Lavoro dipendente sotto attacco, altro che imprese!

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L’Eurostat (fonte) fa sapere nel suo ultimo report che la quota degli utili aziendali torna al 39,8%, mentre gli investimenti delle imprese vanno al 23,2%nell’area dell’euro, ma anche – e questa è la cosa a mio avviso più grave – che ciò si spiega con la forte diminuzione (-16,3%) dei salari dei dipendenti (salari e contributi sociali).

Nello specifico, per quanto già accennato, la percentuale di investimento delle imprese nell’area dell’euro è sceso al 23,2%, rispetto al 25,3% registrato nel primo trimestre del 2020, riflettendo la diminuzione degli investimenti fissi lordi del 20,9%.

Questi dati provengono da un primo rilascio di conti settoriali europei trimestrali destagionalizzati da Eurostat,
l’ufficio statistico dell’Unione europea e dalla Banca centrale europea.

Com’è noto, la disoccupazione dell’area euro è di poco superiore all’8 per cento, ma ciò lo si deve alle varie politiche messe in atto dai governi per prendere tempo contro i licenziamenti, l’utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali ed i sussidi alle imprese. Tolti questi palliativi, la disoccupazione sarebbe con ogni probabilità dilagante e fuori controllo in tutto il Vecchio Continente.

Il calo degli stipendi è apparentemente meno grave del licenziamento, ma a livello macro, invece, è un dato non meno pesante perchè incide ed inciderà sul consumo e, dunque, sulla produzione futura. In queste ore in Italia Confindustria piange il morto, come si suol dire, e prova un attacco sul fronte dei diritti, mentre tutto tace tra le grosse fila del “lavoro dipendente” perchè, oltre ai soliti sindacati compiacenti e filogovernativi, blocchi ai licenziamenti e sussidi vari hanno calmato gli animi.  Che succederà se la situazione dovesse permanere tale e quale? Riusciranno i  nostri eroi ad usare la cassa integrazione vita natural durante?

Come se ciò non bastasse arriva un altro dato terribile dagli States, dove invece si può licenziare e dove non è stato operato un blocco: i governi locali hanno già licenziato 200mila dipendenti pubblici. 

Questi dati 

calo degli stipendi del 16 per cento in zona euro e licenziamenti in America 

forniscono un quadro fosco per il lavoro pubblico e privato e NON per le aziende che, nel caso europeo, hanno visto una sostanziale tenuta degli utili come riportato sopra. I media, al solito, accendono i riflettori sull’impresa, mentre ad uscirne con le ossa rotte, al solito, sarà la work class.

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