L’Inno alla Gioia: da Arancia Meccanica a Macron

Emmanuel Macron arrivò sulla esplanade del Louvre, a Parigi, dove migliaia di sostenitori festeggiavano la vittoria alle elezioni presidenziali, mentre le note diffondevano l”Inno alla Gioia‘ di Beethoven, l’inno dell’Europa. “Questa sera voi ce l’avete fatta – disse Macron ringraziando i suoi sostenitori – la Francia ce l’ha fatta”.
E i sostenitori di Macron presenti sui social lo ribadirono: “ora possiamo cantare finalmente tutti insieme l’inno alla Gioia”. Questa cosa che la Nona Sinfonia venga indicata come l’inno dell’Unione Europea e che sia stata abilmente utilizzata da Macron ha del divertente perchè nasce da una totale incomprensione di Beethoven e della sua geniale denuncia dell’ideologia e dei suoi perversi meccanismi di addomesticamento delle masse. Solo il regista americano Stanley Kubrick in Arancia Meccanica aveva ben intepretato il reale significato dell’Inno alla Gioia e il filosofo e psichiatra Slavoj Zizek, recentemente, il quale vi ha dedicato uno dei passaggi più importanti della sua opera documentaristica “guida perversa all’ideologia”.
L’inno alla gioia è solitamente inteso come un tributo all’umanità, alla fratellanza tra i popoli e alla libertà. E’ sorprendente vedere l’adattabilità di questa celebre aria. La sinfonia è stata infatti usata da movimenti politici e governi completamente opposti tra di loro. Nella Germania di Adolf Hitler, ad esempio, la musica di Beethoven era usata per le grandi cerimonie pubbliche e anche nell’Unione Sovietica veniva considerata molto favorevolemente come canto comunista. Molti pensano che la rinascita della musica classica in Cina sia recente, mentre già ai tempi della Rivoluzione Culturale di Mao era ascoltata e in particolare proprio l’inno alla gioia mentre quasi tutto il resto della musica proveniente dall’Occidente era vietato. L’inno ovunque è stato accolto come emblema progressista, ottimista e rivolto ad un futuro radioso. Nella Rodhesia bianca, estremista e razzista dei decenni scorsi, ad esempio, l’inno alla gioia venne adottato addirittura come l’inno nazionale del paese. Una nazione, la Rodhesia, sfruttata dai bianchi per l’estrazione dei diamanti. E che dire dell’estrema sinistra di Sendero Luminoso? Il movimento peruviano aveva come capo Gonzalo, poi presidente, il quale dichiarò apertamente in un’intervista che la sua musica preferita era nientepopodimeno che l’inno alla gioia.
L’Inno alla Gioia è forse il pezzo musicale più sfruttato e incompreso della storia, un contenitore di paradossi, al cui interno si sbaciucchiano Hilter e Mao, la Germania Ovest e la DDR, Macron ed i nazisti dell’Illinois. Per usare le secche parole del filosofo sloveno Zizek: “l’inno alla gioia funziona! E’ il modo in cui ogni ideologia funziona”. Cosa significa quest’analisi? Che l’inno alla gioia ha funzionato come un contenitore vuoto nel quale tutti potevano ficcare sè stessi e i loro convincimenti.
E’ come uno smoking! Anche un uomo brutto sta bene in smoking.
A tutto questo si aggiunge un problema ulteriore, forse più inquitante del primo. Tutti si immergono in questo contenitore vuoto, in questo “abisso”, tanto per usare un lessico che piace ai filosofi, senza avvedersi che non è però un contenitore poi così neutrale e così vuoto e così pacifico come sembra essere ad un primo ascolto.
E’ qui che entra in gioco la prospettiva di Alex, il delinquente cinico protagonista di Arancia Meccanica. Alex è letteralmente rapito dall’Inno alla Gioia, ne è incantanto. Ma come mai? Come può essere che un bastardo figlio di puttana che violenta e molesta gli altri per noia, gratuitamente e per il solo gusto di farlo, possa essere affascianto dal pezzo di musica più gioioso dell’umanità, quello della fratellanza ecc. ecc.?
Nell’inno alla gioia ci si potrebbe chiedere se qualche pezzo di umanità, se “qualcuno” viene escluso da questa gioiosa e pacifica festa. Ebbene Alex il criminale, il violento, lo psicopatico è un emblema di questa esclusione. Beethoven ha voltuo musicare questa esclusione perchè – COLPO DI SCENA – l’inno alla gioia che tutti abbiamo ascoltato comprende una seconda, e lunga parte, dove il tono musicale cambia completamente, ove la sublime bellezza lascia lo spazio a un ritmo burlesco, Zizek direbbe “volgare”.
Beethoven non è il celebratore solo della fratellanza. Quella che tutti conosciamo e canticchiamo è la musica dell’ideologia ufficiale, ma nella seconda parte il grande compositore tedesco si occupa di svelare la vera storia, niciana, nichilista, il cui senso è quello di mostrare il fallimento perbenista dell’ideologia al potere. E’ un ritmo carnevalesco, dionisiaco. Ma al potere piace usare solo la prima parte; che sia un potere nazista, che sia un potere comunista o che sia un potere liberista, come nel caso di Macron.
Macron, ex assistente del filosofo Paul Ricoer, amico di Attali, appassionato genuino di filosofia, questa cosa la sa benissimo. Il popolo invece no, ed è per questo che domenica 7 maggio, in Francia, ha perso.
 
 

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