LA BIELORUSSIA NON ESISTE

Se prendiamo una carta geografica dell’Africa, subito ci accorgiamo di come gli stati nazionali che compongono il continente siano inventati dal nulla. Il campanello d’allarme viene dalla mera osservazione dei confini, tracciati dai seguaci di Cartesio in modo lineare. E così, mentre la natura africana suggerisce che a dividere le comunità siano i laghi, i fiumi, le montagne e le cascate, la geografia politica del sud del mondo racconta una storia diversa. «E’ il colonialismo, bellezza», che ha permesso a Francia, Inghilterra, Turchia, Olanda e Belgio di spartirsi l’immenso territorio africano dividendo etnie, culture, religioni in modo geometrico ed inventandosi, letteralmente, la gran parte degli stati.

Ma se possiamo sostenere che – ad esempio – la Libia non esiste (mentre esistono la Cirenaica e la Tripolitania), la stessa cosa può dirsi per paesi come la Bielorussia, oggi come non mai sotto i riflettori del media.

Il principale motivo per il quale è difficile, se non impossibile, che la Bielorussia entri a far parte della sfera di influenza europea non consiste nella popolarità di Lukashenko, nei successi del comunismo in quel paese, o a causa della possibile reazione di una Russia spaventata dalla pressione Nato. Il fatto nudo e crudo è che i bielorussi sono russi, come gli altoatesini sono austriaci ed i ticinesi sono italiani. I bielorussi rimangono autonomi perchè così ha voluto la storia recente del XX secolo, ma non certo perchè siano qualcosa di strutturalmente diverso dai russi. Ci sono più differenze culturali e religiose tra una comunità dell’entroterra campano ed una valdostana che tra gli abitanti di Minsk e quelli di Mosca. La cultura e lo stile di vita dei newyorchesi sono decisamente più lontani da quelli di un texano di quanto non lo siano russi e bielorussi. I libri di linguistica in genere danno l’idioma bielorusso con il 70% di intellegibilità verso il russo, ed il 55–60% verso il polacco. La storia di Russia e Bielorussia è incredibilmente intrecciata, fino a risultare indistinguibile: in Bielorussia si combatté gran parte della guerra contro la Svezia nel ‘700 e decisiva fu la battaglia della Beresina, contro l’invasione francese di Napoleone Bonaparte. La resistenza armata in Bielorussia fu particolarmente attiva contro i tedeschi durante l’invasione nazista nella seconda guerra mondiale. E tutti questi fatti così significativi per la storia eurasiatica sono raccontati nei libri di storia come avvenuti in Russia, e non in Bielorussia, che è, appunto, un’invenzione identitaria relativamente recente.

Ecco come si esprime uno dei massimi conoscitori occidentali del mondo russo, Andrei Raevsky leader della comunità Saker

La Bielorussia è una creazione completamente artificiale, perfino più artificiale dell’Ucraina. Almeno in Ucraina c’erano gli “occidentali” (i galiziani) che veramente non sono affatto russi (volendo, potreste riferirvi a loro come i “veri ucraini”) e il cui odio verso qualunque cosa che odori di russo era talmente rabbioso da poterli paragonare agli Interahamwe [in inglese] del Ruanda. In Bielorussia, invece, non c’è niente di paragonabile ai banderisti.

Ma allora, a cosa è dovuto tutto questo interesse degli americani e degli europei per la Bielorussia, che invece è un pezzetto di Russia?

Per la strategia americana la cosa è chiara a tutti. Spostare la Nato e schiacciarla verso Mosca comporta una serie di incredibili vantaggi tattici in caso di scontro militare. Si, insomma, il solito giochetto.

Ma per l’Unione Europea?

Nel caso europeo non è l’aspetto militare a fare da ago della bilancia, quanto quello industriale e produttivo.

Da quando l’Unione Sovietica è caduta, infatti, i paesi dell’est sono diventati un bacino fondamentale di manodopera a basso costo e di “scusa” per creare paradisi fiscali per le industrie dell’area tedesca. L’Ungheria del furbacchione Orban docet: se arriva la Ue, arrivano anche tassi fiscali agevolati per le multinazionali e degli sconti importanti sulla retribuzione oraria lorda di operai e impiegati di tutta l’Unione (che ha gli stipendi non a caso fermi da lustri). Basterà il dumping a spostare la Bielorussia verso Varsavia e Berlino?

Difficile che ciò accada, proprio perché i bielorussi non sono polacchi, nè ungheresi, nè moldavi, nè tanto meno ucraini.

Sono in buona sostanza russi, appunto.

2 Commenti

  1. Eh no Professore, non può raccontare storie sulla Storia, i bielorussi non sono affatto russi.
    Basta andare su Wikipedia e guardare una mappa del Granducato di Lituania, la Litva, nome che poi è rimasto appiccicato all’attuale Lituania, un po’ come è successo con Louisiana, nome che indicava un’area molto più ampia di quella dell’odierno stato federale.
    La Litva esisteva ben prima della Russia e fu l’unica a sconfiggere i mongoli.
    In Litva la lingua più diffusa era appunto il bielorusso, non certo l’arcaico lituano ancora imparentato con gli antichi linguaggi indoeuropei (un lituano è l’unico europeo che riesce a comprendere alcune parole hindi). E infatti il bielorusso ha molti punti in contatto con il polacco, tra loro si capiscono, mentre polacchi e russi non si capiscono.
    Nel XVIII secolo poi la Bielorussia, la Litva, entrò nell’orbita russa a seguito delle spartizioni della Polonia con cui era confederata.
    Dopo un paio di rivolte nel XIX secolo i bielorussi si sono adattati. Sono infatti molto più mansueti degli ucraini, glielo confermo proprio per conoscenza diretta. D’altra parte non hanno avuto l’Holodomor. Ma i bielorussi preferiscono tenersi il tirannello Lukashenko, che però è il loro tirannello, piuttosto che ricadere nelle grinfie di Mosca.

    • sono molti i bielorussi che leggono il mio blog. e tutti mi hanno fatto i complimenti e concordato al 100%. tirar fuori la Litva sarebbe come dire che i pugliesi non sono italiani ma greci. Così come i napoletani sono partenopei, cioè greci e non italiani. ecc ecc ecc. qualcuno potrebbe persino dire che i romani no sono italiani e nemmeno i veneti. per non parlare dei lombardi, che sono longobardi

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