La strategia di Draghi il banchiere

Cinque mesi di Draghi e nulla di nuovo sotto il sole. Come tutti si aspettavano, l’ex capo della BCE arrivato alla poltrona di Presidente del Consiglio grazie alla solita solfa delle competenze tecniche ha passato il tempo civettando con i padroni dell’Unione suoi amichetti ed ora terrà i cordoni della borsa fino a quando l’operazione non sarà compiuta. E’ già, ma quale “operazione”? Non crederete mica che Draghi a palazzo Chigi ci sia arrivato per distribuire i pani ed i pesci del recovery, spero? Per quello bastava un Conte qualunque, anche decaduto. Naaaa, Draghi ha in mente una cosa sola, e non è quella che inizia per effe e che avete sempre in mente voi.

A prima vista, la linea di Draghi fa meno schifo di altre ed è antitetica a quella di Weidmann e dei campioni dell’austerity che hanno rovinato il vecchio continente. Per Draghi e ciò che resta di Keynes si tratta di generare liquidità. Non è difficile come concetto e su questo blog lo avete letto milioni di volte. Dunque, perchè non esserne contenti? In fondo la rivoluzione mmt è partita dagli Stati Uniti con l’helicopter money ed ha funzionato. La vicenda pandemica poteva finire come negli anni ’30 e pare proprio che non andrà così.

La cosa da capire, però, è che Mario Daghi non è un teorico, come la Kelton, non è un giornalista, come Barnard, ma un banchiere. La mia personale insistenza su questo punto ha scatenato sui social la stizza di numerosi estimatori di Draghi. E pazienza. Anche se qualche articoletto per il corriere dei piccoli orfanelli dell’European Economic Review negli anni 80 del secolo scorso il drago l’avrà anche scritto; anche se qualche settimana dietro la cattedra se l’è pur fatta, Mario Draghi non è un economista come Federico Caffè o Franco Modigliani, ma è essenzialmente un banchiere. E se un economista è un analista che vuol pilotare coi dati il suo credo (chi mi parla di “scienza” prende una papagna sul muso!), un banchiere è uno stratega che muove le truppe per conquistare una cosa precisa, nel nostro caso l’affermazione ed il potere del sistema bancario stesso.

Pe farla breve, direi che il credito creato da Mario Draghi per risolvere lo stallo economico postpandemico non dovrà essere creato dagli Stati tramite banche pubbliche, ma tramite quelle private. Per quanto si possano studiare inutile paper in lingua inglese, per quanti grafici si possano leggere, per quanti muri si possano sporcare masturbandosi sui libri di Keynes, Hayek e Friedman, la cosa da capire di Draghi è questa.

Anche se più volte mi sono scatenato contro la Germania, occorre ammettere che il sistema di credito tedesco è per sua intrinseca propensione pubblico, e la muscolatura ipertrofica della Kfw (istituto di credito per la ricostruzione) lo dimostra appieno. In Germania infatti funziona così: lo stato tedesco garantisce la kfw che poi ha il compito di prestare soldi (finanziare) famiglie e imprese. Lo so che la cosa non vi fa dormire di notte, ma a quanto pare FUNZIONA. Il fatto che lo stato possa controllare il credito mi è sempre parsa cosa ovvia, ed è pesino in Costituzione, poi però scopri che noi italiani non lo facciamo ed i cattifi tetteschi invece si. Misteri della Costituzione italiana, rispettata a nostra insaputa più fuori dai confini nazionali che dentro.

Comunque sia, anche l’idea di un credito creato da qualsivoglia banca mi lascia perplesso, visto che tale funzione potrebbe venire esercitata tranquillamente senza l’ausilio di istituti, pubblici o privati che siano, ma senza dubbio la consuetudine tedesca la ritengo preferibile a quella che Draghi sta introducendo. Si tratta, insomma, di un miglioramento economico rispetto all’austerità, ma comunque pericolosissimo perchè si poggia su un sistema finanziario sottrattro al controllo collettivo ed in perenne bilico tra la buona volontà patriottica di qualche manager e l’apolidismo degli azionisti transumanisti che controllano gruppi come Unicredit e Banca Intesa. E perchè Draghi preferisce la banche multinazionali private al sistema pubblico?

Perchè, come sanno anche i sassi, ha passato la sua vita a fare il banchiere, non  l’economista.

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