Tattiche di Borsa e tattiche di vita

La guerra è un inferno. Un inferno che dobbiamo affrontare. L’uomo dall’alba della civiltà ha spesso messo in discussione la guerra come “valore”: anzi, si può dire che ne ha sempre provato orrore. Pur tuttavia, è innegabile che l’uomo ha sempre combattuto, affascinato dalla battaglia teorizzata, cioè immaginata prima di combattere, e profondamente scosso da essa una volta trovatosi immerso piedi e gomiti nel fango.

Alcuni lettori di Micidial mi chiedono di pugnare. Di spiegare i perché della guerra e soprattutto perché essa abbia a che fare (anche) con gli investimenti, la borsa, il trading. Siccome la guerra è la specialità della casa, eccovi serviti:

“sono stanco della guerra. La sua gloria ha la stessa consistenza della luce lunare; soltanto chi non ha mai sparato un colpo né sentito le grida e i lamenti dei feriti può chiedere a gran voce altro sangue e ancora vendetta, ancora distruzione. Alcuni di questi giovani uomini pensano che la guerra sia gloria. No, lasciatemelo dire: la guerra è solo un inferno.”

Vorrei, prima di addentrarci nella lettura sulla guerra e il mercato (che sono simili, infatti) che sempre tenessimo presenti le succitate parole di William Tecumseh Sherman, un generale americano che la guerra la conosceva fin troppo bene. La guerra è un inferno e quando ci approcciamo a descriverne le caratteristiche dobbiamo averlo sempre presente, altrimenti la sconfitta farà capolino nelle nostre vite a prescindere dalle abilità tecniche e persino della bontà del nostro piano strategico.

Per dare ancora maggior significatività alle parole di Sherman, proviamo dunque con uno dei massimi teorici dell’arte della guerra, il maestro orientale Sun Tzu, la cui opera (l’arte della guerra, appunto) continua ad ispirare studi sulle strategie e sulla pianificazione manageriale.

“quando il maestro Sun (Sun Tzu) chiese al re di Wu, Ho-lü, di conferirgli l’incarico di generale in capo, il re replicò chiedendogli se sarebbe riuscito a creare un esercito utilizzando le sue mogli e le concubine. Sun Tzu disse che poteva farlo, e subito cominciò a impartire loro l’addestramento formale di base. Le donne lo presero come un gioco, ridendo e scherzando tra loro, e ignorarono le sue istruzioni. Dopo essersi spiegato varie volte, e dopo aver verificato come continuassero a disobbedirgli, Sun Tzu ordinò che le due mogli favorite del re venissero messe a morte. Al re, che tentava di intercedere per loro, il maestro rispose seccamente: lui era il comandante in capo, e in materia di disciplina non era tenuto ad accondiscendere nemmeno ai desideri del sovrano. Dopo che le due donne furono giustiziate, tutte le altre si schierarono in perfetto ordine e presero a eseguire gli esercizi richiesti. Messosi alla loro testa, Sun Tzu si presentò al re affermando che adesso sarebbero state pronte a seguire i suoi ordini attraverso il fuoco e l’acqua, nelle condizioni più difficili”.

Per chi vuole fare impresa, gestire gruppi, ma soprattutto – nel nostro caso – occuparsi delle dinamiche del mercato per partecipare a questo agone, il primo insegnamento che ci permettiamo di dare è quello parafrasabile dall’aneddoto di Sun Tzu e delle mogli dell’imperatore: COMBATTERE NON E’ UN GIOCO!

TRADARE NON E’ UN GIOCO!

Sui campi di battaglia si soffre, si fatica, si muore. Sul mercato si soffre, si fatica, si muore. Possiamo evitarci dunque tutto questo? No, per farlo dovremo essere nati Re e Imperatori, non soldati, non generali, non strateghi. Siccome noi siamo tutto tranne che imperatori occorre pugnare dunque e comprendere in primis il più duro degli insegnamenti sull’arte della guerra ed essere pronti a combattere “attraverso il fuoco e l’acqua”.

Cosa contraddistingue l’investitore seriale (il trader) che si appresta ad affrontare i mercati? Cosa fa un manager che vuole far crescere gli utili aziendali? Cosa mette in atto un generale prima della battaglia?

Già… un piano!!! La strategia, in fondo, consiste nel predisporre un piano avendo bene in mente gli scopi generali che si vogliono conseguire. Il resto, sarà tecnica tattica, cioè valutazione e preparazione degli strumenti adatti ad affrontare la battaglia.

Ma se è così’ semplice perché tanti manager non riescono a far crescere le aziende (non fatevi ingannare da quelli che tagliano, così siamo capaci tutti)? E come mai tanti generali perdono le guerre? Soprattutto, perchè il 90 per cento dei trader perde in borsa?

Per rispondere chiediamo aiuto agli esperti di strategia, in particolare ci affidiamo agli studi del professor Gastone Breccia che a sua volta chiama in aiuto Lord Wavell, comandante delle truppe britanniche in India, il quale in risposta a una lettera di un importante teorico dell’arte militare, scriveva:

“se io avessi abbastanza tempo e qualcosa di simile alla Sua abilità nello studio della guerra, penso che mi concentrerei quasi esclusivamente sui suoi aspetti materiali – gli effetti della stanchezza, della fame, della paura, della mancanza di sonno, del tempo meteorologico… I principî della strategia e della tattica e i problemi legati alla logistica sono davvero assurdamente semplici: al contrario, sono questi aspetti materiali a rendere la guerra tanto complessa e difficile, e sono di solito del tutto trascurati dagli storici”.

In queste frasi, per niente sibilline, si nasconde una delle essenze della guerra, comprensibili appieno solo affondando piedi e gomiti nei campi di battaglia. Le tattiche per sottomettere l’avversario non sono complicatissime. Ma le conosce ANCHE l’avversario.

In diversi manuali e commentari delle guerre napoleoniche ho letto che Napoleone fu sconfitto a Waterloo perché quel giorno pioveva.

Ora, è per gli storici noto che le cose sono più complicate di così, ma certamente l’artiglieria e l’effetto dirompente che solitamente quella francese aveva si è attenuato moltissimo quelle ore in Belgio con la pioggia battente che rese molle il terreno. Lo rese così bagnato da smorzare l’effetto di rimbalzo delle palle di cannone, strumento privilegiato da Napoleone per gettare scompiglio tra le forze avversarie.

Ecco un esempio di quanto intendeva dire Lord Wavell, cioè che il piano di battaglia era corretto, ma che questo non serve a molto se manca l’adattabilità al caos. Napoleone, che si era sempre dimostrato ricco di immaginazione, non fu duttile e fantasioso a Waterloo e questo determinò la sua sconfitta, lanciando un attacco diretto, brutale e con le armi spuntate a causa di un terreno improvvisamente fangoso.

In altre parole ancora, la gestione della battaglia, così come la gestione del trade a mercato, ha a che fare inesorabilmente con l’imprevedibilità, il caso, la notte buia.

Se i miei proiettili affondano nel fango, che fare? Magari è meglio ritirarsi, nascondersi e attaccare un altro giorno. Napoleone è stato il più grande e intuitivo combattente del suo secolo, ma non sempre metteva gli stop loss. Ha ispirato la più importante opera occidentale sulla guerra, scritta dal suo rivale prussiano Von Clausewitz, ma probabilmente non aveva capito fino in fondo i principi della adattabilità liquida di Sun Tzu. E dunque a Waterloo non poteva che soccombere.

Se, invece, riteniamo che questa sintesi orientalista (Sun Tzu che batte Clausewitz 1-0) tradisca lo spirito diretto e razionale dell’Occidente, tocca soffermarsi ad ascoltare l’esortazione aulica dell’esimio professor Vasco Rossi, da Modena:

“Corri e fottitene dell’orgoglio… ne ha rovinati più lui che il petrolio” 

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