Sandro Pertini: «combatto i vivi, non i morti»

Ogni qual volta si commentano fatti o celebrazioni inerenti al fascismo si scatenano polemiche stucchevoli e infinite. Com’è noto, la posizione di questo blog al proposito è simile a quella del filosofo Diego Fusaro, per il quale la lotta al fascismo – fenomeno storico ormai estinto – è solo un’alibi per la sinistra che ha abdicato al suo primigenio ruolo, che era quello di rivendicare e tutelare i diritti sociali. Conviene però dire subito che questa posizione – “piantiamola con questo antifascismo di maniera” – non è solo uno spunto polemico per saggisti in cerca di visibilità o l’anticonformismo militante di intellettuali come Pasolini, che scrissero le identiche cose in tempi non sospetti. No, cari signori, era anche la posizione del Presidente socialista ed ex partigiano Sandro Pertini, che dedicò gli anni migliori della sua giovinezza a combattere il fascismo, ma che stigmatizzò con parole molto chiare le improvvisazioni, gli opportunismi politici ed il finto sdegno di una certa borghesia che era stata fascistissima fino a pochi giorni prima di Piazzale Loreto.

Ecco con quali parole, l’allora dirigente del Comitato per la Liberazione Nazionale commentò l’accanimento sui corpi di Mussolini e della Petacci a Milano. Parole niente affatto moralistiche, perchè indicano in modo preciso cosa deve fare un vero rivoluzionario ed un vero patriota: agire contro i vivi, non contro i morti.

”Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. 

Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra

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