Quando la sinistra scambia le cure con un tampone, poi ti propone la tassa di successione

Ho visto un Segretario. «Ah beh, si beh», direbbe Enzo Jannacci. «Che piangeva, seduto sulla sella» perchè i lavoratori sosterrebbero Salvini, la Meloni e forse anche il Mago Zurlì piuttosto che votare piddì. E allora, che fare? Il Segretario s’è risposto: “faccio una cosa di sinistra. Aumento la tassa di successione“.

In un’ottica solidaristica, contemplata giustamente dalla Costituzione italiana, una tassa sui beni ereditati è coerente con i valori che mossero i Gracchi e Pietro da Morrone, Fourier e Saint-Simon, Gandhi e San Patrignano (passando per un prete di periferia che va avanti nonostante il Vaticano), ma c’è un ma e siccome tutto quello che viene prima del ma conta sempre meno di quel che viene dopo, allora è meglio che i simpatizzanti di sinistra si sturino bene le orecchie o meglio che sgranino gli occhi, visto che questo è un blog e non un concerto.

Con la scusa che Marx quasi duecento anni or sono sosteneva che la causa dei lavoratori fosse la medesima in tutto il mondo, la sinistra italiana ha pensato bene (ma quasi duecento anni DOPO, insisto) di confondere un po’ le acque e di sostituire i diritti sociali con la globalizzazione, cioè con la libera circolazione nel mondo di beni, uomini, servizi e contratti. Questo fenomeno, che c’è stato diverse volte nella storia e che puntualmente ha mostrato limiti evidenti, viene però presentato oggi come una “novità”, come “progresso”, e soprattutto come progresso e novità positivi. Tuttavia, agli incredibili e commoventi vantaggi che tutto questo comporta, come l’andare a Dublino senza fare coda in questura per il passaporto, sono in breve tempo subentrati leggerissimi issimi issimi svantaggi, come il ricatto di licenziamento sul posto di lavoro, tanto per dirne una, o gli stipendi fermi ai tempo dell’Impero Ottomano, tanto per dirne un’altra. Beninteso, io vado pazzo per alcuni meccanismi della globalizzazione. Ho appena ordinato una maglietta tribale su amazon e piangerò quando arriverà se solo penso che negli anni Ottanta avrei dovuto recarmi personalmente da Harrold’s per vederne una. Questo però non mi farà certo dimenticare che abitare in un luogo del mondo invece che in un altro, al netto degli affetti famigliari, è diventato ormai del tutto indifferente.

In primo luogo, chiunque NON viva di lavoro dipendente, può risiedere in qualsivoglia parte del globo terracqueo senza conseguenza alcuna in termini economici. In secondo luogo, esercitare un diritto di cittadinanza col voto non assume più alcun particolare rilievo perchè non esistono più le città intese come luoghi minimamente stabili. E’ diventato un diritto sul nulla, dato che nel sistema globalizzato chiunque  contribuisca all’elezione di Tizio, potrà subito andare a vivere “sotto Caio” e senza che nulla cambi per lui e, il più delle volte, senza che nemmeno il trasferimento sia fisico.

A MENO CHE IL PRESUNTO CITTADINO NON SIA UN LAVORATORE DIPENDENTE!

In tal caso, tutto diventa più complicato, e senza sostanziali vantaggi.

Questa premessa è necessaria, perchè altrimenti non si capisce cosa significhi in termini concreti la facilità estrema di trasferire capitali nella globalizzazione. La Costituzione italiana ostacola apertamente la globalizzazione in due famosi articoli:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3)

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art. 41)

Siccome la sinistra italiana dopo il 1989 ha scelto di superare questi due assunti chiave della Costituzione promuovendo l’esatto suo opposto, e cioè la globalizzazione, a che titolo ora pensa di tassare la ricchezza e la rendita? Sono le UNICHE due cose che non si possono più tassare, se non a fini meramente propagandistici ed elettorali. La sinistra al governo potrà infatti tassare tutto, indirettamente con l’iva, direttamente con gli scalini irpef, ripeto … TUTTO, tranne proprio la ricchezza e la rendita dato che, come si è visto, i titolari di ricchezza possono in piena legittimità giuridica e senza alcuna riprovazione sociale nè conseguenze coatte legate ai rapporti contrattuali, trasferire i propri beni, le imprese ed i capitali all’estero.

Facciamo un esempio pratico. Chi investe in borsa, alle poste o tramite bond, sa benissimo che in caso di guadagni, questi vengo tosto tassati. Se guadagno 100 euro a seguito della vendita di azioni, lo Stato me ne chiede 26. Sulle piattaforme di trading il prelievo è immediato perchè fungono da sostituto d’imposta. Se investo in buoni postali me ne chiede 12 e fischia, Comunque sia, lo stato italiano mi chiede soldi in tasse. Si chiama tassa sul capital gain. Inoltre, mi chiede soldi per tobin tax, ma qui il discorso si farebbe ancora più lungo e tedioso.

Sapete, invece, quanto chiedono in Inghilterra, ad esempio?

ZERO!

Se guadagni 100, in Inghilterra non paghi un soldo bucato di tasse. Zero, niet, nada, nulla.

Ma secondo voi – illuminati strateghi della distribuzione della ricchezza che non siete altro – dove diamine avranno la sede i grandi investitori? Esatto, avete indovinato: NON a Busto Arsizio, NON a Nocera Inferiore, NON a Catanzaro! A Catanzaro è il poveraccio che possiede qualche azione Enel ereditata dalla nonna che paga le tasse sul capital gain (sempre se vince il trade…), e non certo il ricco finanziere. Ecco, questo ragionamento lo potete trasferire a tutto il sistema di tassazione italiano. Ed ecco perchè, ad esempio, per i brevetti le grandi società se ne vanno in Irlanda. Ed ecco perchè le imprese del nord Italia vanno in Ungheria… e potrei continuare all’infinito. E tutto questo stando in Europa, eh? Non occorre nemmeno andare alle isole Cayman. I liberisti dicono che le tasse, allora, basterebbe abbassarle, ma questo è falso, perchè i mancati introiti si ripercuoterebbero per forza sul welfare state, che è l’unica cosa che compensa un minimo gli stipendi da fame. In Italia i milioni di sottopagati, almeno, hanno un briciolo di accesso a sanità e istruzione. Dunque, come se ne esce?

CON LA SOVRANITA’

CON LA SOVRANITA’

CON LA SOVRANITA’

Con la sovranità, in contrasto alla globalizzazione, tu “capitalista”, col fischio che te ne vai in giro per il mondo a trasferire rami d’azienda, uffici, contratti, capitali. E dunque, allora si che avrebbe un senso tassare la successione ereditaria. La pseudosinistra italiana invece ha promosso la globalizzazione, è la massima fautrice di essa. Dunque, sono proprio Letta ed i suoi tristi predecessori che hanno consentito e consentono l’inscatolamento delle aziende, i trasferimenti di rami d’azienda, la detassazione fiscale di paesi come Portogallo, o Irlanda o Ungheria. Con questo annuncio: “tasseremo la successione ai grandi capitali”, il neosegretario del PD ha solo dato il tempo ai più lenti di questi di trovare la solita soluzione global. Tutti gli altri – che se va bene riceveranno una cantinetta sottoscala dopo i funerali della nonna – invece, si preparino a pagarla cara…

Ora vado. Il corriere di amazon ha suonato.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.