All’Eurofestival testi di Hitler e musiche di Napoleone

La notizia non è che Boris Johnson paragoni l’Unione Europea a Hitler, ma che l’ex sindaco di Londra legga Micidial. Questo ci onora e ci sorprende, evidentemente la lingua italiana è più conosciuta e apprezzata di quel che si crede. Johnson infatti non si è limitato a fare il confronto col progetto nazionalsocialista, ma ha fatto esplicito riferimento anche a Napoleone. Sono gli stessi esempi che facciamo da mesi sul blog e da anni sui social e di persona. L’Unione Europea è proprio quel tipo di progetto descritto da Johnson: un progetto di egemonia di alcuni gruppi di potere, americani in primis e francotedeschi in secundis, su tutti gli altri abitanti europei, Inghilterra compresa. La Gran Bretagna, infatti, non va confusa con Londra. Questo è un altro errore tipico dell’italiota medio. Gli inglesi che vivono a Londra vivono in una sorta di territorio franco, una città di servizi tutta improntata alla finanza, alle società di consulenza, alle assicurazioni ecc. Nel resto dell’Inghilterra non è affatto così. Gli inglesi non sono più un impero che vive di luce riflessa e l’asse tra i finanzieri e le multinazionali oramai è chiaro anche ai più sprovveduti e scavalca bellamente il benessere dei popoli. Tuttavia, come correttamente ha detto Johnson, l’Europa davvero unita sarebbe un problema anche politico e culturale, e non solo economico.

In molti (tutti…) ci siamo fidati del messaggio europeista negli anni ’90 perché in molti (tutti…) eravamo delusi e stanchi delle furberie italiane e abbiamo visto nell’efficientismo nordico una possibilità di salvezza. Purtroppo quella volta, così come oggi, dimenticammo la lezione della storia. Le comunità più prospere sono le comunità con una forte identità e valori condivisi, e con la stessa lingua, ad esempio, come correttamente diceva Fiche nei Discorsi alla nazione tedesca. E’ stupido, illuso ed ottuso chi crede che un Luigi XIV, un Napoleone, un Hitler avessero buone intenzioni per la prosperità di tutti gli europei. Loro sapevano che avrebbero avvantaggiato esclusivamente il loro popolo a danno degli altri solo con un continente coperto dal loro oscurantista mantello.

“Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaparte sì”. Possibile che ci siamo già dimenticati di questa battuta, che circolava in Italia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, e che ci dà l’occasione di ripercorrere un noto risvolto delle conquiste militari francesi nell’Europa del tempo: le confische delle opere d’arte? Eppure il mio professore di storia alle medie quella frase la conosceva e ce la spiegava. Possibile non trarre un minimo di insegnamento dalla storia? Se non sapete di che parlo, visitate il piano nobile del Louvre e trovatemi un’opera degna di nota – una che sia una – che non sia italiana!

Gli europeisti convinti si dividono in 3 tristi tipologie:

  1. quelli in malafede (che sono per l’Europa perché l’unificazione, pensano, avvantaggerebbe loro come individui; magari sono dei manager commerciali area euro in qualche ditta del norditalia)
  2. quelli che sono ignoranti e che non hanno viaggiato (che pensano che siamo tutti fratelli, tutti esseri umani e che dunque “volemose bbbene”)
  3. quelli in buonafede (che ritengono che la prossima sfida sarà tra continenti e non tra nazioni e che quindi l’Europa, se non si unifica, ne rimarrà danneggiata)

delle tre specie umane, l’unica meritevole di qualche confronto dialettico è la terza, perché la sfida della globalizzazione non può essere affrontata solo con le ricette del Novecento, ma rimane fuori di dubbio che la maggior parte degli europei “ricchi”, i francesi ed i tedeschi, disprezzano gli italiani ed hanno finora lavorato per fregarli, dalle quote latte al deficit 3%, dallo spread alla riforma delle pensioni, dalla legge di stabilità al TTIP. Gli europei del nord (a livello di massa, non di elite) non conoscono la storia d’Italia o fingono di non sapere, invece, che quasi tutto ciò che vi è di innovativo al mondo (dall’alfabeto al computer, dall’architettura all’arte culinaria) viene dalla cultura mediterranea e italiana in particolare. Gli italiani, per contro, non sanno o fingono di non sapere di essere molto amati da popoli che invece noi snobbiamo o detestiamo, come i balcanici d’Albania e i Russi, ad esempio. Noi qui, nel nostro provincialismo e complesso di inferiorità, andiamo pazzi per i tedeschi e i francesi, che invece di norma ci detestano e che nulla possono offrirci come bellezze e risorse. Scimmiottiamo quelli e trascuriamo paesi come la Russia, dove invece ci trovano simpatici e che avrebbero da offrirci tutte le materie prime esistenti al mondo e in abbondanza e a buon mercato… (tra l’altro, la guerra mondiale la vinsero LORO e sarebbe anche ora che i libri di storia lo cominciassero a scrivere). Quindi, se una unione proprio si deve fare per “vincere la sfida della globalizzazione” sarebbe molto più intelligente farla con i russi che con i decadenti maestrini francotedeschi.

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