Attenti ai pazzi. Fanno più danni del virus

Cronache da FALLITALIA. Un imprecisato giorno di aprile 2020, dopo settimane di chiusure in casa e con due figli in età preadolescenziale, ritengo cosa buona e giusta far prendere loro una boccata d’aria e li invito a scendere nel cortile condominiale per giocare un po’ assieme. Il cortile è di proprietà dei soli condomini. Quindi è anche di mia proprietà. Il cortile è recintato da un’alta siepe e per accedervi occorre attraversare altri parti comuni del mio stabile. Detto diversamente, il parco non è accessibile da persone che non risiedono lì, a meno che non violino appositamente la proprietà privata. All’epoca vi era un divieto governativo alla fruizione dei parchi pubblici causa epidemia, ma non certo dei giardini privati. Nonostante ciò, da un altro e ben lontano condominio, sento battere un mestolo sulla ringhiera di un terrazzo al terzo piano. Era una signora, sulla cinquantina, intenta anche a sbraitare come un ossesso. Convinto che ce l’avesse con qualcuno che conosceva, ignoro la cosa e continuo a giocare con i miei figli fino a che… fino a che non capisco che ce l’aveva proprio con me. Tralasciando gli improperi potete ben immaginare quale fosse la vessata quaestio. A suo giudizio non potevamo giocare in cortile perchè non c’era il dovuto distanziamento. A nulla sono valse le repliche del sottoscritto, del tipo: “povera pazza, ma si rende conto che loro sono i miei figli, che vivono e dormono con me e che questo è il mio terreno?” Macchè! Stufa di urlare dopo poco si è messa a riprendere la scena – un gioco tra bambini – con il suo cellulare. Io me ne sono fregato bellamente, ma dopo un po’ i miei figli non volevano più rimanere nell’imbarazzo e mi hanno chiesto di risalire in casa.

Verso la fine di maggio del 2020, grazie alla riapertura di alcuni negozi mi reco con mio figlio in un Brico-ferramenta per scegliere il colore della pittura della sua camera da letto. Nel tentativo di toccare una piastrella posizionata in alto come esempio tattile dei colori disponibili mi sono avvicinato (forse…) a meno di un metro da una signora, anche questa sulla cinquantina, che da circa mezz’ora era accovacciata tra le latte di colore nel tentativo maniacale di impararne a memoria le istruzioni. Con addosso una maschera talmente spessa da fare invidia alla Morte Nera di Guerre Stellari, la tipa comincia ad inveire adducendo lo scandaloso fatto che mi sarei avvicinato a meno di un metro da lei. Poichè per natura difficilmente riesco a starmene zitto, ho replicato prendendola in giro, chiedendole se non fosse stato il caso di morire, e cosette così. Preciso che il Brico era di quelli giganteschi e pieno di gente, e che nessuno poteva essere sicuro al 100 per 100 di quella fatidica distanza indicata dal sistema metrico-decimale.

A giugno 2020, poco dopo la riapertura, mi trovo qualche giorno al mare in un residence privato con piscina. E’ sera ed in acqua non c’è nessuno. Vi è solo una signora, anche stavolta cinquantenne, seduta nel giardino, intenta a parlare senza mascherina con un altro animale della stessa specie. Conscio dello psicodramma che sconvolge la nazione, chiedo al bagnino e responsabile della struttura se fosse possibile, dato che non c’era nessuno in acqua, calare un gonfiabile per giocare con mio figlio. “Ma senz’altro – mi fa costui – il cartello di divieto si riferisce ovviamente a quando la piscina è piena, per fare in modo che le persone non si disturbino troppo le une con le altre inflazionandole di salvagenti e palloni”. Come potete ben immaginare, appena immerso il canotto, la tizia inizia a chiedermi se avevo visto il cartello accompagnando il solito pistolotto sulle regole. Anche in questo caso me ne sono fregato, spiegando a tono sostenuto che avevo già interpellato chi di dovere chiedendo il permesso e che la ratio della norma era quella di impedire alle persone in acqua di recarsi reciproco disturbo. Alla fine della replica, mi complimentavo anche del fatto che sapesse leggere.

Io non lo so voi, ma a me è capitato spesso di litigare “in strada” con sconosciuti, quasi sempre per piccole cose, come quelle testè descritte. Cose da poco per fortuna, tranne una volta che due marocchini mi minacciarono di morte perchè a loro dire li avevo accecati in auto con i fari alti (!).

Già, ma cosa intendo dire con “spesso”? Come le tre simpatiche signore degli aneddoti sopra, ho circa 50 anni e di questi episodi me ne sono capitati meno di dieci. Conosco diverse persone a cui non è mai successo di litigare con sconosciuti; a me, invece, è capitato qualche volta, e pensandoci bene direi appunto dieci in tutto, compresi i tre esempi qui descritti. La cosa curiosa dunque è che sette litigate sono accadute in 50 anni di vita, e tre solo negli ultimi tre mesi targati covid. Una piazzata al mese, in pratica. Ma non basta, diverse persone mi raccontano una escalation di episodi simili, anche piuttosto gravi, con gente che viene alle mani e (come il mio ultimo) non necessariamente legati a mascherine e distanziamento. A me non è ancora capitato nulla di pericoloso solo perchè si trattava del nervosismo di esaurite signore, alle quali risposi con l’ironia, ma nel caso di maschi avrei avuto l’identica reazione? E loro, nell’eventualità, si sarebbero limitati a starnazzare o sarebbero passati alle ingiurie, alle minacce e alle botte?

La mia netta sensazione è che i media ed il governo abbiano creato un clima di impazzimento generale molto più pericoloso del virus stesso. Le anomalie psichiche sono evidenti non solo al sottoscritto, tant’è vero che si moltiplicano gli studi sullo stress da coronoavirus, in grado di compromettere fortemente la nostra salute mentale (qui).

Gli ultimi dati dimostrano come cosa del tutto evidente che i contagi invernali supereranno quelli della chiusura precedente. Viene allora da chiedersi se sia valsa la pena fomentare questo allarmismo e se, alla fine, tra qualche anno quando si farà la conta, non emergerà che le vittime da paura sono state di gran lunga superiori a quelle da collasso ospedaliero. L’epidemia non può paralizzarci l’esistenza per la sua irrilevanza statistica, ma la sociofobia a quanto pare si.

3 Commenti

  1. Io direi che in questi casi vaabbassata la tensione. Non vale mai la pena discutere con questo tipo di persone. Ignorarle è tutto quello che possiamo fare di meglio.

  2. La paura è figlia dell’ignoranza,
    l’ignoranza è figlia della menzogna,
    la menzogna è figlia dell’egoismo,
    l’egoismo è figlio del desiderio.

    😀
    😀
    😀

  3. «Lei non può starmi così vicina!», inveì una signora da un metro e mezzo di distanza, fuori dalle poste. Poi entrò e sistemò la mascherina (che aveva indosso da ore), e tocchicciò il bancone già tocchicciato da altri. Boh!
    Un cingolato, inviò un pusillanime sul balcone, vedendomi (col binocolo!) a fare l’erba per il coniglietto durante la Grande Reclusione. Ho dovuto restare nascosta tra le sterpaglie come neanche Riina aveva fatto nella sua latitanza.
    E chi potrà scordare i passanti che si scostano inorriditi, come avessi addosso piaghe di lebbra. E l’ex amico che ha mi negato la mano? Non sapeva che la mano si può lavare ma non si lava un gesto scortese?
    La società sta spofondando nella pazzia.
    Ma la colpa non è del Covid.

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