Draghi al Festival di Venezia con «le parole che non ti ho detto»

Tutti scocciati con Mario Draghi per quel che il 2 settembre in conferenza stampa ha detto sui vaccini. Una minoranza si è accorta che pure quanto affermato sull’economia lasciava a desiderare. Nessuno, invece, ha alzato la manina per rilevare quello che il banchiere non ha detto.

Draghi ha sostenuto (confessato?) che i buoni dati usciti su pil e occupazione sono dovuti al funzionamento matematico delle percentuali. Dunque se abbiamo un bel «più» davanti ai numeri ciò è dovuto al fatto che esso segue ad un macroscopico MENO. Un meno davanti a pil e occupazione registrato nel 2020 e che l’Italia non vedeva così negativo da decenni. Solo un cretino, dunque, può sostenere che un più 17% trimestrale di pil voglia dire qualcosa. Infatti è un aumento confrontato con il trimestre aprile-maggio-giugno del 2020, quando (sorpresa!!!) eravamo tutti barricati in casa senza poter lavorare e spendere.

Per fortuna Draghi ridacchiando sotto i baffi lo ha ammesso davanti ai giornalisti: si tratta di una percentuale Istat della Dottoressa Grazia Arcazzo. Per i più sprovveduti diremo che se scivola fuori da una tasca una banconota da dieci euro e qualche giorno dopo ne troviamo una da cinque … non è che ci stiamo guadagnando.

Ma il Presidente del Consiglio non ha chiarito ciò che conta, nè ha scritto un messaggio in bottiglia come Kevin Costner nel film “le parole che non ti ho detto”. E allora quelle parole, le diciamo noi:

1 le previsioni che il Governo aveva fatto erano MIGLIORI di quelle uscite

2 e imprese aspettano contributi ed hanno visto in atto un meccanismo statale di stimoli fiscali (bonus 110% ecc ecc ecc). In virtù di quanto visto e di quanto atteso (recovery) le imprese si sono indebitate.

3 per la prima volta dal 2013 l’inflazione italiana ha superato la soglia fatidica del 2%. Se questo dato dovesse trovare conferme nei mesi successivi, non è azzardato sostenere che l’Italia e l’Europa seguono ancora una volta gli Stati Uniti, ma con rendimenti sui bond minori del treasury americano. Detto meglio, mentre l’inflazione cresce come in America, qui non ci sono segnali di un aumento degli stipendi nè di cedole sulle obbligazioni statali che possano indorare la pillola. La crescita dei prezzi, dunque, non può essere in relazione con il miglioramento dell’economia sana, ma solo con l’aumento di massa monetaria

4 le materie prime sono aumentate ben oltre il 2% … Anzi, sono in doppia cifra. L’inflazione che stiamo vedendo quindi non è nulla di nulla rispetto a quella che potrebbe arrivare, dato che le aziende ancora non l’hanno scaricata sui consumatori.

5 il recovery fund (da poco annunciata la prima tranche) ha molti e stringenti vincoli. Sarebbero arrivati 29 miliardi di euro e quando saranno tutti saranno 191 miliardi. La destinazione dei fondi è decisa dalla Ue, e cito per tutte l’inclusione. Cioè, detto diversamente e più chiaramente, miliardi di euro verranno spesi per temi come la disparità di genere (!)

6 il recovery sono soldi già nostri! Sono spalmati in circa 7 anni e una parte importante noi NON li dovremo restituire, vero, ma sono soldi che provengono proprio da noi: dunque, è una presa in giro epocale chiamarli “a fondo perduto”. Se fossimo la Nigeria o l’Uruguay, allora avrebbe un qualche senso chiamarlo fondo perduto, ma siccome noi italiani siamo contributori dell’Unione…

Diciamolo meglio: 122 miliardi arriveranno sotto la forma di prestiti e come tali vanno restituiti (è debito a tutti gli effetti).

A “fondo perduto” – si fa per dire – saranno invece circa 68 miliardi. L’Italia però è da sempre contributore netto dell’Unione ed anche in questo caso, quello del recovery, ogni paese targato UE deve contribuire per il recovery, ed anche l’Italia. Dunque, noi RIAVREMO solo una quota dei soldi che già dobbiamo versare all’Unione per tenere in piedi questi baracconi. Va precisato, infatti, che il recovery non si sostituisce alla normale fiscalità verso l’Unione e che dunque, nei prossimi anni ci verranno dati (spalmati) 68 miliardi, già da noi stessi versati in quanto contribuenti. Alla fine lasceremo a Bruxelles molto di più dei 68 miliardi perchè continueremo a dare all’Unione una quota significativa di miliardi all’anno. Secondo diverse fonti, l’Italia versa da secoli 5 miliardi all’anno che non rivede. A partire dal 2028 e fino al 2058 il bilancio UE dovrà farsi carico dei fatidici 68 miliardi dati all’Italia. Nel frattempo, però, anno dopo anno e incessantemente da decenni, l’Italia continua a versare. Voi che dite? Come potete immaginare le fonti giornalistiche si sbizzariscono buttando alla rinfusa dati qua e là e facendo appositamente una gran confusione, ma nonostante ciò TUTTI sono costretti ad ammettere che l’Italia versa da anni più di quanto riceve.

Tempo fa Moneyfarm prendeva ad esempio l’anno 2017 per rispondere ad una polemica sul tema. Quanto ha versato l’Italia alla UE nel 2017, si chiedeva Moneyfarm? 12 milardi e 250 milioni, si rispondeva. E quanti sono poi tornati in Italia? Poco più di 9 miliardi, con una contribuzione netta di 2 miliardi e mezzo. Secondo voi, tenendo per buono questo dato, quanto ci metterà l’Italia ad accumulare 68 miliardi a  questo ritmo entro il 2058? E con che faccia direste che si tratta di fondo perduto?

All’inizio del mandato, l’opinione pubblica era preoccupata per i silenzi di Mario Draghi. Io lo sono ora che pure sembra emettere rumori in conferenza stampa.

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