Furia iconoclasta in America e Guerra Armeno-Azera. Trova le differenze

Ok, questa non è la settimana enigmistica ed io non sono Stefano Bartezzaghi, ma con un piccolo sforzo analitico si possono trovare affinità insospettabili tra la «guerra delle statue» scoppiata questa estate in Usa a seguito della morte violenta dell’afromericano George Floyd ed il conflitto tra Azerbaigian e Armenia appena scoppiato nel Caucaso.

Gli analisti, infatti, hanno da poco finito l’inchiostro per descrivere l’abbattimento delle statue di Colombo e degli eroi confederati che già devono cimentarsi nell’ardua impresa di trovare motivazioni geopolitiche al conflitto tra gli armeni (cristiani) e gli azeri (musulmani di etnia turca). Manco si sognano di fare un paragone. Che invece c’è (eccome se c’è!).

Ma andiamo per ordine.

Intanto, scordatevi black lives matter ed altre simpatiche iniziative di protesta. Non sono neri contro bianchi in Usa, come scrivono tutti gli stupidi oggi, ma bianchi-contro-altri-bianchi. Purtroppo, infatti, pochi sono quelli che conoscono ed hanno capito il significato della guerra di Secessione avvenuta oltreoceano nel XIX secolo. Si è trattato della più sanguinosa guerra mai combattuta negli Stati Uniti. Una guerra tra bianchi del nord, prevalentemente di etnia inglese e tedesca protestante (il ceppo germanico è curiosamente il più numeroso degli States) contro altri bianchi, ma di etnia cattolica-irlandese e inglese di religione in gran parte anglicana, che vivevano negli stati del sud. Fu una lotta tra due economie: quella del nord, industriale e commerciale, e quella del sud, prevalentemente agricola. Se pensate che siano passati troppi anni dalla guerra civile per attualizzarla vi sbagliate di grosso: ancora oggi gli stati americani sono profondamente divisi per riferimenti religiosi ed economici ed anche storici, visto che ogni singolo stato ha una sua matrice “a sè”. Senza entrare nei dettagli, possiamo perciò dire che vi sono più americhe, una per ogni singolo stato a stelle e strisce, ma con particolare rilievo tra l’area yankee e quella del sud, che era ed è rimasta profondamente diversa dal resto del Paese nonostante la sua sconfitta militare risalga ormai a 150 anni fa. Ecco perchè amministrazioni locali e non solo gli attivisti si sono prodigati ad abbattere le statue dei confederati e di Colombo, individuato più che altro come un latinos in seno al nordamerica. Si tratta dunque di un regolamento di conti tra bianchi, tra diverse mentalità e modi di intendere la vita e l’economia. Modi che sono diversi da stato a stato, da nord a sud. Gli stati Uniti NON SONO AFFATTO UNITI. Anche se dalle nostre parti tutti amano pensarla diversamente, il mito dell’America unita è solo un mito, e la bomba può scoppiare da un momento all’altro. Nemmeno una guerra civile bis sarebbe da escludere.

Le vicende americane suggeriscono che

l’idea di una nazione-continente a governo unico fa acqua da tutte le parti, specialmente se quel continente è abitato da diverse religioni, etnie e, soprattutto, modi molto diversi di intendere la vita.

Ma veniamo all’Azerbaigian ed agli allegri sudditi di sua maestà Erdogan. Lo so che molti ci avevano sperato, anni or sono: perchè non unire la Turchia all’Europa, si chiedevano? I fatti anche recenti dimostrano la natura di questa follia: cammelli e cavalli possono anche amoreggiare, ma non saranno in grado di procreare alcunchè. Ecco allora che i turchi hanno molte più cose in comune con gli azeri dell’Azerbaigian di quanto non ne abbiano con gli armeni, che, a loro volta, hanno molte più cose in comune con gli europei o i russi di quanto non ne abbiano con i loro più immediati vicini di casa. Il piano dell’Unione delle repubbliche Socialiste Sovietiche non è fallito per ragioni meramente economiche, ma anche perchè fu un tentativo un po’ troppo frettoloso di mettere assieme etnie, culture e religioni così tanto diverse. la disgregazione dell’Urss è la maggior responsabile della guerra azero-armena. Certo, lo sappiamo, c’è anche il collegamento con la base di Tartus per i russi, in Siria, che ora rischiano di essere tagliati fuori. C’è il gasdotto che passerà da quelle parti. Ci sono le vecchie rivalità con i turchi, che causarono un vero e proprio genocidio contro gli armeni durante la Prima Guerra Mondiale. Sono tutte motivazioni valide, validissime. Ma sarebbe più difficile un conflitto oggi se solo non ci fossero comunità armene che vivono in enclave dentro l’Azerbaigian. E questa fu una forzatura favorita dagli Zar religiosi prima della rivoluzione comunista e poi dagli Zar laici, come Josef Stalin.

Azeri president marks defeated 2016 coup in Turkey

Ecco allora che le vicende azere ed armene suggeriscono che

l’idea di una nazione-continente fa acqua da tutte le parti, specialmente se quel continente è abitato da diverse religioni, etnie e, soprattutto, modi molto diversi di intendere la vita.

Che piaccia o non piaccia, il progetto imperialistico di unificare anglicani con protestanti, imprenditori agricoli e petrolieri con industriali e artigiani manifatturieri non ha funzionato così bene in Usa come ci raccontano, e tanto meno l’idea di far convivere turchi musulmani con caucasici cristiani armeni.

Un capitolo a parte meriterebbe l’altro progetto che stiamo subendo: quello di unificare olandesi con greci, tedeschi con italiani, croati con serbi, ciprioti con francesi. Ma, evidentemente, un sacro romano impero, un Napoleone e due guerre mondiali non sono bastate a maturare in noi europei il convincimento che si tratta di una pericolosa forzatura. Come nel Caucaso! Come negli Stati (si fa per dire) Uniti, che si trovano al di là dell’Oceano Atlantico.

1 Commento

  1. Chissà come mai, allora, tedeschi, francesi e italiani convivono e prosperano tranquillamente in Svizzera da centinaia di anni. Sara forse per la struttura confederale? Che poi era quella che volevano gli stati del sud americani, anche se poi erano schiavisti.
    Comunque se Lei ha ragione si prospettano tempi bui per la Russia, un coacervo di una quarantina di etnie diverse, alcune delle quali piuttosto bellicose come i Ceceni.
    Che poi il suo eroe Putin, per me un delinquente fatto e finito, ha pure ridotto di molto le autonomie locali.

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