime performano meglio di tutti nelle ultime espansioni e nelle prime recessioni.

Inoltre, gli studi Bannister e Forward (2002) hanno riscontrato che azioni e materie prime si alternano alla guida del mercato in media ogni otto anni (entro cicli di circa 18 anni), il che corrisponde anche a cicli deflazionistici e inflazionistici.

I periodi di deflazione sono caratterizzati da un boom delle azioni e della moneta solida (ovvero il gold standard del 1879, Bretton Woods dopo la seconda guerra mondiale). Questi periodi sono seguiti dall’inflazione, inclusi eventi inflazionistici come la nazionalizzazione dell’oro del 1934, lo shock di Nixon del 1971 e le guerre (prima guerra mondiale, seconda guerra mondiale, Vietnam, Iraq).

Rendendosi conto della posizione che avevano nel ciclo evidenziato nel grafico sopra, nel 2002 Bannister e Forward predissero correttamente la sovraperformance delle materie prime negli anni successivi e il rischio di guerra in Medio Oriente.

Ma perchè cavolo vi scrivo tutto questo? Sto forse “predicendo” un aumento dei prezzi delle materie prime?

No, come appena detto la sfera di cristallo non la possiede nessuno, però è cosa buona e giusta cominciare ad inserire le materie prime negli asset del portafoglio perchè lo scenario di un arrivo dell’inflazione è nel conto della storia recente dell’economia. Se lasciamo perdere l’indice farlocco per antonomasia, quello Istat, direi che molti si sono già accorti dell’arrivo dell’inflazione ed anche dell’assurda dimensione degli indici americani, per la verità gonfi di dollari solo grazie a poche azioni (amazon, apple, tesla, ecc).

Come se non bastasse, c’è una chicca giornalistica che non è passata (al solito) sui nostri media, e che potrebbe fare davvero la differenza.

Il colosso di estrazione minerario Rio Tinto ha appena deciso di multare i propri dirigenti per ben 4 milioni di sterline. (fonte: QUI)

Come mai una decisione così drastica?

Perchè a fine maggio, i responsabili della società decisero di far saltare per aria la gola di Jucaan in Australia, una grotta storica, per estrarre del ferro. Per l’Unesco, “la distruzione archeologica nella gola di Juukan è paragonabile alle statue dei Buddha Bamiyan buttate giù dai talebani in Afghanistan”. Il sito aborigeno risaliva a 46mila anni fa e Rio Tinto è stata costretta a scusarsi ed a multare i propri direttori.

La distruzione dell’antico sito e le conseguenze internazionali che ciò sta comportando hanno però anche un altro effetto: l’aumento dei costi di estrazione.

E, chiedo io, se aumentano i costi di estrazioni di beni come ferro, rame, bauxite… i prezzi no?

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.