Il nuovo piano quinquennale cinese. Per vincere domani

Ci sono commenti che scatenano il panico sui social. Tra i tanti, quando parlo di Cina, il panico raggiunge le vette esponenziali. Prima che terminasse il 2020, infatti, ricordavo ai miei 25 lettori di manzoniana memoria cosa diceva il compianto Giulietto Chiesa: “il XXI secolo non sarà un secolo americano, ma asiatico”. E citava naturalmente la Cina in tal senso. Ora che la Cina ha ottenuto l’unico risultato positivo in termini di pil nel mondo e che la Borsa di Shangai ha battuto per performance gli altri mercati finanziari nazionali, a me sembrava scontato applaudire Giulietto e la sua capacità di analisi geopolitica. Perchè molti occidentali odiano la Cina? Per via del “comunismo”, dottrina politica che però vuol dire tutto e niente e che ognuno interpreta come più gli fa comodo. A dispetto di tutto, l’analisi di Giulietto Chiesa risulta valida soprattutto per il 2020, anno in cui le maggiori riviste di geopolitica si sono prodigate in tutte i modi per sostenere che no, che l’America è ancora avanti anni luce. L’atlantismo è duro morire e ci vorrà ancora del tempo, questo lo comprendo, ma speravo che almeno coi numeri alla mano … e invece niente! I sapienti della geopolitica nazionale tirano in ballo la talassocrazia, il numero dei carri armati, e tutta la solita solfa. Peccato che il dominio, oggi, non si esprima solo per massa delle portaerei, ma anche per capacità produttiva (indispensabile anche a sostituire le perdite in caso di conflitto), per demografia, per organizzazione ed unità nazionale. Con un miliardo e 400 milioni di persone, con tutta la manifattura (iphone compresi) e con una popolazione allineata al governo, la Cina è già adesso la prima potenza nel mondo. Chi ha l’antenna perennemente rivolta verso Washington e prende solo i canali satellitari d’oltreoceano si metta il cuore in pace.

Anche se la recente spaccatura americana postelettorale meriterebbe un libro, mettiamo pure tra parentesi il generico ragionamento sull’unità nazionale. Ma che dire del nuovo piano quinquennale cinese?

PREMESSA. La funzione economico-politica del Paese di Mezzo è organizzata in stile comunista tradizionale, con i famigerati piani quinquennali che identificano le linee di sviluppo degli anni a venire. L’eredità è sovietica, ma in Cina i piani quinquennali hanno avuto decisamente più successo. La logica è dunque di lungo, lunghissimo tempo, e non si ragiona, come da noi, in termini di pil “trimestrale” o annuale.

Vediamo di che si tratta

  • la Cina punterà anche sulla qualità e non solo sulla quantità. quindi via libera a temi come ecocompatibile e sostenibilità del prodotto. In ritardo? Può essere, mala Cina ha QUANTITA’ enormi e questo fatto condiziona anche la qualità se il livello raggiunto è stratosferico. Con la nuova linea programmatica che si aggiunte, la Cina potrà surclassare tutti (altro che auto elettriche, pale eoliche, fotovoltaico e altre paleovaccate targate Greta!)

 

  • riduzione delle differenze sociali, soprattutto attuata attraverso una modificazione del rapporto tra campagna e città, che in Cina è semrpe stato un problema evidente. Questo piano aumenterà il numero dei borghesi e dei ricchi, che saranno milioni

 

  • istruzione ed assistenza sanitaria. Non si parla ancora di modello europeo, ma la Cina vuole superarlo, sai perchè gli anziani sono in aumento, sia perchè la nuova ed aumentata borghesia ha bisogno di una popolazione sempre più formata. In altre parole, spenderanno un sacco di soldi per scuole e ospedali e aumenterà l’offerta universitaria

 

  • autosufficienza tecnologica. la Cina produrrà e consumerà internamente, cioè come se si trattasse di tutto il mondo in un solo paese

 

  • raddoppio del reddito procapite entro il 2035. Quanto già detto poco sopra si conferma e si rafforza in quest’ultimo punto. Gli esiti sul consumo procapite e sui giovani cinesi sarà esplosivo. Con questo provvedimento ci saranno medioborghesi e miliardari in misura molto maggiore di quanti ve ne siano in Europa ed in tutti gli Stati Uniti ora. (fonte: https://www.china-briefing.com/)

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