Se guardi la Televisione italiana sei un Coglione

Per evitare di sembrare asociale e seguire meglio la vita famigliare, da diversi mesi mi obbligo alla sera a rinunciare alle ricerche internettiane e mi guardo un po’ di televisione (si, al dunque, sono un coglione anch’io). Purtroppo, non tutte le sere il circo mediatico ci offre dei film e spesso mi trovo costretto a seguire l’attualità politica, i report, le gabbie, i ballarò, i porta a porta. La democrazia ha il grave difetto che necessita del consenso e il consenso viene veicolato in modo esclusivo da questo tipo di giornalismo televisivo.

Dai vari commenti che sento in giro nella vita reale, lavoro, ecc. e molto più che sui social le persone credono a quello che viene loro raccontato in questi format televisivi, come se gli attori principali del circuito, i FINANZIATORI, non esistessero affatto. Inoltre, le persone ritengono, tutte, di essere particolarmente intelligenti e scafate e quindi ti dicono: “ok Massimo, i giornalisti dicono anche balle, ma dipende dal loro target politico: nel senso, tu sai che Luigi Paragone è vicino alla Lega e che quindi valorizza di più quegli ospiti che vengono dalla Lega, come un Claudio Borghi, e fa invece domande più scomode a quelli del PD. Viceversa, a Ballarò accadrà qualcosa di contrario. Quindi alla fine abbiamo una certa pluralità e possiamo attingere a tante fonti, basta essere furbi e capire il target di riferimento”

No, no e ancora NO

I talk show sono tutti una truffa, tutti, ed il target non centra na beata mazza. E’ tutto lo stesso target. Gli spettatori che pensano di essere avveduti, ad esempio sono persuasi che in un talk show a dettare la linea politica editoriale sia il conduttore. E invece no, è il regista, la produzione …e quindi in ultima istanza i finanziatori ed i finanziatori la pensano TUTTI allo stesso modo, sia che essi si chiamino De Benedetti o che si chiamino Berlusconi o che si chiamino Cairo. Il conduttore conterà si e no un 20 per cento nel pilotare gli spettatori verso le bufale.

ESEMPIO number one

alba-parietti-studio-tvMettiamo il caso che voi siate degli scrittori saggisti di comprovata capacità e fama e che veniate invitati ad un talk, uno qualsiasi. Ora tocca a voi col microfono e state dicendo delle cose molto intelligenti, approfondite e ben dette con voce alta e chiara, senza interruzioni, ma mentre parlate la regia inquadra un altro ospite che ride. Bè, posso assicurarvi che è come se voi non aveste detto nulla di nulla. Ve lo assicuro. Ve lo giuro. Idem con patate se l’editore vuol farvi fare bella figura perché siete in linea con la loro ideologia atlantista mondialista. Mentre state parlando vi inquadrano spesso oppure inquadrano il vostro avversario nel dibattito mentre si mette un dito nell’orecchio. Voi farete un figurone anche se, da atlantisti liberal-mondialisti quali siete, state sparando delle colossali, pantagrueliche minchiate. Ve lo assicuro. Ve lo giuro.

Ecco perché ritengo inaccettabile che vengano riferite o propagandate informazioni ricavate da fonti come la televisione italiana o i telegiornali italiani tipo sole24ore, l’unità, il corrieredellasera o repubblica. Fatevi un favore: studiate, googlate a più non posso, andate sui posti di persona e selezionate opinionisti e giornalisti. Si rischia anche in questo caso di incrociare la menzogna, ma sui media mainstream la bufala è assicurata al 100 per 100 e questo accade non solo quando discutono dell’olio di palma (sai che ce frega), ma anche quando parlano di austerità, di lavoro, di attentati terroristici. Dicono balle e quando lo veniamo a sapere, tipo le armi di distruzioni di massa che l’Iraq invece non aveva, è troppo tardi e ci sono stati 500mila morti in quella guerra fasulla e un giorno potremo essere anche noi vittime defunte di tali menzogne

ESEMPIO number two

barnardQuando invitano a parlare un interlocutore antisistema, difficilmente, anzi MAI, chiamano uno studioso. Quasi sempre chiamano un urlatore. Se, rarissimamente, si tratta di uno studioso indipendente, questo deve avere la fama di pazzo furioso. Nei talk, tra gli antisistema siamo abituati a vedere Vittorio Sgarbi, ad esempio, noto sofista in grado di insultare chiunque con prosa sopraffina. Pertanto anche quando Sgarbi dice cose intelligenti, come di recente nel caso dell’analisi della civiltà e contro l’eurozona, egli non appare credibile, perché ha appunto la fama di urlatore esaurito che inveisce per un nonnulla. Mai e dico mai che invitino un Giulietto Chiesa (da 9 anni assente in Rai) così come in passato mai che invitassero il sociologo ed economista Luciano Gallino, o Nando Ioppolo o Giacinto Auriti. A questi i media hanno sempre preferito i Bagnai, che buca il video come una profia di matematica delle medie; oppure i Barnard (nella foto) che andava in tele con i capelli anni ’70 e ai polsi più braccialetti di Prince e Madonna messi assieme.

C’è allora un unico modo per vedere la televisione in Italia, quello di Homer Simpson

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