L’Impresa di Putin in Siria

Analisi contrastanti si susseguono giorno dopo giorno sui combattimenti in Siria. I filoamericani sostengono che i ribelli moderati stanno ancora  giocando la loro partita, che Aleppo non è stata liberata e che per rompere l’assedio Putin sta commettendo crimini contro l’umanità. I filorussi ribattono che finalmente si combatte il terrorismo jihadista in medioriente e che ormai Assad ha ripreso il controllo della maggior parte del territorio legittimamente grazie all’aiuto dell’aviazione russa. Intanto, per contrastare le operazioni di Putin in Siria, Obama ha bombardato Mosul constringendo così alcuni gruppi ribelli a spostarsi in Siria. In mezzo a questo bailamme, fioccano le indiscrezioni sulla flotta russa che si sta dirigendo verso le coste del Medioriente.

Nessuno che dica chiaramente che Putin ha già vinto la partita in Siria; nemmeno i filorussi, che spesso si arrovellano attorno alla questione di Aleppo, la cui liberazione sta diventando soprattutto simbolica.  E Putin ha vinto proprio per la questione della flotta. Al solito, il Presidente russo è riuscito a sopperire ad alcuni limiti tecnologici del suo esercito, attraverso la strategia.

Inviando la flotta nel Mediterraneo Putin riuscirà a agarantire la no-fly zone per la Siria. Sbaglia quindi la stampa nostrana quando scrivono cose di questo tipo:

“Dalle foto diffuse dalla Marina norvegese, scattate lunedì al largo delle sue coste meridionali, vicino l’isola di Andoya, la portaerei russa è accompagnata da un incrociatore a propulsione nucleare, Pietro il Grande. In zona ci sono anche due navi da guerra anti-sommergibile, oltre a quattro navi da supporto.Un quotidiano norvegese, VG, ha citato il generale Morten Haga Lunde, capo del servizio di intelligence militare norvegese, secondo il quale le otto navi russe «avranno probabilmente un ruolo nel decidere la battaglia di Aleppo».

In verità, non sappiamo se saranno le navi a decidere le sorti di Aleppo, ma di certo Putin non le ha inviate per quello, se non “indirettamente”. Il presidente della Federazione Russa sa benissimo che la Clinton, con probabilità, vincerà le elezioni americane e che subito dopo cercherà lo scontro in Siria.

Ora che stanno arrivando le navi russe con tanto di sistema antimissile, però, la Clinton può anche vincere le elezioni: comunque vada non sarà più in grado di intervenire efficacemente in Siria.

Come rileva correttamente l’analista miltiare Franco Iacch :

Il  sistema S-300VM Antey-2500 è un sistema mobile di difesa aerea multicanale a medio-lungo raggio della Almaz – Antey. E’ progettato per contrastare minacce stratificate come missili balistici e piattaforme strategiche a bassa osservabilità. Può rilevare bersagli fino a 250 km ad un altitudine compresa dai 250 metri ai 30 chilometri. L’Antey può contemporaneamente impegnare 24 piattaforme, comprese quelle a bassa osservabilità o 16 missili balistici con una RCS, sezione equivalente radar, di 0,02 metri. La velocità massima di intercettazione è di 4500 metri al secondo. L’Antey-2500 può proteggere efficacemente una superficie massima di 2.500 mq. L’SA-23 lancia due tipi di missili altamente manovrabili: il 9M82M ed il 9M83M. Il primo è progettato per intercettare missili balistici a medio raggio ad una distanza massima di 200 km. Il missile 9M83M è ritenuto in grado di contrastare le minacce a corto raggio. Le due varianti possono essere configurate nella medesima batteria. Un battaglione SA-23 in configurazione standard include sei missili 9M82M (Giant) e 24 9M83M (Gladiator). I radar conferiscono una diversa copertura in azimuth ed emisferica in elevazione: la differenza dipende dal tipo di schermatura primaria e secondaria. Secondo Mosca, l’S-300VM Antey-2500 ha una probabilità di intercettare un obiettivo balistico pari al 98%.

Tralasciando i tecnicismi, ciò significa che Hillary Clinton (o chi per lei) non potrà far volare ordigni militari sulla gran parte del territorio siriano, sena l’autorizzazione di Mosca, e pena l’abbattimento.

Per fortuna di tutti, la Siria di oggi  non è l’Iraq del 1991 o la Libia del 2011, Damasco è infatti  dotata di un sistema bellico tale da imporre una no-fly zone agli americani. La strategia di Putin non è nuova e risale al 2013, quando riuscì a impedire l’attacco francese a Bashar Al Assad intercettando i missili inviati dal generale dell’Armeé Benoit Puga. Come abbiamo avuto occasione di ripetere a più riprese, Putin adotta una strategia “distraente” molto efficacie, in cui cascano persino i suoi estimatori occidentali.

Mentre Kerry faceva partire i cacciabombardieri a Mosul, Putin faceva partire la flotta navale dal Baltico con l’incrociatore a propulsione  nucleare Pietro il Grande.

Ora sono a due passi dalle coste siriane e nessuno potrà più gironzolare da quelle parti senza il permesso del Cremlino. Ma Putin non aveva dichiarato il ritiro qualche mese fa? 🙂

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