Debito Pubblico e Vagina

“So che non fa piacere scoprire di essere stati presi in giro. Per questo il mio lavoro ha avuto molte critiche. Ma se non partiamo da qui, cioè dall’ammissione che il “popolo della sinistra” si è fatto prendere in giro da politici che gli hanno proposto come soluzione delle politiche di destra (perché dannose agli interessi dei salariati) non andremo da nessuna parte. Bisogna rottamare i “padri nobili” dotati di “visione” che ci hanno messo in queste condizioni con l’euro, a partire da quello che si rimbocca le maniche, e rottamarli da sinistra, cosa che si può fare solo denunciando quello che è in tutti i manuali di economia, cioè la distorsione deflazionistica che l’euro induce, per cui alla fine rimane solo da tagliare. Se non lo si denuncia apertamente, allora la rottamazione rimarrà (come è) in mano ai giovanotti tutti chiesa e Bce, e non usciremo dal meccanismo dei sacrifici inutili”.

Riprendiamo volentieri le profetiche parole (era il 2011) del più bravo economista antieuro italiano, Alberto Bagnai, ma ci fermiamo qui, perché il più grave difetto di Bagnai, il suo essere rigoroso, preciso e dettagliato nelle spiegazioni, noi non lo abbiamo. E si, sono difetti, e anche gravi. Se prendete in mano i libri di uomini come Bagnai, ma anche gli scritti di Mosler o Zibordi, noterete che sono strapieni di dati e di dettagli sul funzionamento della moneta. La gggèèènte non capisce! Non ha tempo di star li e ragionare su ste pappardelle e per loro funziona meglio lo slogan opposto “i debiti vanno onorati”. Nei casi peggiori, non vuole ragionarci sopra neppure dopo aver letto i dati.

Loro (i Bagnai, i Mosler) lo sanno, in gran parte, ma continuano coi loro tecnicismi perché ritengono che la via da percorrere sia quella di accreditarsi come consulenti o esperti economici presso qualche partito o uomo politico, che poi avvalleranno tutto questo, piloteranno un’uscita indolore dall’Europa ecc. ecc.

Io, invece, propongo ragionamenti molto più semplici (banali?) e il mio scopo non è di convincere nessuno, ma quello di chiarirci bene le idee tra di noi sulla questione euro. E poi contarci. Quando ci saremo contati per bene ecco che allora che si potrà agire.

Detto questo, veniamo alla semplificazione (banalizzazione)

Per punti:

-La moneta non è un bene reale, non vale nulla, se non tanto quanto il metallo o la carta impiegata per fabbricarla.

Un pezzo di pane può servirci oppure no, ma è comunque sempre un bene reale per qualcuno, e così per un trapano o un computer o un barile di petrolio. La moneta NO. La moneta non è un bene reale.

Ma se non è un bene reale, allora cos’è? La moneta (quella che non contiene materiale prezioso come oro o argento, ecc) è chiamata moneta “fiat” dal 1971, l’anno in cui Nixon tolse la convertibilità in oro della valuta di riferimento mondiale, il dollaro. Essa è una convenzione burocratica che serve solo per favorire le transazioni.

Se io ad esempio possiedo patate e ne ho troppe e sono stufo di mangiarne posso scambiarle con chi ha cipolle o mele o farina ecc ecc, ma se costui non è interessato alle mie patate, ma alle sigarette, ad esempio, allora io posso dargli moneta e non patate. Questo gli consentirà di avere le sue fottute sigarette, dato che possiede già patate ed io voglio le sue cipolle o mele o farina ecc. Ecco che, grazie alla moneta, è avvenuta una transazione commerciale che sarebbe stata impossibile solo con patate e cipolle, cioè solo con il baratto.

La moneta, intesa come mezzo di scambio che favorisce le transazioni commerciali può essere pubblica o privata. Se è privata, corre il serio rischio di non essere accettata da tutti. Se è pubblica, invece, è accettata da tutti, perché viene chiesta al cittadino sotto forma di tasse dopo che è stata creata.

Esempio: se io e Mario e Antonio e Beppino decidiamo di inventarci una moneta per le transazioni, tipo i fogli del block notes, potremo incorrere nel problema che uno di noi (ad es. Beppino) ad un certo punto interrompa il meccanismo commerciale perché cambia idea e non accetta più i foglietti come moneta. Se invece a inventare sta moneta è un ente collettivo organizzato (con tanto di polizia ecc.) come lo Stato, allora questo ente può imporre la moneta in tanti modi, ma soprattutto lo farà tramite le tasse. Se infatti Beppino insisterà a rifiutare pagamenti tramite foglietti di block notes egli sarà fottuto, perché lo Stato glieli chiederà comunque in tasse e lui dovrà trovare un modo per procurarsi questi dannati foglietti, anche se sono solo una convenzione burocratica. Le monete nazionali funzionano così (ehi, lo ripeto ai tecnici delle mie palle, fuori da qui, questo è un post di semplificazione massima).

Ecco allora che questi enti (gli Stati) si sono così strutturati da poter imporre la moneta che serve per facilitare la transazioni commerciali.

Con l’accettazione dell’euro, diciamo dopo il trattato di Maastricht del 1992, gli Stati aderenti hanno ceduto questa facoltà di creare moneta ad un ente sovranazionale di proprietà di banche d’affari private (la Bce è di proprietà di banche private), ma continuando a chiedere la nuova moneta, l’euro, in tasse. Da allora, senza ombra di dubbio, qualsiasi decisione economica noi approviamo tramite i nostri parlamenti non vale nulla. Se, ad esempio, stanziamo un miliardo per fare ospedali, dopo ci troveremo a dover ripagare questi denari chiedendo i soldi alle banche private o ai cittadini, ipertassandoli. Prima, invece, ciò avveniva per finta, perchè comunque eravamo NOI tramite lo Stato a decidere la quantità di moneta circolante e quindi il debito che veniva contratto per fare gli ospedali era un falso debito, una sorta di trucco contabile per far funzionare la macchina economica.

IL DEBITO PUBBLICO

-Per capire il debito pubblico occorre uscire dalla logica aziendale. Se rimaniamo dentro la logica aziendale il debito pubblico non può essere compreso. Dietro la parola debito, infatti, c’è un trucco nominalistico, perchè tutti noi associamo a quella parola un connotato negativo (diciamo ad esempio che è “meglio un credito che un debito”, il termine debito come sinonimo di “peso”, e così via). Se noi sostituissimo la parola debito con la parola “figa”, ecco che già avremo molti meno problemi a capire la questione. Figa pubblica suona meglio di debito pubblico (pensate solo al fatto che in Germania debito si traduce con la parola “colpa” e siamo già a metà della spiegazione).

In realtà, il debito pubblico NON è UN DEBITO, ma è un credito, un attivo, è positivo e guai se non ci fosse. E’ il contrario di quello che succede in un’azienda privata o in una famiglia. Lo avete capito che è il contrario? Ficcatevelo nella zucca.

Uno Stato (in economia) NON è una famiglia o un’azienda. Uno Stato DEVE fare “debito pubblico” perché è un ente garante del benessere collettivo, non è un produttore di “cose” dalle quali ricava un guadagno che poi concede ai suoi figli (i cittadini). Lo Stato, infatti, non fabbrica e non vende nulla, ma fornisce determinate garanzie alla comunità che lo ha creato proprio per questo e, per farlo, deve innescare il meccanismo del debito pubblico . Più debito fa e meglio è (se crea lui la moneta, ovviamente, se invece lascia che la producano altri, come gli italiani con la Bce, lo Stato va a gambe all’aria).

Il debito pubblico (anzi, la FIGA pubblica), dunque, serve per fornire servizi e infrastrutture che il privato non può e non deve dare, mentre le tasse servono per far accettare la moneta dello Stato e non per far entrare più moneta in cassa (allo Stato sovrano che gliene fregherebbe di ciò se lo crea lui il denaro…?)

Domanda insidiosa: come mai, anche quando uno Stato crea lui la moneta (tipo il Giappone oggi), fa comunque debito pubblico? Non potrebbe questo stato sovrano fabbricare direttamente denaro senza fare il giro per le obbligazioni, cioè per il sistema del debito pubblico?

Gli stati sovrani, com’era l’Italia prima di Maastricht, facevano comunque del Debito Pubblico perchè questo è un meccanismo finanziario che risolve tutta una serie di problemi legati al credito al cittadino. I cagacazzi della mmt (ehi su, dai ragazzi, vi voglio un mondo di bene), direbbero che il debito pubblico non può essere sostituito dalla creazione diretta della moneta da parte dello stato, ma che si deve comunque mettere in piedi tutta la baracca delle obbligazioni per via del tasso d’interesse interbancario. La differenza è che nel primo caso (stato sovrano creatore di moneta), avere debito pubblico non produce fallimento dello stato, anzi, è la ricchezza dei cittadini; nel secondo caso (stato NON sovrano che fa produrre la moneta alle banche private sotto l’egida della Bce, si fa fallire lo stato e si crea deflazione)

Il tasso d’interesse interbancario

Quando il curioso si avvicina alle teorie di sovranità monetaria e trova questa espressione si incazza, molla la lettura e va a sfogarsi su youporn. Ma non occorre spaventarsi. In pratica stiamo dicendo che se non ci fossero le obbligazioni statali (il castello del debito pubblico, i bonds, i btp, chiamateli come volete, io prefersico l’espressione FIGA PUBBLICA), le banche avrebbero enormi difficoltà a prestare soldi ai cittadini e alle imprese. Lo stato può fornire soldi per pagare i medici e gli infermieri, o per fare un acquedotto, ma se si mettesse anche a darli al cittadino per comprarsi la Volvo, sai che casino, sai che lassismo e che caos buorcratico? E questo tipo di credito lo forniscono infatti le banche, che però hanno bisogno di regolare i prestiti con dei tassi di riferimento e le obbligazioni statali servono appunto a promuovere e tenere in piedi il meccanismo del credito appena menzionato.

Dunque, ricapitolando, la FIGA pubblica serve per fornire servizi e tutele e infrastrutture ai cittadini. Esistono stati con la figa pubblica, ma non esistono – guarda un po’ –  Stati con un “credito pubblico”, perché ciò significherebbe che ai cittadini vengono tolti soldi (oltre a quelli già tolti con le tasse).

All’aumento di produzione e di scambi commerciali DEVE conseguire un forte aumento di denaro, ma il denaro lo crea lo Stato. Il denaro creato oggi dalle banche centrali, infatti, rimane nel circuito speculativo e non arriva mai ai cittadini e, soprattutto, i cittadini non possono democraticamente decidere la quantità circolante. Senza “FIGA pubblica” non esistono gli Stati, ma solo agglomerati di mafie finanziarie in competizione tra loro, come nel caso oggi del carrozzone Ue.

Non si possono dare i soldi a pioggia perché ciò sconquasserebbe il mercato e la società e nessuno produrrebbe più. Per questo, il sistema del credito retail è affidato agli istituti bancari che regolano i prestiti ed il costo del denaro grazie alla FIGA pubblica. La FIGA, com’è noto, più ce n’è e meglio è. Se, invece, la figa pubblica viene implementata con moneta creata non dallo Stato ma da privati stranieri si innescano meccanismi di deflazione e di ricatto che impoveriscono le comunità, come sta infatti accadendo in Italia. Si prega di fare molta attenzione ai seguenti grafici

in questo primo grafico, fornito da un amico proeuro che non sa leggere i grafici e quindi li pubblica dimostrando l’opposto di ciò che vuol dimostrare, si vede come fino all’arrivo del sistema sme e poi euro (fine anni 80 inizio 90) il debito pubblico aumentava dando una forte spinta al pil, cioè alla produzione. Pil e debito, infatti, sono in correlazione positiva: più aumenta la spesa più aumenta il pil, di solito. Con l’arrivo degli usurai della Ue, invece, il PIL PASSA SOTTO e il disastro continua fino a doggi perché la FIGA PUBBLICA, con l’arrivo dell’euro, è diventata veramente debito, cioè è veramente un problema con l’euro ora, mentre non lo era prima. L’incrocio delle due linee le vedrebbe anche un orbo (tranne l’amico di cui sopra 🙂

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Questo secondo grafico è mio, ma riprende i concetti di cui sopra

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il terzo fa vedere l’aggancio o, meglio, lo sgancio tra euro e produttività. Domanda ai moralisti tedescofili: negli anni 70′ o ’80 (gli anni in cui si sviluppò la mafia e tangentopoli) gli italiani non erano forse corrotti? Devo ridere? Come si spiega allora sto trend? CON L’ARRIVO DELL’EURO. siiiiiiiii, ci state arrivando…

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in questo quarto grafico si vede come l’euro sia voluto dai tedeschi per avvantaggiarsi. loro con la loro moneta (l’euro è una moneta gestita dai banchieri del Benelux e tedeschi) fanno la svalutazione competitiva contro di noi. Concetto ampio e difficile da spiegare qui per motivi di spazio e di tempo. Accontentatevi del chiarissimo grafico 🙂

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il quinto grafico mostra, invece, come a debito pubblico (ops, volevo dire FIGA) corrisponda più risparmio privato. In pratica, gli italiani risparmiavano di più prima dell’euro.

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CONCLUSIONI: il debito pubblico (la figa) è fondamentale per il funzionamento degli stati e più ce n’è e meglio è. Funziona all’opposto che nelle famiglie, ad esempio, dove è meglio se di figa ce n’è poca (solo una al netto delle figlie) per evitare il disfacimento del nucleo…!!! Perché il debito pubblico non diventi un problema che porta a deflazione e fallimenti e rallentamento economico è necessario – non opportuno, ma necessario – che la moneta sia creata dagli Stati, non dai banchieri privati stranieri. Ma tutto questo non è ancora nulla a confronto della questione etica delle nazioni, e che tratteremo un’altra volta.

siccome si è parlato volgare (e non è da me…), metto qui un’altra osservazione tecnica di Bagnai, che pochi capiranno, ma la posto giusto perché non mi si dica che ho rovinato il post parlando solo di figa.

Calata nell’asimmetria ideologica mercantilista (i “buoni” non devono cooperare) e monetarista (inflazione zero) la scelta politica di privarsi dello strumento del cambio diventa strumento di lotta di classe. Se il cambio è fisso, il peso dell’aggiustamento si scarica sui prezzi dei beni, che possono diminuire o riducendo i costi (quello del lavoro, visto che quello delle materie prime non dipende da noi) o aumentando la produttività. Precarietà e riduzioni dei salari sono dietro l’angolo. La sinistra che vuole l’euro ma non vuole Marchionne mi fa un po’ pena. Chi non deflaziona accumula debito estero, fino alla crisi, in seguito alla quale lo Stato, per evitare il collasso delle banche, si accolla i debiti dovuti agli squilibri esterni, trasformandoli in debiti pubblici. Alla privatizzazione dei profitti segue la socializzazione delle perdite, con il vantaggio di poter incolpare a posteriori i bilanci pubblici. La scelta non è se deflazionare o meno, ma se farlo subito o meno. Una scelta ristretta, ma solo perché l’ottusità ideologica impone di concentrarsi sul sintomo (lo squilibrio pubblico, che può essere corretto solo tagliando), anziché sulla causa (lo squilibrio esterno, che potrebbe essere corretto cooperando). Alla domanda di Rossanda “non c’è stato qualche errore?” la risposta è quella che dà lei stessa: no, non c’è stato nessun errore. Lo scopo che si voleva raggiungere, cioè la “disciplina” dei lavoratori, è stato raggiunto: non sarà “di sinistra”, ma se volete continuare a chiamare “sinistra” dei governi “tecnici” a guida democristiana accomodatevi. Lo dice il manuale di Acocella: il “cambio forte” serve a disciplinare i sindacati.

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