Volete verità per Regeni? Seguite i soldi.

La lezioni di Giovanni Falcone è valida anche se non si parla di mafia, ma di relazioni internazionali! In attesa di risposte tecnico-giuridiche, il caso dell’omicidio Regeni risulta logico grazie al suggerimento del giudice Falcone che fornisce sempre indicazioni di primissima qualità. La morte dell’attivista italiano avvenuta il 25 gennaio 2016 non ha trovato giustizia perchè mancano prove schiaccianti, ma non certo perchè sia avvolta nel mistero.

Sulla questione Regeni, inoltre, i media ed i commentatori hanno gravi colpe sulla confusione che si è venuta a creare nell’opinione pubblica. E’ vero, infatti, che noi italiani non abbiamo prove sui mandanti ed esecutori che possano blindare gli egiziani e costringerli ad un processo, ma bene sarebbe almeno evitarci il solito atteggiamento guelfi contro ghibellini che tanti danni ha già fatto alla storia del nostro paese. Nel caso di Giulio Regeni, al solito, abbiamo due tesi, l’una più politicizzata e inconcludente dell’altra.

In curva Nord ci sono i global del progetto Erasmus, cioè quelli che sostengono che Regeni era poco più di un turista, brutalizzato dai servizi segreti egiziani perchè chiedeva più democrazia in un paese di brutti, sporchi e cattivi. Lo affermano cantando Imagine di John Lennon e indossando una maglietta di Greta Thunberg. In curva sud, invece, siedono quelli che affermano che, in fondo, il ragazzo “se l’è cercata” perchè era pagato dai britannici e voleva rovesciare il regime di Al Sisi tramite ordini dei servizi segreti MI6 . Mentre postano questa sentenza sui social, i no global per ironia della storia sorseggiano Sangiovese comprato a Predappio.

Come spesso accade per tutti i luoghi comuni, anche in questi c’è un briciolo di verità, ma non si farebbe prima a seguire i soldi?

Il regime di Al-Sisi ha natura militare e cerca di restare in piedi facendo affari. Non è più antidemocratico di quello dei suoi predecessori Morsi e Mubarak e non è più antidemocratico dei nostri regimi, visto che prima di arrivare a Palazzo Chigi non conoscevamo nè Conte, nè Letta, nè Gentiloni, nè Monti. Dunque, sta storia della dittatura in Egitto piantiamola qui. Giulio Regeni è stato torturato e ucciso, cosa purtroppo non molto strana nel sottobosco dei paesi emergenti, ma gli egiziani hanno fatto ritrovare il corpo. Questo dato di fatto solo un ingenuo può pensare che sia un caso. E’ infinitamente più probabile che si sia trattato di un messaggio verso l’Italia ed i suoi traffici in Egitto, il che spiegherebbe anche perchè il governo italiano ha poi mantenuto l’ambasciatore al Cairo. I tentativi di depistaggio da parte degli inquirenti egiziani successivi alla morte dello studente rasentano il ridicolo: incidente stradale, delitto d’amore, gioco sessuale finito male… Vabbè, lasciamo perdere.

L’Egitto, economicamente, sta esplodendo e mi sorprende che qualche fesso sia andato a vedere i conti dello studente italiano e non i rapporti commerciali tra le compagnie europee e l’Egitto. Pochi sanno, ad esempio, che Al Sisi sta costruendo una città completamente nuova nel deserto, vicino al Cairo. Una città nuova che vede coinvolti centinaia di manager stranieri e che sarà grande 4 volte Milano ed in grado di ospitare la bellezza di 6,5 milioni di abitanti.

La più grande società di utility italiana, l’Eni, ha inoltre forti interessi nell’area ed al largo di Port Said ha scoperto un gigantesco giacimento di gas naturale, cosa che mette i bastoni tra le ruote a inglesi (guarda caso) e russi. Gli egiziani hanno così dato un messaggio agli italiani e anche agli inglesi, indirettamente coinvolti dal fatto che Regeni lavorava in GB come ricercatore universitario, ma molto interessati al business dell’energia in funzione antirussa ed al controllo del Mediterraneo.

Per ottenere giustizia su Regeni, l’unico modo è quello di operare per una destituzione dell’apparato militare egiziano, cosa che l’Italia non è assolutamente in grado di fare. Non siamo la Francia e Al Sisi ora è più forte di quanto lo fosse Gheddafi in Libia nel 2011 quando l’allora presidente Sarkozy lo fece sparire dalla faccia della Terra. In alternativa, l’Italia può operare con le proprie aziende (Ansaldo, Breda, Edison, Finmeccanica, Eni…) per far scendere gli egiziani a più miti consigli, ma questo non è possibile, avendo rinunciato da decenni a qualsiasi indipendenza difensiva – delegata alla Nato – capacità offensiva – delegata sempre a Nato e Usa – e all’autonomia economica – delegata ad una Unione a trazione franco-tedesca.

La nostra impotenza è evidente e “giustizia per Regeni” si potrà avere solo a fronte di una proiezione coloniale nel Mediterraneo che non potremo fare per la Carta Costituzionale, ma che intanto fanno tutti gli altri paesi, compresi quelli che non si affacciano sul Mediterraneo e a dispetto delle loro costituzioni.

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