Come difendersi da un Crollo e Guadagnarci

Come dice il premio nobel per la fisica, Niels Bohr, fare previsioni è sempre difficile, specie se riguardano il futuro. E infatti noi ce ne guardiamo bene, semmai tracciamo scenari possibili, individuando risposte credibili nel caso si affermasse questo o quello scenario. Per gli economisti, il 2018 sarà “un nuovo 2008”, cioè l’anno di svolta per l’acuirsi della crisi, con tanto di crolli azionari, scoppio di bolle ecc.

La settimana scorsa, sul Sole24Ore è uscita una pepata critica alle previsioni degli economisti che avrebbero pronosticato un crac nel 2018.

economisti

Come mostra l’infografica qui sopra, per la maggior parte degli economisti interpellati da Bloomber l’anno orribilis sarà il 2018 con il 2017 in seconda posizione. Il Sole, ha utilizzato dunque molto del suo inchiostro per dimostrare che gli economisti ci azzeccano meno del 50 per cento delle volte. In altri termini, la scimmia che butta una monetina (testa il mercato sale, croce il mercato scende) avrebbe più possibilità di un economista di prenderci.

La cosa che dobbiamo chiederci noi, però, è completamente diversa.

Ma chissenefrega se gli economisti ci azzeccano o meno? Io devo sapere COSA FARE se ci prendono (e cosa fare, au contraire, se hanno sbagliato previsione).

Prendiamo dunque per buona l’ipotesi che nel 2018 ci sarà un altro 2008. Se fosse vero, come potremo proteggerci dal ribasso? Come potremo, addirittura, guadagnarci?

Il trader di professione non dovrebbe avere grossi problemi. Numerosi sono gli strumenti che consentono di puntare sul ribasso dei corsi azionari, direttamente tramite lo short sugli indici oppure con etf che replicano “al contrario” l’andamento delle borse. I traders più raffinati si muoveranno con opzioni put e altri sofisticatissimi prodotti finanziari. Per questi traders di professione, l’importante sarà usare bene gli stop e trovare i punti di ingresso a mercato per puntare sul ribasso e andare corti.

Per l’investitore “padre di famiglia”, invece, le cose si mettono molto male se crolla tutto. Come infatti accadde nel 2008, quando l’investitore medio americano perse soldi due volte: la prima perché i suoi titoli, fondi ecc crollarono con tutto il resto; la seconda, perché gli americani sono immersi fino alla gola nel meccanismo delle pensioni aziendali, dell’investimento a debito e così via.

Verrebbe facile dire di spostarci sulle obbligazioni, ma ora i rendimenti sono sotto i piedi e la sindrome Grecia non suggerisce di intraprendere quella direzione.

E allora?

Bè, siccome uno scenario drammatico non è inedito per la storia dell’uomo, utile sarebbe vedere cosa si è salvato nelle ultime crisi finanziarie.

Ancora la storia, insomma.

E la storia finanziaria del 2008 vide un crollo di tutti i comparti azionari, in particolare dei bancari, degli assicurativi e degli industriali. E le materie prime quotate a Chicago? Pure le commodities segnarono il passo, mentre se restringiamo il campo agli agricoli le azioni del comparto non fecero eccezione.

Un unico timido fiorellino sbocciò dal letame del 2008, e si chiama settore farmaceutico, Health Care, per chi ama gli anglicismi.

L’andamento anti-ciclico dei titoli del settore farmaceutico è piuttosto noto, ma le ottime performance di questi ultimi anni, suggeriscono estrema prudenza.

Finora, comunque, il mercato dei farmaci ha conosciuto solo piccoli momenti di ribasso, dal momento che l’acquisto dei farmaci prescinde da motivazioni di tipo emotivo ed è correlato al management delle singole società, al team di ricercatori sul libro paga delle singole aziende e allo stato di salute della popolazione.

I titoli forti di questo settore sono quelli ricollegati alle grandi multinazionali del farmaco, quali Roche, Merck, Novartis, Astrazeneca, Glaxo e Pfizer, per citarne alcuni. In Italia, merita un cenno Diasorin, il cui andamento azionario viene descritto nel grafico storico qua sotto.

diasorinconfronto

Come si vede bene, non solo il titolo farmaceutico (la linea blu) ha offerto performance migliori dell’indice italiano Ftse Mib (la linea arancione), ma ha anche retto bene nei mesi 2008-2009, cioè nel pieno della crisi economica, quando tutti gli altri titoli subivano una Caporetto.

Stiamo forse consigliando Diasorin? No, assolutamente no. Quel che proviamo a individuare qui, è una strategia di salvaguardia nel caso di crolli ed il settore farmaceutico in generale potrebbe tenere bene in questa tragica eventualità, magari attraverso un piano di accumulo discrezionale che tenga conto della gestione del rischio, distribuzione delle quote da acquistare di volta in volta (money management) e di stop loss piuttosto ampi.

Tuttavia, se nei prossimi anni, anziché un 2008, dovesse invece replicarsi un 1929, antipasto quella volta della grande depressione e della seconda guerra mondiale, bè allora meglio pensare all’agricoltura. Nel senso proprio di comprare campi per lavorarli.

In fondo, come diceva Mark Twain, “comprate terreni, il buon Dio non ne farà più”.

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