Il punto G(7) che la Nato non riesce a raggiungere

Per quanto penetranti possano essere Biden, Trudeau, Merkel, Macron, Draghi, Johnson e Von der Lyen, la zona di massimo godimento della Nato i 7 grandi non riescono proprio a raggiungerla. «E per forza – direbbe il ginecologo tedesco Grafenberg cui si deve l’avvincente scoperta del punto G – quella zona erogena si trova in Russia!». Insomma, per quanti sforzi vengano fatti – guerre sotto falsa bandiera, produzione di bufale, provocazioni, pogrom neonazisti e allegre scorribande in medioriente – la Nato ancora sembra distante da raggiungere il vero godimento. Da quando gli atlantisti hanno cacciato la Russia dal vertice geopolitico più importante del mondo, autoproclamatosi G7, non passa edizione che il tema sia l’Oriente, soprattutto Russia e Cina. Ma che ci trova la Nato di tanto affascinante nella Russia? La Cina s’è capito benissimo. Il Paese di Mezzo è sfuggito di mano a lor signori e ora produce sempre di più, conquista fette di mercato, si compra mezza Africa, minaccia i Faang (facebook, amazon, apple netflix e google) con la sua tecnologia. Direi che basta e avanza, ma la Russia?

Secondo i soloni dei media ufficiali e della gran parte di quelli internettiani, la Russia è un paese di morti di fame. Ha il PIL più basso di quello italiano, ma che minaccia volete che rappresenti per la Nato, che gli ha sottratto i baltici ed i balcani prima ed ora rosicchia il Caucaso. Perchè questa fissazione sulla Russia? Per il nucleare? Ma se lo hanno capito anche i sassi che il nucleare NON si può usare, pena l’estinzione della specie!

Il punto G della Nato e del G7 si trova in Russia per il semplice motivo che i dati di calcolo sul Pil russo sono falsati dalla narrazione novecentesca sulla produttività. Se il gigante postsovietico produce meno dell’Italia, infatti, per quale motivo fervono i preparativi per l’incontro tra il Presidente americano Joe Biden e Vladimir Putin,  capo di un paese con le pezze al culo? La produzione di beni e servizi in Usa sta per raggiungere i 24MILA miliardi di dollari. La produzione russa, per contro, non arriva ai 2MILA miliardi di dollari. Praticamente la sola California è più ricca dell’intera Federazione Russa.

Per capire l’interesse atlantico ed in particolare americano sulla Russia bisogna però capire come viene calcolato il pil, cioè il prodotto interno lordo di un paese. Ci sono diversi modi per fare il calcolo, ma col perdono dei tecnici sintetizzo dicendo che il modello liberale misura la ricchezza di un territorio sommando i redditi, i consumi, le esportazioni nette e gli investimenti. Il punto dirimente consiste però nel fatto che il pil viene considerato nella produzione finale del bene, senza tenere dunque conto dei beni intermedi che già esistono o che vengono realizzati allo scopo di dare slancio al prodotto finale. In più occasioni, quando il funzionamento del pil viene presentato a studenti di ragioneria o di licei economici, si trova l’esempio del pane. E’ un riferimento talmente semplice dallo sfiorare la banalità, ma che rapportato al caso russo potrebbe dirci molte cose. Se il grano prodotto dai contadini vale 100, la farina realizzata dai mugnai 150 ed il pane che arriva al consumatore 300, allora il pil è 300 e non 100 più 150 più 300, in quanto riconsiderare nel computo i grani e le farine rappresenterebbe un superfluo doppione. Ma la Nato ed il G7, nel loro cuoricino, sanno quanto valore ci sia nel “grano” utilizzato e inutilizzato. Ed è proprio questo il misterioso punto G della Russia. Uscendo dall’esempio ragionieristico, proviamo a sostituire il grano con petrolio, gas, palladio, nichel uranio, tugsteno.

Prendiamo, a puro scopo di intrattenimento per atlantisti, il solo caso del palladio, trascurando perciò tutto ciò che la Russia rappresenta per le altre commodities. Il palladio è un materiale raro fondamentale per il comparto automotive.

La stragrande maggioranza del palladio finisce nei sistemi di scarico delle auto. Il metallo, infatti, serve per trasformare gli inquinanti tossici in anidride carbonica e vapore acqueo, componenti meno dannose. È utilizzato anche in elettronica, odontoiatria e gioielleria.

Dunque, pare di capire, stiamo parlando di un materiale indispensabile.

Ebbene, quanto palladio c’è negli Stati Uniti?

Il dato non è facile da trovare. Probabilmente nulla, se è vero che gli americani lo comprano soprattutto dal Sudafrica, dalla Russia e dall’Europa. E in Russia? Quanto palladio c’è in Russia? Secondo gli ultimi studi geologici, solo in Siberia ci sono 770 milioni di tonnellate di palladio. Si, avete letto bene, solo considerando il palladio (dunque lasciando fuori il gas, il petrolio, ecc. ecc.), Russia batte Usa 770 a zero. (Un paio di fonti: QUI e QUI

Le risorse naturali del blocco russo sono calcolate in circa 140 trilioni di dollari, cifra quasi impossibile da scrivere utilizzando gli zeri e superiore di circa 10 volte (dieci) l’intero prodotto interno lordo del pianeta (QUI il riferimento al pronunciamento della Duma nel 2006).

Come direbbe il filosofo veronese Jerry Calà: CAPITO? Il godimento per vincere una guerra mondiale moderna lo si raggiunge in Russia, ma la Nato non ci arriva e rischia di rimanere frigida per sempre.

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