«Non è il momento di scioperare». L’ultima volta che l’abbiamo sentita scoppiò la Guerra Mondiale

Il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi in occasione di una riunione di Assolombarda a Linate ha dichiarato che questo non è il momento degli scioperi, appellandosi al buon senso ed al dialogo tra le parti sociali. Oggetto del discorso è il contratto di lavoro dei dipendenti di qualsivoglia categoria, che secondo Bonomi dovrà essere sottoscritto con un occhio attento all’emergenza ed alla situazione economica delle imprese. Non ci sarebbe nulla da eccepire, se non per il fatto che la fine degli scioperi, spontanea o “spintanea” che sia, è sempre stata foriera di guai per l’Italia, dalla scoppio della Prima Guerra Mondiale al Codice Rocco che durante l’era fascista lo vietava esplicitamente.

Snaturare lo sciopero di qualsiasi valenza politica, riducendolo a mero contenzioso tra padroni e operai, è sempre stato il sogno dei liberali. Ed infatti fu la linea ideologica perseguita da un liberal doc come Giovanni Giolitti più di un secolo fa. Secondo questa direttrice interpretativa, il lavoratore può scioperare solo per un contenzioso con il datore di lavoro, ma giammai contro lo Stato (cioè al fine di ostacolarne la linea politica). Con Bonomi si passa addirittura ad una linea cronologicamente precedente a quella di Giolitti: il dipendente deve capire che c’è una crisi. Dunque non protesti perchè “siamo in crisi”. Argomento non diverso da quello utilizzato dagli industriali italiani allo scoppio della Prima Guerra Mondiale che servì loro per ottenere commesse sicure dallo Stato, sopprimere le tutele sindacali tramite la legislazione di guerra e – appunto – vietare il diritto di sciopero con la scusa che l’Italia era entrata in guerra.

Ciò finì per indebolire ed esasperare la classe lavoratrice, ma soprattutto preparò il terreno alle rivendicazioni del 1919-1920, al fascismo e, financo, alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Conflitti le cui conseguenze stiamo ancora pagando oggi, a 75 anni di distanza.

Naturalmente, il leader di Confindustria non invoca il divieto di sciopero, ma ritiene logico e scontato che nessuna organizzazione sindacale invochi l’esigenza di scioperare “proprio ora”. A mio avviso ciò è più grave di quanto possa sembrare in apparenza e fa il paio con la recente proposta, sempre marchiata confindustria, di far pagare le tasse ai dipendenti superando il meccanismo del sostituto d’imposta.

Si tratta dei primi cenni di un assalto da parte degli industriali che ha il covid come scusa fantastica per colpire il lavoro senza quasi che nessuno protesti.

I lavoratori sono ubriacati dai media e sono terrorizzati di morire di covid, E invece moriranno di ben altro, purtroppo. In particolare, non stanno capendo che almeno un terzo di loro vengono in questa fase stipendiati sulla scorta di sussidi e basta. Perché il paese produce e consuma pochissimo ora. Non ha utili, non consuma e produce poco. Quando ci sarà il crollo e termineranno i sussidi a vario titolo erogati (come la CIG e tutti i suoi surrogati) la metà del paese che non lavora come dipendente sarà disposta a girarsi dall’altra parte a fronte di riforme di questo tipo: mensilità decurtate, anche del 50 per cento. Licenziamenti numerosi e per qualsiasi motivo. Pensionamento pubblici per i dipendenti che sono rimasti a 69 anni e oltre. I dipendenti, dunque, a fronte del ridimensionamento di artigiani, bar e cose così di oggi, subiranno nel lungo periodo la batosta più grave. Tranne gli ospedalieri, che respireranno sicurezza lavorativa causa covid ancora per qualche anno, ma che verso la fine del decennio subiranno un fenomeno di privatizzazioni e precarietà di gran lunga maggiore a quello oggi presente nei tanto deprecati States. In pratica i lavoratori dipendenti faranno la fine dei cocchieri di carrozze con cavalli di inizio ‘900 oppure diventeranno salariati sottopagati molto più di oggi allo scopo di fare concorrenza a quei popoli che hanno da poco avviato la loro fase industriale, come nei paesi dell’est Europa o in Oriente.

1 Commento

  1. Accelerazione finale del percorso iniziato decenni fa.
    Analisi brutalmente precisa sul prossimo futuro che ci attende.
    E “i nostri eroi” continuano a fare come le tre scimmiette…

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