E se fosse Mario Draghi a portarci fuori dalla UE?

Mario Draghi viene sempre presentato da stampa e opinione pubblica come l’europeista per eccellenza. Il banchiere che ha salvato l’euro. Il finanziere che va d’amore e d’accordo con la signora Angela Merkel, Ursula Von der Leyen, Christine Lagarde e tutti gli altri magnaschei del Vecchio Continente. Almeno, questa è l’immagine che Draghi ha dato di sè e gli atti compiuti alla BCE (ieri) e alla Banca d’Italia (ieri l’altro) confermano in toto quanto propagandato sull’attuale Presidente del Consiglio. Dunque, niente illusioni o tesi strampalate: Mario Draghi è un sostenitore degli Stati Uniti d’Europa con probabilità che rasentano il 100 per 100. Quello che però molti detrattori irrazionali, acritici e partigiani di Draghi non vogliono sentirsi dire, è che proprio l’europeismo di uomini come Draghi potrebbe portarci fuori dalla Ue, e questo per il semplice e banale fatto che chi guida davvero l’Unione (la  Germania) fin dalla sua nascita contrasta, ostacola e denigra i paesi europei del Mediterraneo, Italia in primis isole comprese.

In queste ore, infatti, la Germania sta ostacolando il recovery fund in tutti i modi possibili immaginabili, e lo fa sotto il profilo giuridico più che sotto quello politico. In altre parole, il deep state tedesco sta mandando avanti i suoi legulei allo scopo di far saltare il tentativo internazionale di Draghi, che è quello di costringere i teutonici al debito pubblico comune.

Al momento attuale il recovery fund non ha portato ancora un centesimo nelle tasche degli europei, contrariamente a quanto accaduto, ad esempio, nelle nazioni sovrane, come gli Usa. Lo strumento che secondo i tifosi dell’Unione doveva portarci fuori dalla crisi è infatti appena stato bloccato e contestato in modo aspro dal Parlamento di Berlino. Dal Bundestag sono arrivate le note di due importanti partiti. I liberali democratici pretendono di poter pesare sui governi degli altri stati nazionali attraveso vincoli esterni capestro in  capo ai 27 membri. Se ciò passasse, non vi sarà alcuna decisione comunitaria, ma il governo europeo passerebbe da Bruxelles e Strasburgo direttamente a Berlino. Il sogno di Hitler, detto in modo brutale.

Ma l’altro partito fbi, quello euroscettico, ha fatto ancora di più.

In un ricorso alla corte costituzionale tedesca l’fbi contesta la legittimità stessa del pacchetto d’aiuti perchè il recovery  rappresenta un tentativo di creare un debito pubblico comune tra gli stati membri. Il che – rullo di tamburi – è proprio quello che vuol fare in futuro Mario Draghi per sua esplicita dichiarazione. Senza questo debito pubblico comune l’Unione è destinata a saltare ed i tedeschi sono disposti a farlo oltre ogni ragionevole dubbio. Basta solo che qualcuno lo pretenda e lo ponga come aut – aut. E questo qualcuno potrebbe essere proprio Draghi. Draghi l’europeista

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