La Grecia e la Teoria dei Giochi

“E anche ‘sto varoufakis se lo semo tolto”; “varufuffakis non entra in parlamento, genio della teoria dei giochi. Persi”. La prima considerazione virgolettata l’ha fatta il premier italiano Matteo Renzi, la seconda il giornalista lacchè Vittorio Zucconi. Siccome a Renzi l’ex primo ministro delle finanze greco Varoufakis ha appena risposto con una lettera che sta facendo il giro del web, noi proveremo a prendere in considerazione le parole di Zucconi (cognomen omen).

Com’è noto, oltre che un economista postmarxista, Varoufakis è anche un matematico ed uno statistico, conosciuto per essere un esperto della teoria dei giochi, elaborata da Von Neumann prima e da John Nash poi.

Tutti gli estimatori di Varoufakis si saranno legittimamente chiesti: come mai l’economista greco è stato sconfitto? Questa teoria dei giochi funziona o no? Che strategia è, se non consente nemmeno ad uno dei suoi massimi conoscitori di vincere una trattativa?

Chi si pone queste domande o sfotte la strategia di Varoufakis, come il figlio di papà Zucconi, evidentemente non conosce questa teoria.

In sintesi, la teoria dei giochi prende in esame situazioni competitive dove dei contendenti devono prendere delle decisioni per prevalere gli uni sugli altri. In situazioni di questo tipo – una trattativa commerciale, per esempio – qual è la scelta strategica migliore?

Ecco che i matematici del secolo scorso hanno dato delle risposte scientifiche, su tutto Von Neumann e poi soprattutto John Nash, di recente scomparso, che Varoufakis conosceva di persona e che è noto in tutto il mondo anche per l’interpretazione dell’attore Russell Crowe che lo ha impersonato nel film A beautiful mind.

Dal film e dai tanti siti dedicati all’argomento, si comprende in modo molto chiaro che la strategia migliore in una trattativa consiste nell’agire affinchè tutti i contendenti ottengano qualcosa per garantire il massimo dell’efficienza. In altre parole, la teoria dei giochi non individua una strategia per sconfiggere gli altri, ma una strategia per ottenere il massimo risultato possibile in quella determinata situazione. Quello che Nash chiamava, correttamente, il punto di equilibrio.

Di solito, per spiegare la teoria dei giochi si ricorre ad un esempio applicato, quello del dilemma del prigioniero.

Due persone sono in isolamento in carcere, ciascuna in una cella, e hanno la possibilità di parlare accusando l’altra del crimine o di non parlare affatto. Altre cose da sapere:

– se entrambi non parlano, avranno una pena di 1 anno;

– se parlano accusandosi a vicenda, rimedieranno una pena di 5 anni;

– se uno accuserà l’altro e l’altro non lo farà, il primo sarà libero e il secondo dovrà starsene in carcere per 6 anni.

Non potendosi confrontare sulla strategia da seguire, i due prigionieri di fatto partecipano a un gioco non cooperativo. Valutate le possibilità, la strada meno rischiosa è accusarsi a vicenda e ricevere una pena di 5 anni: la prima scelta, non parlare, è la più conveniente, ma nessuno dei due ha la garanzia che sia seguita anche dall’altro, che potrebbe all’ultimo scegliere per la terza opzione guadagnando subito la libertà.

Accusarsi a vicenda equivale all’equilibro di Nash: entrambi i partecipanti ottengono qualcosa (5 anni invece di 6) e quel qualcosa è nell’interesse di tutti i partecipanti.

Naturalmente questo è solo un esempio di come funziona la teoria. Per trovare la soluzione migliore in ogni specifica situazione occorre sapere usare delle matrici, applicazione accessibile a Varoufakis ma non certo a Zucconi (cognomen omen).

Nel caso specifico dunque, cosa ha sbagliato Varoufakis?

Varoufakis non ha sbagliato nulla. Il modo con cui egli ha applicato la teoria dei giochi è corretto.

Certo, possiamo riconoscere che qualche ruvidità dell’ex ministro greco non lo ha aiutato, se è vero che tendeva a salire in cattedra con spiegazioni matematico-finanziarie, non capendo o fingendo di non capire che la questione per i tedeschi era politica, non finanziaria.

Questa rigidità professorale, se c’è stata, non fu tuttavia determinante e comunque fu minore di quella del pari ruolo tedesco Schauble.

Secondo varie interpretazioni internettiane tornate in auge in questi giorni postelettorali Varoufakis (e poi Tsipras che gli prese il posto), ottenne diverse cose per il paese ellenico, e la vittoria di Syriza alle elezioni di domenica lo starebbe a dimostrare. Contrariamente a quanto scrive Zucconi, Varufakis non si è presentato all’ultima tornata elettorale.

Il blogger Michele di Salvo, ancora ai tempi della trattativa, scriveva che l’obiettivo di Varoufakis per la Grecia è molto semplice:

restare nell’euro, rinegoziare il debito, e per pagarlo fare crescere l’economia del proprio paese, e per farlo fermare le privatizzazioni, mettere a reddito massimo le infrastrutture nazionali, aumentare la domanda interna aumentando il potere di acquisto (il che passa dal creare lavoro, fermare i licenziamenti collettivi, elevare i salari minimi).

Appena dopo la trattativa, di Salvo sosterrà invece che

L’equilibrio trovato in Europa porta più benefici a tutte le parti rispetto agli svantaggi singoli.

La Grecia ottiene di non fallire, di rinegoziare parte del proprio debito, ottiene la liquidità necessaria a far fronte ai propri impegni, ottiene di non dover fare misure eccessivamente antisociali ed ulteriori privatizzazioni e svendite.

L’Europa ottiene che nessun paese si ritrovi “in pancia” titoli di debito in default, stesso dicasi per le rispettive banche, ma soprattutto ottiene che il percorso di una moneta unica non venga messo in discussione.

Ecco dunque dimostrato che gli argomenti di coloro i quali ritengono un successo la strategia di Varoufakis/Tsipras non mancano.

Noi di Micidial, invece, siamo per una terza interpretazione, che poi è quella corretta (visto che noi siamo sempre d’accordo con noi stessi).

Varoufakis non ha perso la strategia perché non ha giocato: non era lui il giocatore. Tsipras, il vero giocatore, ci ha semplicemente provato per un po’ mandando avanti un mastino tecnicamente preparato, ma quando ha capito che Varoufakis stava facendo sul serio col famoso piano B (la circolazione di una doppia moneta con simulazione per l’uscita ecc), Tsipras lo ha tolto dal gioco.

Difficilino usare la teoria dei giochi se non giochi, che dite?

E quindi non si vede davvero come sia possibile sostenere che Varoufakis ha perso la partita, essendone estromesso sul più bello dal vero premier eletto, Tsipras, che in effetti è quello che ha poi perso la contrattazione con l’Unione Europea.

Se nella mia squadra Maradona è stato messo in panchina e non viene lasciato entrare in campo, c’è poco da dire che Maradona ha perso la partita!

Corbezzoli nani… Maradona non ha giocato, che cavolo pensiamo che abbia perso? Idem con patate per Varoufakis, che poteva benissimo vincere per i greci.

A Tsipras da piccolo qualcuno deve aver detto che essere per l’Europa è di sinistra, e tanto è bastato per scegliere di vendere il suo popolo, a prescindere. Stesso errore madornale che fanno da noi i vari Vendola, Ferrero, Zucconi e compagnia di talebani europeisti cantando.

Domenica Tsipras ha vinto le elezioni? E che alternativa avevano i greci? Le macchiette ipertrofiche e tatuate di AlbaDorata? La merkelliana ND?

E anche se in Ellas ci fosse stata una vera alternativa antieuro, per dirla con Mark Twain, non li avrebbero di certo fatti votare. Già visto ai tempi del Pasok di Papandreou.

Purtroppo, ci sono momenti nella storia in cui si discute e si tratta.

Altri momenti in cui si combatte.

I greci hanno scelto di trattare ed ora vanno verso il disastro finanziario. Come tutti quelli che hanno fatto filosofia 🙂

 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.