Le elezioni americane si avvicinano. E con esse anche quelli che non hanno capito un tubo di Donald Trump

Mentre negli anni la narrazione su statisti come Putin o Gheddafi sta finalmente cambiando, il dibattito rimane statico sul Presidente a stelle e strisce Donald Trump.

Trump è di nascita e cultura americana e si trova a capo dell’impero attualmente al governo del mondo, ma contrariamente agli inquilini della Casa Bianca che lo hanno preceduto ha capito che questa cosa, l’Impero, non durerà per tutto il XXI secolo. La sua attuale battaglia commerciale contro la Cina è dovuta al fatto che i suoi predecessori non accettavano che la globalizzazione (voluta dagli stessi americani in primis) danneggia l’Occidente e, di fatto, non lo ha mai favorito: si perde know how ed i rapporti sociali locali vanno a farsi friggere. La disoccupazione ed il precariato occidentali aumentano e si rimane a galla solo esportando valuta. Su questo anche l’ultimo Obama aveva intravisto qualcosina, seppure in misura incredibilmente inferiore a Donald Trump. Ad ogni buon conto a lui va il merito di averlo capito, ma soprattutto di aver iniziato il processo di de-globalizzazione. Questo si è visto con gli attacchi commerciali e con il tentativo di penalizzare l’import con dazi e dunque non solo in fase di propaganda elettorale. Cosa che avrei fatto anch’io se fossi stato un americano che non vuole una guerra di grande portata.

Molti italiani sono stupidamente filoamericani, per via di Hollywood soprattutto, anche se non hanno la più pallida idea di cosa significhi lo stile di vita americano. In verità, gli italiani non reggerebbero un paio di mesi senza un centesimo in conto corrente, appesi alle assicurazioni e alle carte di credito e con la possibilità di essere licenziati senza alcun motivo dalla sera alla mattina. Per non parlare dei servizi essenziali da pagare sull’unghia – e caro – ogni singolo giorno dell’anno.

Tuttavia, spiace riscontrare che anche quelli che professano l’antiamericanismo senza se e senza ma non stanno troppo bene con la testa.

Si riconoscono dal fatto che storpiano abitualmente i nomi degli avversari politici e inventano locuzioni verbali per etichettare gli altri come amavano fare i peggiori politici italiani postunitari (vadansi, per tutti, Benito Mussolini e Marco Pannella). Qualsiasi analista che non esprima odio assoluto verso gli Usa finisce nella loro classifica dei collaborazionisti. A giudicare dal livore e dall’arroganza tramite cui attribuiscono agli americani qualsiasi colpa, dalle emorroidi alla birra calda, non oso immaginare cosa accadrebbe al mondo se fossero loro a capo del paese col pil più alto del gobo! Gli antiamericani talebani sono probabilmente i peggiori guerrafondai al mondo (sanno tutto di armi, fateci caso) e soffrono di complessi di inferiorità. Praticamente gli antiamericani (quelli religiosi) sono la faccia rifondarola dei clintoniani. Anzi, direi che sono dei clintoniani che non ce l’hanno fatta.

E’ meritorio leggere di geopolitica, però se la si studia solo con un occhio ideologico si rischiano travisamenti gravi. Ad esempio si rischia di non comprendere che la strategia di una nazione non sempre può essere scelta dal premier di turno. L’Italia ad esempio deve avere come strategia militare quella di essere influente sul mediterraneo, perché è da lì che vengono gioie e dolori (le nostre coste sono una gruviera). Quindi, un politico italiano che avesse come strategia quella di influenzare il Borneo, più che uno stratega visionario, sarebbe un perfetto imbecille.

Gli Usa ad esempio hanno avuto il problema dell’Inghilterra. Il più grosso problema degli americani fu l’inghilterra, e per secoli. Oggi è la Cina, ma con l’Inghilterra ad esempio hanno fatto una guerra sanguinosa e traumatica, con la Cina finora no. E questo lo dobbiamo (anche) a Trump. Non servirà però: l’ascesa della Cina è inevitabile e Trump sta solo cercando di ritardare l’evento o di accomodarlo in modo tale che il passaggio da un impero ad un altro sia il più indolore possibile per il popolo che ama, che sensatamente è quello dov’è nato. E’ sempre affascinante scoprire che c’è qualcuno che pensa che un politico, com’è nel caso di Trump, possa fare attività politica CONTRO il proprio paese o che possa non tener conto del deep state che lo attornia. Anzi, più che affascinante è molto in linea con l’italianità più deleteria, dove remare contro il proprio paese è uno sport più praticato del calcio e quindi impreca e si indigna quando scopre che Trump non cederà Apple a Huawei, come avrebbe senz’altro fatto un Romano Prodi qualunque.

2 Commenti

  1. 1° ho un amico antiamericanissimo e ferocemente antitrumpiano. Ahaha! Effettivamente è espertissimo di armi.
    2° Il deep state americano, per decenni ha preteso di imporre l’egemonia dello Stato americano a suon di bombe, e ora, scoperti i vantaggi della globalizzazione (che ha ingrassato la Cina), l’idea di Stato, gli va stretta.

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