La fine del Natale

Il Natale ognuno lo interpreta e lo vive a modo suo, ma se c’è un aspetto della festività che accomuna tutti – religiosi, laici, atei – è l’atmosfera familiare che lo caratterizza. Il Natale è la festa della famiglia, delle decorazioni, dei regali, dei pranzi e delle cene.

Ma decorazioni, alberi illuminati e doni ai parenti sono il più chiaro legame che c’è tra noi occidentali e la cultura cristiana, la quale – pur provenendo da Oriente – ha unito la nostra civiltà per oltre 2000 anni. Gli occidentali non sono figli solo della cristianità, perchè un grosso debito lo devono alla filosofia greca e latina e sono strade che spesso si sono intrecciate, combattute, confrontate, rispettate.

Nella nostra cultura, Socrate e Gesù sono importanti riferimenti di principio. Il pensiero e la testimonianza di entrambi (il martirio), ha consentito agli individui di pretendere una riforma della società e di lottare contro le ingiustizie, soprattutto quelle che vengono dal potere. Da Socrate sono partiti, che lo sappiano o no, tutti i grandi rivoluzionari dell’Occidente, da Marx a Robespierre, da Newton a Gailei. Da Gesù è emerso il netto rifiuto alla divinizzazione di Re, Imperatori, Scuole di saputi e mercanti.

E’ grazie al cristianesimo se per la civiltà occidentale, ogni persona è unica. Da questo punto di vista, il contributo di Gesù è anche maggiore di quello dei filosofi antichi, i quali predicavano l’uguaglianza, ma tra uomini GIA’ liberi.

Prima che arrivasse il cristianesimo, solo chi deteneva una qualche forma di potere aveva voce. Ma nella civiltà occidentale cristianizzata le persone oneste e disoneste, tutte, hanno voce in capitolo. 

Il risultato della predicazione del Messia non è stato sempre buono; c’è chi ha voluto interpretare, chi ne ha approfittato, chi ha usato il messaggio di Gesù non in un senso filosofico, ma misterico, mistico, criptico, privando così agli uomini una vita di opportunità. 

Mi vengono in mente, tra gli altri, i conquistadores spagnoli che con la Croce sotto al braccio, sterminarono gli indigeni del nuovo continente americano arrostendoli sulla griglia, picchiandoli selvaggiamente e brutalizzandoli nelle miniere. Al netto delle malattie, i cristiani causarono così la morte di decine di milioni di persone nel nuovo mondo. Roba che Adolf Hitler crepa d’invidia. Ma i cristiani non sono necessariamente il messaggio cristiano, che invece è chiaro e tondo:

siamo tutti PERSONE, ognuno unico e ognuno nato con il libero arbitrio e ricco di opportunità

Negli ultimi decenni però è successo qualcosa, forse Pier Paolo Pasolini la chiamerebbe “mutazione antropologica”.

Abbiamo perso di vista il traguardo storico che ha dato forza agli esseri umani che vivono in Occidente e che si vedono (ancora) come persone. Le radici religiose, legali e politiche di questo grande risultato non sono più insegnate con riverenza nelle scuole e nelle università, né rispettate dai nostri governi e dalle varie istituzioni di riferimento. Le opere d’arte, i monumenti, le infrastrutture, i libri e le voci della tradizione e che ci furono lasciati come doni preziosi da millenni e che ci legano gli uni agli altri in quanto occidentali, sono ora derisi, soffocati, dimenticati o addirittura avversati dal “politically correct”, dal sapere tecnico autonomo, dalla guerra contro la “cultura bianca”, dalle regole internazionali eterodirette, dall’isolamento coatto. La preghiera è stata rimossa dalle scuole dei bambini più piccoli ed i simboli religiosi cristiani dalla vita pubblica.  Su questo punto ha ben detto lo scorso Natale Paul Craig Roberts:

Man mano che le tradizioni cristiane scompaiono come base del comportamento, la barbarie acquista forza e ci domina.

Il cristianesimo viene gradualmente emarginato. Ogni anno diventa più difficile trovare una cartolina di Natale con scritto “Buon Natale” invece di “Auguri di stagione”. Al posto dei canti natalizi, abbiamo canzoni natalizie di Hollywood… Ci stiamo avvicinando a un momento in cui il Natale cristiano non può essere celebrato perché non inclusivo per una società diversa e quindi politicamente scorretto – a meno che non sia considerato un “crimine d’odio”.

Ogni qual volta uno studente chiede perchè mai dovremo avere il crocifisso appeso in classe sopra la cattedra, mi preoccupo e sono in imbarazzo. Da un lato, sotto un profilo tecnico-legale, la domanda è ben posta e la presenza del crocifisso altamente discutibile.  Il concordato è deboluccio, la  Costituzione  cambiata. Dall’altro, rimango sconcertato dalla domanda in sè, instillata nelle giovani menti dal dibattito politico, dagli atteggiamenti del potere, dai media servili, che non vogliono crocifissi in mezzo alle scatole (se non per intercettare di quando in quando il consenso elettorale delle vecchie generazioni). Anche un ateo convinto, immerso fin dalla nascita nei valori cristiani basati sull’uguaglianza ed il rispetto della persona, circondato da luoghi di culto e opere d’arte ispirate da questo pensiero, dovrebbe capire immediatamente il motivo per il quale in Italia, in alcune scuole, c’è un crocifisso. Non ha molto a che fare con la religione, ma con i valori del luogo nel quale si vive. In altri termini, chiedersi se non sia il caso di togliere i simboli cristiani da ogni luogo pubblico è come chiedere di eliminare i principi di riferimento dell’Occidente. Un occidente, tra l’altro, già fortemente in decadenza. Una preoccupazione legalmente pertinente, quella degli studenti, ma non molto diversa dall’esigenza dei marinai che si preoccupavano di lustrare gli ottoni sul Titanic dopo l’impatto.

Radicalizzando oltre il ragionamento sul Natale e sulla sua laicizzazione pubblica, occorre riconoscere che non c’è una cultura di riferimento nella Torre di Babele e che una persona non può essere cristiana oggi, pagana domani e musulmana dopodomani. Il miscuglio forzato di valori culturali e religiosi non crea una base per la legge, ma solo la forza bruta del passato precristiano.

Che ci dichiariamo religiosi oppure no (chi scrive non lo è, ad esempio), la nostra celebrazione del compleanno di Cristo celebra quel pensiero che ci ha resi i padroni del nostro corpo e della nostra vita politica sulla terra. Anche gli atei dovrebbero attenersi a una tale religione.

Entrando nel 2021, la civiltà occidentale – il prodotto di millenni di sforzi – è in declino. La degenerazione è evidente a chiunque. Se l’Occidente precipiterà nella tirannia, le nazioni difenderanno la loro libertà e le loro anime, o si lasceranno abbindolare da potenti che si credono loro degli dèi, siano essi scienziati, fondatori di startup, generali della Nato, politici di professione?

Il 2020 ha già dato una risposta. Tragica.

1 Commento

  1. Cit.: “Ogni qual volta uno studente chiede perchè mai dovremo avere il crocifisso appeso in classe sopra la cattedra, mi preoccupo e sono in imbarazzo.”

    Segno di immaturità: potrebbe spiegare il senso simbolico se ne conoscesse il sinificato, ben spiegato nella Scienza Sacra.

    Poi forse così potrebbe intavolare un insegnamento che porta a riconoscere il “tau” francescano come emblema del cristiano moderno.

    …però, mentre sto scrivendo, mi rendo conto di essere fuori tema: questo sito è nato per discutere di economia, eclusivamente!

    Allora esorto l’Autore a non andare OT con i suoi articoli.

    😀
    😀
    😀

    PS: Mi sono reso conto di essere stato “blasfemo”: evocare il Poverello di Assisi in un ambiente dove si magnificano i ricchi! 😉

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.