Oh, Uomo di Sinistra

Dunque, la situazione era pressappoco questa. Da diversi mesi (anni?) non frequentavo più un incontro pubblico intellettuale tipo presentazione di libri, cineforum e robe di questo tipo. Ma a questo ci volevo andare e così ci sono andato. La sala che ospita l’evento è un po’ squallida, ma i posti a sedere tutti occupati. Dalla postazione del relatore scorgo i baffi un po’ tristi del Professor Luciano De Giusti, grande conoscitore di Pier Paolo Pasolini e di Cinema nazionale e internazionale. L’occasione per me è ghiotta: sentire dalle parole di un fine conoscitore di Cinema un’analisi ed un parere sul regista inglese Ken Loach, autore di documentari sulla distribuzione della ricchezza e di film incentrati sul colonialismo, sul lavoro dipendente, sulle lotte per il salario dignitoso. Ken Loach riesce a “fare il socialista” senza essere mai banale e noioso. La sua regia è capace di commuovere senza dare la lezioncina. Insomma, un artista impegnato e competente che non scade mai nella pesantezza di tanti intellettuali nostrani. I film sono girati con un montaggio ancora di tipo cronologico; gli attori, spesso, esercitano nella vita reale la stessa professione che rappresentano nel lungometraggio; quasi mai, i protagonisti conoscono la trama in anticipo ed hanno un copione. Alla fine, ogni film è un turbinìo di emozioni e di riflessioni. Ne cito uno per tutti: il Pane e le Rose, dove si raccontava di donne delle pulizie che riescono a guadagnare dignità nell’America capitalista lottando assieme, con un coraggio da leoni.

Mentre ascoltavo la profondità e la competenza dei ragionamenti del Professore, osservavo attentamente anche i partecipanti all’incontro, cercando di seguirne le pose e gli atteggiamenti (e fin da prima che De Giusti si accomodasse in cattedra). Come direbbe Don Abbondio “le ho viste io quelle facce…” . E’ la sinistra amici. Accomodati su quelle seggiole, con la giacca di velluto, la sciarpa multicolore di lana, la polo a collo alto, attorno a me sedevano uomini e donne della sinistra italiana, quella che dirige le scuole, le università, i salotti, le mostre d’arte. Quella delle coop, ma anche quella delle raccolte eque e solidali. Qualcuno ha la barba bianca. Altri sono arrivati in bicicletta. Qualcuno ha fatto cose tipo il consigliere comunale o l’assessore. Molti sono insegnanti, altri sono in qualche studio legale. Operai? col cazzo che ne vedi, ovviamente: siamo in un gruppo di persone di sinistra, ci mancherebbe. Alcuni non li conosco, altri molto bene e sono tra gli organizzatori dell’evento. Alcuni sono colleghi. Altri ex colleghi. Sono in buona fede, quasi tutti li stimo per le conoscenze che hanno e per la passione che mettono nelle cose che fanno. Tutti, o quasi, sono forti lettori. Sono stato a fianco a loro in molte occasioni, ma devo ammettere che l’altra sera ho provato qualche fastidio per quelle pose, quei gesti, quel baciarsi e abbracciarsi come se non si vedessero da millenni. Un fastidio leggero, per alcuni punti di vista inspiegabile. Dopo la vittoria di Trump quel fastidio, che mi sforzo di rimuovere, è diventato però più comprensibile. Ad un certo punto, verso la fine della serata, De Giusti sforna un documentario breve, ma stupendo di Ken Loach: Lo Spirito del ’45, si chiamava. Qualcuno avrà sentito a scuola lo slogan della sinistra laburista inglese all’indomani della seconda Guerra Mondiale: “dalla culla alla tomba”. Ecco, nel documentario di Loach si parlava proprio di quello, con testimonianze reali e filmati d’epoca; si esaltava l’ascesa del partito dei lavoratori inglesi che fece ricca l’Inghilterra post bellica grazie ad una unione d’intenti tra cittadini inglesi, ricchi e poveri. Il patto generazionale solidale tra giovani e anziani: tutti vittime dei bombardamenti e della penuria del conflitto. La prima cosa che fecero, uniti, fu il piano per la casa. Un progetto di edilizia popolare che diede una casa agli inglesi, ma non una casa “brutta”. Erano case dalle ampie stanze, dai soffitti alti, con il giardino. Mentre andava il filmato io – che lo avevo visto tempo addietro – continuavo imperterrito ad osservare le facce dei miei amici di sinistra.

E – vi giuro – avevano tutta l’aria di chi NON stava capendo

Beninteso: annuivano ai sottotitoli in italiano, scrollavano il capo quando, alla fine, inquadravano Margaret Tatcher, la distruttrice liberista del welfare anglosassone. Ma non capivano, non “sentivano” la forza critica di quel documento. Lo guardavano come si guarda RaiStoria, come fosse una fonte didattica qualsiasi e non come una denuncia e un incitamento!

Ad un certo punto, tra i commenti presenti nel filmato, qualcuno diceva che oggi, in Inghilterra, gli stessi che hanno goduto del Welfare, accettano e sovente ne promuovono lo smantellamento. Ecco! In quell’istante ho avuto la netta impressione che dallo schermo Ken Loach parlasse proprio a quella platea.

La platea in cui mi trovavo io. Una platea dotta, ma sorda.

Perché uomini del Pd e di Sel, politacally correct, attivisti dei diritti civili, insegnanti, impiegati, avvocati, mettono in piedi una  serata su Ken Loach? Vediamo alcune opzioni:

Perché è di moda (Ken Loach ha appena vinto la Palma d’Oro a Cannes);

Per ricordare gli anni delle manifestazioni, cioè gli anni in cui erano giovani.

Per sete di conoscenza di opere d’arte cinematografiche.

Per ritrovarsi di sera in centro vestiti a festa.

Non ci sono altri motivi. Se ciò che auspica Ken Loach si realizzasse davvero, probabilmente molti di costoro penserebbero di subire un danno. In fondo, chi di loro è in pensione, lo è dall’età di 50 anni (alcuni anche prima). Chi ancora lavora, si trova nelle posizioni gerarchiche apicali. Se gode di progressione economica, si tratta dell’ultima contrattuale, quella più ricca. Se possiede o lavora in uno studio di libera professione ha già tutti i rapporti, l’ufficio impiantato e un portafoglio clienti. Se lavora nel sindacato, sarà l’ultimo ad essere accompagnato alla porta in caso di calo iscrizioni. Ma chi glielo fa fare di fare la rivoluzione VERA? Meglio parlarne, no? Individuare un colpevole (sto mese è stato Trump, in autunno Putin e Orban sono fuori moda). La discussione su Ken Loach è l’occasione per comprare qualche Dvd sul tema, qualche libro a tema e fare 4 chiacchiere. Un approfondimento culturale, per loro, non indigna, non scatena decisioni, non produce nessuna scelta organizzativa volta a fare pressione politica! No, è un esercizio di stile, una gara per vedere chi ha visto più film impegnati.

L’elezione di Donald Trump e lo sdegno totale che ciò ha scatenato in costoro è davvero emblematico. Stamane a scuola qualche studente mi ha chiesto perché negli Usa avessero scelto questo ignorantone. Qualcuno ha cercato di imbeccarmi, tirando fuori la storia del razzismo. Io ho risposto così:

“la generazione di mio padre che lavorava come dipendente ha comprato la casa a due piani e giardino senza mutuo. La mia generazione ha acquistato un appartamento – NON una casa – indebitandosi con un mutuo da strozzini. La vostra generazione non comprerà nessuna cazzo di casa!”

Obama e il clan Clinton, appoggiato dal partito trasversale dei neocon, non ha cambiato questo declino, anzi, lo ha peggiorato. Ecco, perché hanno votato Trump. Il resto: donne, messicani, email, fbi… sono tutte stronzate.

Se, invece,  avessero chiesto ad altri colleghi, costoro avrebbero risposto che la causa della vittoria di Trump è il becero populismo, l’effetto dei discorsi terra terra, adatti agli idioti e ai sempliciotti. Roba di misogini, buzzurri ecc. ecc. Che è come dire, a ben pensare: “io una casa e un lavoro fisso ce l’ho, il mio culo è coperto. Gli altri non possono più accedervi perchè non vi sono le condizioni … di MERCATO! In cambio, i poveretti senza casa, lavoro fisso e diritti sociali, possono però compensare facendo la raccolta differenziata,  che dà un sacco di soddisfazioni. Possono sposarsi anche con il loro allenatore di calcio, grazie ai nostri illuminati governi. Possono divorziare 365 volte in un anno grazie alla libertà liberale e, soprattutto possono scaricare tutti i film di Ken Loach che vogliono da youtube e carpirne i segreti del montaggio grazie alle nostre riunioni. Ciò che non possono assolutamente fare è quello che Loach URLA in tutti i suoi film: la RI-VO-LU-ZIO-NE!”

Inoltre, ma non ultimo, il prototipo di uomo di sinistra, almeno in Italia, ha preso una piega nel confronto dialettico che mi sta facendo girare il sangue al contrario. Se eserciti il dubbio, se esci dallo schema confezionato ad arte nell’era postocchettiana, allora sei un fascista. Una volta, almeno, l’insulto era “democristiano di merda”, che ci stava anche, per dirla tutta, da tanti ce n’erano di questi. Adesso che se li sono portati in casa non si può più usare quell’insulto! Se dici che Putin ha dato lavoro in Russia e favorito l’aumento dei salari ti dicono: echissenefrega! è fascista. Parola che non vuol dire praticamente nulla oggi, ma che torna buona per ogni occasione. Il fascismo storico era arrivato verso al fine della sua esperienza politica (1938) a considerare geneticamente inferiori persone che appartenevano ad una religione diversa dalla nostra (manco una  etnia, dico, una religione!). Ma quanta malafede ci vuole per etichettare un prodotto reality  pop  come Donald Trump, come un fascista! Mussolini diceva: “noi disprezziamo la vita comoda”.  Che fosse vera o meno l’istanza spartana portata avanti fino a Salò, senza dubbio a me Trump ricorda l’opposto del fascismo, che non è il comunismo, ma l’edonismo. In comune, Trump e il fascismo hanno l’amor patrio, ma la questione identitaria ce l’avevano anche Mazzini e Fidel Castro, i Gracchi e Pier Paolo Pasolini: non è un’esclusiva fascista.

Questa difficoltà di relazione con le persone di sinistra, la posso sintetizzare con un esempio personale.

Diversi anni or sono, in occasione di un convegno a Roma, mi sono trovato a discutere con un’amica del “partito” sul quartiere Eur. Senza nemmeno averci pensato al fatto che fosse una zona edificata illo tempore dal fascio, mi sono impavidamente messo a elogiare i giardini dell’Eur attorno al laghetto, dicendo che non era male come quartiere e che, anzi, rispetto ad altre periferie romane, al netto del centro storico, ovviamente, mi pareva ben fatto, edifici compresi, molto arieggiati e funzionali. Apriti cielo! L’Eur faceva vomitare: le faceva schifo. Era il luogo del pianeta più brutto in assoluto dopo Nocera Inferiore. E sapete perché?

Perché lo avevano costruito i fascisti, che diamine!

Da qualche parte, non so in che fottuto libro, i compagni devono aver letto che il partito, l’appartenenza, è un atto di fede a prescindere. I Clinton ed il loro clan, i neocon che li appoggiano ed il folto gruppo di Wall Street che li hanno finanziati spendendo oltre 500 milioni di dollari in spot elettorali (contro i 90 di Trump), sono riusciti a:

affossare il rublo gettando i russi nella miseria nera (anni Novanta)

bombardare il cuore dell’Europa, distruggendo Belgrado (anni Novanta)

realizzare false rivoluzioni (colorate) nei paesi dell’est, con tanto di morti, gente scomparsa, suicidi, che manco nel Cile di Pinochet

bombardare a Kabul

bombardare in Iraq

Bombardare in Libia

destabilizzare l’Egitto e la Siria

regalare fuoristrada e armi all’Isis in tutta l’area del NordAfrica e in Medioriente

organizzare un colpo di stato in Ucraina (ci sono tonnellate di prove)

affossare diverse monete nazionali, dalla sterlina alla lira

uccidere senza processo leader politici stranieri come Gheddafi e Bin Laden

concedere l’ingresso negli stati Uniti a persone inquietanti e spaventose come Giovanna Botteri

ma tutto questo, per loro, non conta un cazzo: si tratta di politici di sinistra: basta esibire una tessera e qualche foto di qualche manifestazione in stile “l’utero è mio”, meglio se scattata prima dello sbarco sulla Luna, e il Bene ce l’hanno dentro.

Molti analisti, in queste ore, sono sorpresi per il populismo. Lo sono anch’io: per come l’Occidente è stato ridotto, più che un voto “di pancia”, mi sarei aspettato colpi di M16.

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