Collezionare Monete Contro le Crisi

panda2Abbiamo già sottolineato l’importanza di un investimento di accumulo frazionato in oro, in quanto bene rifugio plurisecolare. Nel farlo, abbiamo focalizzato il nostro interesse sulla sterlina d’oro, la mitica Sovereign. Quello che forse non è del tutto chiaro è che nel caso della sterlina d’oro (ma anche nel caso della Golden Eagle americana, del Kruggerand sudafricano ecc.) stiamo parlando di monete di borsa, cioè di monete ad altissima componente percentuale di metallo giallo e che proprio per questo sono valutate giorno per giorno – minuto per minuto – dai mercati borsistici mondiali.

Il che significa, per essere ancora più chiari, che se possedete una moneta come la sterlina d’oro di emissione speciale, magari degli anni ’20, essa varrà come da quotazione borsistica quotidiana e non più di così solo perché rara o emessa ai primi del ‘900. Insomma, il fatto che ve ne siano poche in giro del 1920 o che sulla faccia della medaglia vi sia il compianto Re Giorgio invece di Elisabetta II, non significa NULLA in termini di valore della moneta.

Eppure, il mondo è pieno di collezionisti di monete in una quantità appena inferiore solo a quella dei filatelici. Anche nel caso dei numismatici, il controvalore delle collezioni non è affatto di poco conto e raggiunge vette simili a quelle dei dipinti d’autore.

Cosa serve, allora, ad una moneta per guadagnare valore nel tempo? Quali le caratteristiche numismatiche perché il possesso di monete diventi un investimento vero e proprio? La componente di metallo prezioso rappresenta determinati vantaggi, ma come detto essi sono legati alla quotazione di mercato e non all’oscuro mondo dei collezionisti.

Quindi, anche una moneta in banale nichel potrebbe valere decine volte di più di una moneta d’oro o d’argento, se possiede determinate caratteristiche.

Quali?

No, non è la rarità! Può sembrare controintuitivo e paradossale, ma a determinare la spendibilità delle monete nel mondo dei collectors sono le condizioni estetiche, molto più della rarità.

Vi sarà senz’altro capitato di vedere masse di monetine più o meno antiche ai mercatini dell’antiquariato in stile “Cose d’altre case”. La prossima volta buttateci un occhio: capita di scovare lire degli anni ’30, fiorini toscani, sesterzi romani, offerti a pochi euro: 5, 10, 20 euro, a seconda del caso.

Non è un po’ strano?

Magari non è che ci siano proprio tantissime lire con la faccia del Duce in giro, eppure sono abbordabilissime anche dall’adolescente con la paghetta settimanale. Se la prossima volta ci fate caso, noterete che a fare la differenza è lo stato di conservazione, la rarità conta, ma dopo, molto dopo.

Monete antiche e moderne In linea di massima le monete antiche da una parte e le monete medievali, moderne e contemporanee dall’altra, hanno mercati con dinamiche molto differenti tra loro. Le prime hanno valutazioni che si formano in un contesto internazionale, mentre le seconde sono generalmente condizionate dai mercati locali. Questo vuol dire che le seconde possono risentire più delle prime di condizionamenti dovuti a dinamiche interne al paese a cui si riferiscono. Le scelta del settore dove indirizzare gli acquisti deve tener conto anche di questa variabile.

Stato di conservazione e qualità di monete e banconote Il mondo del collezionismo in genere e quello numismatico in particolare sono indirizzati ad una sempre più attenta ricerca degli esemplari perfetti o comunque di ottima qualità; questo vale anche per gli oggetti numismatici. Quindi un buon investimento non può prescindere dalla qualità.

Le monete evocative Le monete che non hanno mai tradito dal punto di vista dell’investimento sono quelle che in un modo o nell’altro ricordano particolari personaggi o avvenimenti. Per fare un esempio eclatante basti pensare al denario coniato da Bruto dopo l’assassinio di Cesare.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

Qua camminiamo su un campo minato, a forte rischio figuracce, quindi informatevi anche per conto vostro da un consulente esperto dopo la lettura.

Per quanto ci riguarda, non si può più prescindere dalla componente internazionale della collezione: le monete di San Marino e del Vaticano, per dire, sono molto conosciute, comprate e vendute in tutto il mondo, decisamente meno le lire della nostra nostalgia.

Per rimanere in Italia, comunque, occhio alle 100 lire del 1955 o delle 50 lire del 1958 (qualità estetica fior di conio meglio della sigla MB)

Per fare un solo esempio, un esemplare di 50 lire del 1958 varia dai 20 euro ai 2.000 a seconda dello stato di conservazione

Prestare molta attenzione, poi, ad un particolare centesimo di euro con la stampa della mole Antonelliana di Torino che può arrivare ai 2.500 euro di controvalore (da non confondere con le 2 lire, che la mole ce l’hanno sempre.

1 euro di Monaco del 2007 senza le stampe della zecca ne vale oggi 350, ma gli esempi sono tanti e si possno facilmente reperire online

Interessante e felicemente alternativo, comunque, sarebbe riuscire a coniugare la componente di metallo prezioso di cui si parlava sopra (percentuale di oro o di argento) presente nella moneta, con un eventuale valore numismatico (rarità, perfezione estetica, presenza nei cataloghi, presenza di documentazione, ecc.)

Pochi sono i casi proponibili e Micidial focalizza l’attenzione sul Panda Cinese d’oro.

Perché? Primo perchè è in oro a 24 carati (999/1000); secondo, perché ne viene stampato un tipo diverso ogni anno dopo una gara tra artisti cinesi; quindi ogni anno presenta facce diverse con design innovativo di artisti del luogo; terzo, perché è una moneta d’oro cinese ed i cinesi, che sono 1 miliardo e mezzo di individui, vanno pazzi per l’oro e di Panda ne viene coniata una quantità molto limitata.

Qualora nel tempo il Panda non rivelasse un valore numismatico (ma è improbabile) varrà comunque sempre il suo controvalore borsistico in oro puro.

Peccato che in Italia il Panda sia raro come l’animale vero e che sui siti online non ci sia da fare (ancora) troppo affidamento.

ps sul sito http://www.moruzzi.it/ abbiamo trovato un esempio di rivalutazione che solletica non poco, quello del sesterzio dell’imperatore  Adriano dell’antica Roma, ma come già detto, ben tenuto.

“Fu venduto negli anni ’80 per 20 milioni di lire; la stessa moneta ha realizzato poi nel 1990 in un’asta a New York ben 300.000 dollari. Recentemente nel 2009 il medesimo sesterzio è ricomparso sul mercato in un’asta di Ginevra dove ha realizzato ben 2.000.0000 di franchi svizzeri!”

 

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