Risposta alla domanda: perché chi studia Economia all’Università non capisce nulla di Economia?

Può sembrare una domanda tendenziosa, eppure i più grandi economisti dei lustri passati non hanno frequentato la classica “economia e commercio”: Adam Smith insegnava a Glasgow Filosofia Morale, Karl Marx si è laureato in filosofia con una tesi su Epicuro e Democrito, Keynes ha iniziato gli studi con l’iscrizione a matematica (Friedman e gli austriaci li lascerei fuori dal novero dei “grandi”, per carità del signore).

Sta di fatto che l’economia oggi in mano ai manager che hanno studiato Economia all’Università e che gestiscono imprese e banche centrali stanno collezionando un disastro dopo l’altro, almeno se si ragiona dal punto di vista generale: è ovvio che per le loro tasche non va poi così male! La carenza analitica degli economisti deriva dal fatto che non hanno mai imparato a distinguere – vuoi per malafede, vuoi per ignoranza – la macroeconomia dalla microeconomia.

Che tipo di economia viene insegnata?

In Occidente, e in Italia soprattutto, si applicano le regole della microeconomia a livello macroeconomico. Per la microeconomia, quella dell’imprendiotore o del classico padre di famiglia, bisogna minimizzzare i costi. I costi da minimizzare per questi soggetti sono i costi dovuti al lavoro di terzi, l’impatto ambientale e la salute. Il singolo investitore che, ad esempio, acquista un bar ha tutto l’interesse a pagare poco o meglio sarebbe per niente, i dipendenti dell’esercizio. Se potesse, non li pagherebbe affatto, perché minimizzando questo costo egli avrebbe guadagni molto più elevati. Gli andrebbe anche bene di sotterrare i rifiuti in campagna, se guardassimo a tutto il discorso. Nelle università si propone alla fin fine sempre questo tipo di ragionamento: come fare un bilancio? Come ridurre i costi senza perdere in qualità? Come rimanere in attivo? E avanti di questo passo. Peccato però che questo tipo di analisi quantitativa non funzioni affatto a livello macroeconomico. Anzi, a livello macroeconomico è vero l’esatto opposto: si hanno i maggiori benefici massimizzando i costi, perché ciò aiuta il potere dacquisto della maggior parte delle persone e incrementa ovviamente anche l’occupazione.

Alla base di questo paradosso di fondo tra esigenze microeconomiche e macroeconomiche c’è l’idea che l’economia sia una scienza, mentre essa è una scienza sociale, quindi come tale  dipendente soprattutto da fattori extrascientifici. In altre parole, mentre uno scienziato sa che la velocità della luce è quella e che quel dato è vero anche se egli si occupa di biologia, e non di luce, questo ragionamento non si può fare per l’economia, dove un meccanismo che è ben funzionante per l’imprenditore può non esserlo per il proletario o per l’artigiano o per un’associazione o per una cooperativa, e così via. Questo non è affatto un male, perché lascia aperta quella porta che chiamiamo libero arbitrio e che la scienza tende invece spesso a chiudere.

Ecco allora che risulta particolarmente efficace un esempio che proponeva il compianto economista (laureato in legge…) Nando Ioppolo, di Accademia delle Libertà e del Circolo degli Scipioni.

Non capire la differenza tra macro e microeconomia, diceva infatti Ioppolo, ci porta al paradosso di quel succitato barista, la cui condizione ideale sarebbe quella, impossibile e ridicola, per la quale egli riesce a diminuire i salari dei suoi dipendenti, ma lo può fare solo lui al mondo, mentre tutti gli altri proprietari fanno l’esatto opposto, aumentando a più non posso le buste paga dei loro sottoposti. Ecco che in questa situazione il barista avrà risparmiato sui costi, ma, soprattutto, registrerà un cospicuo incremento del suo fatturato perché i lavoratori (tranne quei pochissimi alle sue dipendenze) possono ora spendere più soldi avendo avuto degli aumenti stipendiali.

Il barista padrone del Bar, a costi inferiori, vende ora più cappuccini e più brioches ed è felice, perché ha anche abbassato i costi massimizzando i profitto. Funziona però solo per uno solo e solo se lo fa solo lui. Questa è, oggi, la condizione dei mercati deregolati gestiti dai laureati in economia nel mondo: meno lavoro! meno salari! meno potere d’acquisto! e la convinzione, da imbecilli a dir poco, che questa ricetta valida per la microeconomia migliori l’economia della maggior parte delle persone (e cioè quella macro).

PS ovviamente esistono anche grandissimi economisti che hanno studiato economia, ma sono diventati grandi quando sono usciti dal perverso meccanismo in cui l’accademia degli ultimi 50 anni li teneva imbrigliati

PSS quando si parla di economisti si fa riferimento all’economia macro per forza di cose, visto che gli economisti espongono teorie. Per tenere in piedi la bottega di casa (o per fregare gli altri, in altri casi) la micro va benissimo, ma non costruiteci sopra una teoria, please

 

1 Commento

  1. Effettivamente le cose non stanno proprio in questi termini, ecco in breve invece come sono andate effettivamente le cose.

    “Mont Pélerin, il vivaio degli oligarchi che ci stanno uccidendo”, Prof Luciano Gallino, Libreidee.

    Agosto 2015

    Quando apro le finestre al mattino, di questi giorni, lo sguardo mi cade inevitabilmente sul Mont Pélerin, al di là del lago. È una montagnola svizzera a pochi chilometri da Montreux, nota sin dagli anni Venti per i buoni alberghi e il clima mite. È anche il luogo da cui ha avuto inizio, con la fondazione della Mont Pélerin Society (Mps) nel 1947, la lunga marcia che ha portato il neoliberalismo a conquistare un’egemonia totalitaria sull’economia e la politica dell’intera Europa. Con le drammatiche conseguenze di cui facciamo ancor oggi esperienza. Gramsci avrebbe trovato di grande interesse la strategia adottata dalla Mps per conquistare l’egemonia, intesa nel suo pensiero come un potere esercitato con il consenso di coloro che vi sono sottoposti. Anziché costituire l’ennesima fondazione o un think tank specializzato nel promuovere questo o quel ramo dell’economia, Mps scelse di costruire su larga scala un “intellettuale collettivo”. Quando Friedrich von Hayek nel 1947 chiamò a raccolta un piccolo gruppo di economisti e altri intellettuali (tra cui Maurice Allais, Walter Eucken, Ludwig von Mises, Milton Friedman, Karl Popper) per fondare la Mps, i convenuti erano soltanto 38, per la maggior parte europei. Alla fine degli anni ‘90 erano diventati più di mille, sparsi in tutto il mondo, sebbene la maggioranza continuasse a provenire dall’Europa.

    Proseguimento:

    https://www.libreidee.org/2015/08/mont-pelerin-il-vivaio-degli-oligarchi-che-ci-stanno-uccidendo/

    Da notare il passaggio finale molto significativo dell’articolo appena segnalato:

    Se uno potesse chiedere a Gramsci come mai le sinistre europee comunque denominate, a cominciare da quelle italiane, sono state travolte senza opporre resistenza dall’offensiva egemonica del neoliberismo partita nel 1947 dal Mont Pélerin, forse risponderebbe «perché non li avete saputi imitare». Al fiume di pubblicazioni volte ad affermare l’idea dei mercati efficienti non avete saputo opporre niente di simile per dimostrare con solidi argomenti che i modelli con cui si vorrebbe comprovare tale idea si fondano su presupposti del tutto inconsistenti. Inoltre, proseguirebbe Gramsci, dove sono i vostri articoli e libri che rivolgendosi sia agli esperti che ai politici e al largo pubblico si cimentano a provare ogni giorno, con solidi argomenti, la superiorità tecnica, economica, civile, morale della sanità pubblica su quella privata; delle pensioni pubbliche su quelle private, a fronte degli attacchi quotidiani alle prime dei media e dei politici, basati in genere su dati scorretti; dello Stato sulle imprese private per produrre innovazione e sviluppo, oggi come in tutta la seconda metà del Novecento; dell’importanza economica e politica dei beni comuni sull’assurdità della privatizzazioni? Poiché la natura ha orrore del vuoto, il vuoto culturale, politico, morale delle sinistre è stato via via riempito dalle successive leve di lettori, elettori, docenti, funzionari di partito e delle istituzioni europee, istruite dall’intellettuale collettivo sortito dalla Mps. Il consenso bisogna costruirlo, e la MPS ha dimostrato di saperlo fare. Le sinistre non ci hanno nemmeno provato.

    Buona settimana e buon prosieguo.

    TheTruthSeeker

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