Investire con la Deflazione 2016

L’Italia è in deflazione per la prima volta dal lontano 1959. I prezzi al consumo, dai pomodori ai gelati, registrano un ribasso del -0,2%. A dircelo è la Cgia di Mestre, un istituto serio (di certo più dell’Istat). Se non siamo morti nel 1959, vien da dire, non moriremo nemmeno stavolta. Già. Solo che nel 1959 il Pil era del +7%, mentre oggi… vabbè, lasciamo perdere. Chiediamoci semmai su quali settori puntare in questo frangente, dato che le capacità della Bce di Francoforte di far crescere l’economia italiana sono come quelle della nazionale azzurra nel tirare i calci di rigore. Oggi insistiamo sul settore azionario e dei metalli, perché della liquidità e delle obbligazioni ci occuperemo con analisi specifica prossimamente.

PRIMO SETTORE. Oro. Non abbiamo molto da aggiungere a questa parola di 3 lettere, tranne che esso va acquistato con la formula del piano di accumulo. Poco per volta, mese dopo mese, necessariamente fisico tramite lingottini o monete di borsa (sterline, kruggerand ecc). Per ulteriori informazioni recatevi alla sezione di micidial.it dedicata al biondo metallo.

AZIONI. Poche, pochissime. Sentiamo cosa dice Beppe Scienza, matematico torinese autore de il risparmio tradito

“L’ultima trovata, insidiosa perché alquanto convincente, è che i bassi tassi d’interesse di titoli di Stato e obbligazioni siano un motivo valido per spostarsi dal reddito fisso alla Borsa. Anche questa è una frottola. Ma non solo perché con le azioni uno rischia comunque di rompersi l’osso del collo, se incappa in un pesante crac borsistico. È proprio falso che in concomitanza di un costo del denaro intorno allo zero ci si debba aspettare dall’investimento azionario buoni rendimenti”.

D’altra parte – aggiungiamo noi – il Giappone ha fatto scuola, avendo iniziato a scontrarsi con la deflazione molti anni prima dell’Europa e certamente i risparmiatori giapponesi (i cassettisti, non i traders), non hanno salvato i loro risparmi nei periodi di crisi investendo in borsa.

Poco, pochissimo di azioni, tuttavia, non significa affatto nulla. Una quota del portafoglio deve sempre riferirsi al mercato azionario, fosse anche un 5% della disponibilità. In caso di deflazione per noi le aziende più interessanti sono quelle NON cicliche (da non confondere assolutamente con quelle anticicliche). Le azioni non cicliche, solitamente, “sovraperformano” il benchmark quando la crescita economica langue, mentre le azioni cicliche o anticicliche sono altamente influenzate dall’economia.

I titoli difensivi non ciclici realizzano utili indipendentemente dalla situazione economica perché producono e distribuiscono i cosiddetti beni di prima necessità (cibo, energia, acqua e gas) di cui tutti hanno bisogno per vivere e sopravvivere.

Ecco alcuni esempi di settori non ciclici:

  1. società che producono energia elettrica, che si occupano del settore dell’acqua e dei servizi integrati.
  2. Beni domestici non durevoli, come il sapone e il dentifricio. Anche se tali beni non sono strettamente necessari alla sopravvivenza umana, non se ne può fare a meno. Anche i disoccupati cronici comprano sapone, anche i più poveri, tranne forse il caso estremo e limitatissimo dei senzatetto
  3. Tabacco. Lo ammettiamo, non sappiamo il motivo di questa scelta, l’abbiamo trovata come per certa online. Tuttavia, anche se ci sfuggono le motivazioni, la storia sembra dar ragione a chi ce l’ha segnalato: i fumatori non rinunciano a fumare per motivi economici.

Infine, ricordiamo di tenere d’occhio settimanalmente quello che fanno Draghi e i suoi amici insiders. Sia mai che decidano di far ripartire il credito alle imprese e ai cittadini, nel qual caso, questi asset sarebbero completamente da rivedere.

 

 

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