Lavorare Tutti Per Lavorare Gratis!

panalonLa Borsa italiana deve consolidare sopra quota 25mila, senza questo non avremo vera ripresa del borsino di Palazzo Mezzanotte e sarà il solito pluriennale trastullarsi che ci portiamo avanti dal 2008 (leggi: meglio tradare SP500, è più direzionale). Bòn, la mia previsione l’ho fatta, ora veniamo alle cose strutturali: il mercato del lavoro

La chiave di comprensione del problema del lavoro in Italia sta proprio tra le maglie delle norme, nei dettagli (eh già, là dove il diavolo mostra le corna).

Lo sapevate? L’articolo 18 non c’è più e yhuuuu – uu – uu (sapevatelo).

Il controverso articolo dello Statuto dei Lavoratori (legge 300 del 1970), prevedeva il reintegro nel posto di lavoro qualora un tribunale avesse accertato che il dipendente era stato INGIUSTAMENTE licenziato. Questa norma, quindi, non impediva affatto di licenziare, ma di sicuro impediva il licenziamento di un dipendente che fa attività sindacale o anche che risulta semplicemente iscritto in una organizzazione sindacale.

E’ tutto qua, ma è quello che non viene mai detto.

E’ ciò che sta dietro le quinte. Il sindacato dice che senza l’articolo 18 si potranno licenziare le donne perché donne, gli omosessuali perché omosessuali e così via. I riformatori e gli imprenditori sostengono invece che così si potranno licenziare i fannulloni. Nessuna delle due argomentazioni è esatta:

senza articolo 18 si potranno licenziare i rappresentanti sindacali dei lavoratori e gli iscritti che sono l’obiettivo strategico della riforma. Punto.

A chi fa filosofia (non c’è niente di più pratico della filosofia) interessa capire soprattutto ciò che accade dietro le quinte, anche a rischio di perdersi lo spettacolo sul palco. Ne vale la pena? Vale la pena fare la fila e pagare il biglietto per ammirare la polvere negli angoli del teatro più delle luci stroboscopiche del palcoscenico?

Sì, sempre!!! (ed in particolar modo quando lo show lo conosciamo a memoria).

E infatti capita che anche a teatro ci si annoi e che volentieri si distolga lo sguardo dai costumi degli attori per sbirciare dietro la tenda. Fuor di metafora, nel caso dei diritti dei lavoratori, sul palco ci va la politica, gli attori cambiano nome nel corso delle legislature, ma il copione suggerisce sempre di ridimensionare i diritti per essere più competitivi sui mercati globali, agevolare assunzioni, pagare i debiti, far girare finalmente i soldi. I cattivi, nella rappresentazione cui stiamo assistendo, sono impersonati da sindacalisti anziani e rancorosi, la cui natura maligna mal si cela entro un sottobosco di privilegi.

Dietro le quinte, alla cabina di regia, vediamo però che non ci sono i mercati, cioè i protagonisti dello scambio, ma solo una parte dell’economia, quella parte che al mercato rionale – per esempio – sta dietro un banco e vende il prosciutto. E’ quella che bluffa, mettendo il ditino sulla bilancia e falsamente ti dice: “che faccio, lascio?”

Dietro c’è quella parte lì, quella che vuole vendere a prezzo basso per guadagnare più del banco vicino. E’ la stessa parte del mercato che qualche anno fa, alla faccia di Rocco Siffredi, ci raccontava che “piccolo è bello”, che il Nordest ha la giusta formula dell’economia (lavorare a testa bassa tutto il giorno) e che bisogna essere più flessibili per essere competitivi, mettendo in scena la legge Biagi col suo confuso quanto inutile coro di contratti a termine. (a proposito di legge Biagi… MIIIIIIIIIINCHIA CHE SUCCCESSONE!!!)

E’ la stessa parte del mercato che – a dispetto della Silicon Valley e della sua capitale Cupertino – non assumeva (e non assume!) laureati, perché chi studia nasconde una natura superba e malvagia.

Allora come ora è infatti sempre molto meglio prendere in azienda il ragioniere del paese, l’amico della zia, quello che serve a messa come chierichetto, l’analfabeta del villaggio, ecc. ecc.

Chi indossa la filosofia come abito quotidiano, non può tifare per gli attori buoni o per quelli cattivi (che tra l’altro spesso si scambiano i ruoli), ma farebbe bene a svelare a tutti ciò che ben si vede dietro le quinte: un Pantalone della commedia dell’arte, un Zanno con tanto di culone e maschera dal naso fallico. Messo li a fare il regista, il più inetto ruffiano e incapace di tutti. Direi senza timori che Pantalone è la maschera di confindustria e degli industriali italiani

Dopo l’operazione di uscire nella caverna, Platone ci insegnava che occorre pur ridiscendervi e raccontare quel che si è visto, anche se la luce brucia gli occhi ed anche se faceva comodo pensare che esistessero davvero i buoni e i cattivi della commedia.

L’abolizione dell’art. 18 toglie dignità al lavoratore e al concetto stesso di lavoro, ma pare anche realistico che ciò consentirà alle aziende di abbassare gli stipendi e quindi (forse) di assumere di più. Oppure, e meglio ancora, l’abrogazione darà alla Banca Centrale la scusa necessaria per prestarci soldi e rimandare di un poco la caduta.

Sono risposte diverse, provvisorie e tutte importanti, ma ai filosofi tocca formulare sempre nuove domande.

Per esempio:

  • è vero che senza articolo 18, più che licenziare, si elimineranno di fatto i sindacati e dunque si ridurranno gli stipendi?

  • Così facendo si ostacola la produzione cinese, ma domani la contrazione del mercato interno ci farà concorrere alla pari anche con il mercato vietnamita? E dopo domani, nuovi provvedimenti di tal fatta permetteranno di reggere l’urto dei competitors pakistani, indiani, africani?

  • I paesi col più alto tenore di vita al mondo (Olanda, Norvegia, Danimarca, Svezia ecc.) hanno mai fatto operazioni di questo tipo? Qualora non avessero fatto operazioni di questo tipo, come mai riescono ancora a vivere in un benessere diffuso?

  • L’istituto della schiavitù in Europa consentirebbe ai nostri produttori di vincere finalmente la sfida della globalizzazione?

  • E’ possibile per un popolo di sessanta milioni di individui produrre beni e servizi a minor costo di nazioni che superano il miliardo di abitanti?

  • Si può realizzare benessere eliminando politica e sindacato, ma tenendoci imprenditori e dirigenti laureati coi corsi di youtube, quando va bene, e alla Bocconi quando va male?

  • Gli imprenditori dei Paesi emergenti e dal Pil elevato, come Cina e Brasile, agiscono in regime di libero mercato o sottostanno a rigidissime norme di import/export imposte dai loro rispettivi Stati?

Come la storia della filosofia suggerisce, le domande chiariscono molto più delle risposte. Anche quando sono retoriche.

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